Letteratura

Tre motivi per amare “Grandi Speranze”

Leggere Grandi Speranze di Charles Dickens è veramente un piacere. È una di quelle letture in grado di soddisfare qualsiasi esigenza letteraria: fa ridere e commuovere, ma fa anche riflettere. Oscilla tra momenti di incredibile ilarità a scene degne di una tragedia. Parla d’amore, di vergogna, di denaro, di amicizia e della ricerca della propria identità. Insomma, c’è davvero di tutto. Cosicché, per essere ordinata (perché rischiavo di creare un gran caos nel tentativo di farvi capire quanto ho amato questo romanzo), ho deciso di fare un elenco dei tre motivi per cui adoro questo libro.

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Numero 1: è un libro divertente. Chi mi conosce sa che non sono una grande amante delle commedie; tendo sempre (che si parli di libri o di film) ad avere una predilezione per toni più seri e malinconici. Tuttavia, non si può non apprezzare l’ironia con cui Dickens condisce i dialoghi, le descrizioni e ognuno degli avvenimenti della storia di Pip (questo il nome del protagonista). In particolare, ricordo la descrizione della famiglia dell’insegnante di Pip, Mr. Pocket, la cui moglie vive completamente fuori dalla realtà, leggendo e rileggendo un libro di araldica e andando in giro a mostrare a tutti dove sarebbe stato suo nonno in quel libro, se solo avesse ottenuto il titolo di baronetto. Il tutto condito da un numero spropositato di figli, cresciuti quasi allo stato brado, una servitù che la fa da padrona, e quei due strani allievi che fanno compagnia Pip, uno dolce e gentile, l’altro borioso e volgare. Non sono davvero in grado di rendere il modo in cui l’autore descrive questa famiglia, so solo che quando ho voglia di farmi due risate, mi rileggo quei capitoli, e rido fino alle lacrime.

Great Expectations, 2011

Numero 2: tratta con leggerezza ma grande abilità temi che lasciano il segno. Il protagonista, infatti, è colui che si ritrova da un giorno all’altro possessore delle “grandi speranze” del titolo, nella forma di una considerevole somma di denaro donatagli da un benefattore sconosciuto. È l’occasione che stava aspettando per elevarsi dalla sua condizione di rozzo apprendista fabbro a gentiluomo di città. Proprio per la considerazione che ha delle sue origini, strettamente legate al buon Joe, il marito di sua sorella, egli proverà per tutta la vita una gran sensazione di vergogna per aver abbandonato così facilmente la sua famiglia, per aver voluto tenerli distanti. Spesso si troverà a chiedersi che cosa ne sarebbe stato di lui, se non avesse ricevuto quella fortuna. Domanda sterile e inutile, perché ormai si trova in città, con un passato di cui si vergogna, ma con anche un profondo senso di avvilimento nei confronti di se stesso, a causa della consapevolezza di essersi comportato in modo meschino verso i suoi familiari e amici. È un circolo vizioso, come si suol dire, da cui non riesce ad uscire, e che accrescerà ancora di più la sua disperazione quando il suo stesso destino gli si ritorcerà contro. Ed è difficile non riportare questo discorso a considerazioni intorno all’identità dell’individuo, alla questione un po’ anacronisticamente pirandelliana che indaga le origini di ciò che siamo: siamo nati così o è la società che ha fatto di noi quello che siamo? E se pensate che questo tipo di riflessioni è associato all’aspetto divertente e ironico di cui ho parlato prima, la bellezza del romanzo appare ancora più evidente.

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Numero 3: c’è una di quelle storie d’amore che piacciono a me, quelle tragiche, commoventi ed eterne che riescono a svilupparsi senza mai essere melense. L’amore di cui parlo è quello del protagonista per la bellissima e gelida Estella, strumento della vendetta della matrigna, vittima di una delusione d’amore in gioventù e decisa a fare della figliastra un essere senza cuore, una donna orgogliosa e altezzosa, che sa di non dovere niente a nessuno. L’amore che Pip prova per la ragazza è davvero struggente, perché ha tutte le caratteristiche di sentimento totalizzante e devastante. La sua dichiarazione d’amore è una delle più belle, e più tristi, che ho mai letto.

Ecco insomma i motivi, i più importanti, per cui amo molto questo libro e per cui ve lo consiglio caldamente. Il prossimo passo, per me, è completare la mia collezione di opere di quest’autore. Non vedo l’ora.

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