Letteratura

Borges, la letteratura e l’amore

Giudicava che la buona letteratura è piuttosto comune, e che non v’è quasi dialogo casuale, conversazione udita per la strada, che non la raggiunga. Giudicava anche che il fatto estetico non può prescindere da qualche elemento di stupore, e che stupirsi a memoria è difficile.

Leggo e rileggo queste frasi, e non smetto di meravigliarmi di fronte all’infinità di significato che esse contengono, soprattutto per un’amante della letteratura come me. Questa citazione è tratta da Finzioni di Borges, nell’edizione Einaudi (traduzione di Franco Lucentini), precisamente dal racconto Esame dell’opera di Herbert Quain. Esso si configura come giudizio postumo delle opere fittizie di un autore fittizio, in quanto (come affermato nella Premessa), è “meglio fingere che questi libri esistano già, e presentarne un riassunto, un commentario”. Borges, dunque, utilizza questa recensione inventata per riflettere sulla scrittura stessa. Siamo nel campo della paraletteratura.

Le frasi che ho riportato qui sopra, a mio avviso, parlano di letteratura come di un evento che fa parte della realtà quotidiana. Essa, infatti, può essere ritrovata ovunque, ascoltata e percepita come manifestazione spontanea dell’essere umano. Se qualsiasi conversazione, qualsiasi discorso o frase sentita per caso in un negozio o sul tram, può essere legittimamente elevata a livello di letteratura, allora essa è qualcosa di universale, un’entità in grado di permeare ogni aspetto della nostra vita. Io credo in questa affermazione nella misura in cui ognuno di noi è in grado di riflettere su ciò che ci circonda, oltre a viverlo ed esserne testimone, e quale forma di riflessione può esistere più sublime, imperfetta e stupefacente della letteratura? Essa crea la bellezza, che è una cura per l’anima. La mia è, lo ammetto, una dichiarazione d’amore.

Penso di poter trovare conferma alla mia interpretazione nella seconda parte della mia citazione. In essa si attribuisce fondamentale importanza all’elemento dello stupore, quale fattore imprescindibile se si vuole far scattare quella leva nella testa e nel cuore del lettore. Quando parlo di leva, mi riferisco a quel momento della lettura in cui, spesso inconsciamente, ci si accorge della bellezza di ciò che si ha davanti agli occhi. Ognuno di noi ha reazioni diverse. Io molte volte sono costretta a fermarmi, a fare un respiro profondo, mentre penso: “Wow. Oddio, ma è bellissimo”. Sono una persona estremamente razionale, ma quando mi trovo di fronte a qualcosa di veramente incredibile (come Finzioni, appunto), è come se regredissi un po’. Magari in un secondo momento sono in grado di fermarmi e riflettere, ma la mia prima reazione è quasi infantile. Immaginate un bambino che vede il mare per la prima volta: ecco, io a volte mi sono sentita in questo modo. Ed è, lasciatemelo dire di nuovo, bellissimo.

Anche in questo momento, mentre scrivo, mi batte forte il cuore, perché sto parlando di uno dei grandi amori della mia vita. E ciò che mi piace di Borges è proprio il fatto che di letteratura si parla in continuazione, e in che modo! Il mio è, lo avrete capito, un invito a leggere quest’opera incredibile. Io l’ho già fatto almeno quattro o cinque volte, senza mai smettere di stupirmi.

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