Riflessioni

I misteri della traduzione: quando un bocciolo diventa un’anima

Se dico Nathaniel Hawthorne, la prima cosa che vi viene in mente è il suo romanzo più famoso, La lettera scarlatta. Quando l’ho letto per la prima volta, in italiano nella traduzione di Fausto Maria Martini, non mi è piaciuto molto. Mi ricordo di aver pensato che fosse lento e un po’ troppo moralistico, insomma noioso. Niente di più lontano dalla realtà. La rivelazione mi è giunta, ovviamente, nel momento in cui mi sono trovata ad affrontarne la lettura in lingua originale. Ho quasi pensato che non fosse lo stesso romanzo che avevo letto pochi anni prima, invece era proprio quello. Da cosa derivava tutta la mia sorpresa? Da uno degli aspetti più immediati di un libro, che è nello stesso tempo anche l’aspetto tanto caratterizzante quanto complesso: la lingua. Essa, infatti, era tutt’altra cosa rispetto a ciò che traspariva dalla traduzione. Vi propongo un esempio, per farvi capire di cosa sto parlando (è la conclusione del primo capitolo). Versione originale (l’it iniziale si riferisce ad una rosa colta da un cespuglio):

It may serve, let us hope, to symbolize some sweet moral blossom that may be found along the track, or relieve the darkening close of a tale of human frailty and sorrow.

E ora l’incredibile versione in italiano (tenetevi forte):

valga essa – osiamo sperarlo – a simboleggiare qualche luce d’anima che addolcisca questa storia di dolore e di fragilità umana e ne rischiari il tragico epilogo.

Ora, mi si perdoni l’ironia, perché non voglio risultare saccente, soprattutto dall’umile posizione di studentessa in cui mi trovo, ma questa traduzione è veramente superlativa. È vero che molti anni fa (la traduzione è del 1951) si era meno severi riguardo la fedeltà al testo, e le pratiche traduttive erano diverse rispetto ad ora. Si tendeva, infatti, a trasformare il testo in modo che fosse più vicino al lettore italiano, quindi trasformando le caratteristiche proprie del testo in lingua originale in dettagli che fossero più consoni alla pratica della scrittura in italiano. Tuttavia, spero sarete d’accordo con me, in questo caso forse il traduttore ha un po’ esagerato.

Partiamo dall’inizio. Non a caso ho messo la lettera minuscola nella seconda citazione: il punto fermo della frase precedente che c’era nel testo in inglese è stato trasformato in due punti; parallelamente, le due virgole che contengono l’inciso let us hope, sono state trasformate in trattini (sorvoliamo sulla traduzione del verbo let con osare), metamorfosi ancora più sorprendente se si considera che l’inciso fra trattini è molto più usato nella lingua inglese che in quella italiana. Il cambiamento di punteggiatura è una delle cose che capisco di meno; personalmente, quando traduco tento di mantenerla il più possibile vicina all’originale, sia per ragioni di ritmo (anche se è una delle cose più difficili da mantenere nella traduzione), sia perché mi sembra una violazione del testo il cambiare così massicciamente la punteggiatura.

Proseguendo, resta per me un mistero come sia stato possibile tradurre some sweet moral blossom con qualche luce d’anima, con conseguente cambio del verbo che segue. Blossom significa bocciolo, fiore. Chiaramente l’autore voleva continuare a sfruttare il campo semantico dei fiori. Non posso, in questa sede, dilungarmi in interpretazioni, soprattutto perché ho prelevato la citazione senza fornire un contesto; in ogni caso, la traduzione ha dell’incredibile semplicemente a livello di significato letterale. Perché cambiare così tanto la frase? Perché trasformare una bellissima immagine, oltretutto in un qualcosa di meno comprensibile? A mio avviso, infatti, l’espressione luce d’anima non è del tutto immediata. Pensandoci, potrebbe riferirsi a un’anima pura, buona. Ma non è così ovvio.

Per concludere, a parte la traduzione di darkening close con tragico epilogo (credo che darkening potrebbe essere reso meglio con deprimente, cupo), il cambiamento più grave, secondo me, è quello che sostituisce la congiunzione e all’or inglese. Esso, infatti, stravolge completamente il significato della frase. In inglese, la rosa potrebbe simboleggiare una cosa oppure l’altra. In italiano, invece, le simboleggia entrambe (senza contare il fatto che la prima è stata stravolta anch’essa).

Insomma, un cataclisma. E se è successo tutto ciò in una frase soltanto, pensate al resto del romanzo.

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