Ritratti

Il soldato di Virginia Woolf

Oggi ricorre l’anniversario della nascita della geniale Virginia Woolf e ho deciso di condividere con voi  una breve riflessione su uno dei personaggi nati dalla sua penna: Septimus Warren-Smith.

Anche se meno ricordato, è il co-protagonista di Clarissa Dalloway nel romanzo Mrs Dalloway. Septimus è un reduce di guerra, talmente sconvolto dall’orrore delle azioni che si è ritrovato costretto a compiere da aver perso il lume della ragione. A nulla vale l’amorevole supporto della dolce moglie Lucrezia: Septimus ormai è distaccato dalla realtà sociale che lo circonda. Ha allucinazioni e i rumori del traffico londinese, che per Clarissa sono il segno della vitalità cittadina, alle orecchie dell’ ex soldato non sono altro che i ricordi delle esplosioni sui campi di battaglia. Converrete con me che questo è un tema quanto mai attuale. Un soldato è un soldato, che abbia combattuto sotto Napoleone, durante la Seconda Guerra Mondiale o nei deserti del Medio-Oriente. Non importa da quale parte della trincea: un uomo è un uomo, e non c’è una parte giusta a cui è consentito spezzare vite umane.

La consapevolezza dei crimini commessi verso il prossimo ha portato una sorta di rivelazione nella mente di Septimus. Egli si considera un profeta, l’unico in grado di comprendere la Verità. Egli è in grado di percepirla nel mondo che lo circonda, attraverso le sue visioni distorte della realtà. E qual è questo segreto, tanto ansioso di rivelare?

Il segreto supremo doveva essere detto al Gabinetto; primo, che gli alberi sono vivi; secondo, non c’è crimine; poi, l’amore, l’amore universale; egli mormorò, ansimando, fremendo, tirando fuori dolorosamente queste profonde verità che avevano bisogno, tanto erano profonde, di uno sforzo immenso per esprimerle, ma il mondo era cambiato per sempre da quelle. (…) Perché poteva vedere attraverso i corpi, vedere nel futuro, quando i cani diventeranno uomini?

 L’uomo ha perso la sua umanità e si è trasformato in bestia. Si tratta di una rivelazione talmente importante e sorprendente che Septimus ha difficoltà sia a realizzarla sia ad esprimerla. Bisognerebbe mettere in guardia il mondo intero, agire in modo da evitare questo pericolo. Ma nessuno lo ascolta. Si ritrova isolato, chiuso nella sua pazzia, tormentato dalla sua coscienza e dalla necessità che sente di salvare il mondo.

La più grande delle menti, da poco presa dalla vita alla morte, il Signore che è venuto per rinnovare la società… il capro espiatorio, l’eterno sofferente, ma egli non voleva ciò… questa eterna solitudine.

Solo, escluso da una società cieca e ipocrita, Septimus ricorrerà all’ultimo gesto per diffondere il suo messaggio: il suicidio. Virginia Woolf  afferma che “Death was an attempt to communicate” e così il nostro soldato si avvicina alla finestra della sua cucina per saltare.  Fino all’ultimo riflette sul mondo e su ciò che lo tiene legato alla vita.

Ma egli avrebbe aspettato fino all’ultimo momento. Egli non voleva morire. La vita era bella. Il sole caldo. Solo gli esseri umani?

Ce lo aveva già detto con eccezionale delicatezza Roberto Benigni: LA VITA E’ BELLA. E l’uomo ha la possibilità di renderla incredibilmente meravigliosa, ma chissà perché si ostina a tirare fuori gli istinti più bestiali.

Ringraziamo, allora, Virginia Woolf per averci regalato un personaggio capace di smuovere i nostri animi nel profondo.

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