Letteratura

Below stairs

Sono nata nel 1907 a Hove, seconda di sette figli. Il mio primo ricordo è che gli altri bambini sembravano tutti più ricchi di noi.

Con queste due frasi incisive si apre Ai piani bassi, libro di memorie scritto da Margaret Powell nel 1968. Con estrema semplicità ci viene presentato chi ci narrerà la storia: una donna che proviene da una famiglia povera. Sarà proprio questo sguardo dal basso a caratterizzare l’intero impianto del romanzo, accompagnando il lettore nella scoperta progressiva delle persone a servizio. Margaret, infatti, racconta le sue esperienze lavorative nelle case dell’alta società inglese degli anni tra le due guerre, da quando ha iniziato come semplice sguattera, ultima tra gli ultimi, fino al momento in cui è riuscita a diventare cuoca.

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Con uno sguardo lucido e sincero fotografa la realtà sociale di chi lavorava nell’invisibilità delle grandi case aristocratiche. Le descrizioni semplici e realistiche offrono al lettore la possibilità di scoprire davvero i motori che regolavano la vita, la mentalità e le consuetudini di un mondo che oggi ci appare così distante. Il punto di vista di Margaret è quello di una giovane donna che ben consapevole delle differenze di classe e di tutte le ingiustizie che ne conseguono. Specialmente nel raccontare la sua prima esperienza di lavoro, come sguattera, usa i termini Noi e Loro per riferirsi rispettivamente alla servitù e ai padroni, proprio per sottolineare l’esistenza di un muro invisibile che separava persone che abitavano nella stessa casa. Loro non ti consideravano una persona degna di conversare, una persona che magari poteva avere le stesse esigenze. Un aneddoto significativo è quello relativo al Natale, quando l’intera servitù riceveva dai padroni i regali.

Ci toccava sfilare in sala da pranzo, dove la famiglia al completo sfoggiava i sorrisi natalizi d’ordinanza e le facce da assistenza sociale. I bambini ci guardavano come se venissimo da un altro mondo[…]. Io detestavo di cuore quella parata di benevolenza natalizia, l’idea ipocrita che il Natale fosse un giorno felice anche per noi.

Mentre Margaret racconta dei regali concessi come elemosina, di quei regali che si rivelano sempre “cose utili”, noi ci indigniamo con lei, rimaniamo basiti dall’evidente falsità che emerge in questa circostanza. Gli esponenti delle classi sociali elevate, infatti, appartengono a svariati comitati di carità, sono sempre pronti a mandare abiti usati e denaro ad associazioni di beneficenza, ma rimangono ciechi di fronte alle necessità della gente che lavora per loro. Ad eccezione dell’educazione morale. Buffa è la riflessione che ci viene proposta: i padroni si preoccupavano che la servitù andasse a messa, per evitare di “fare una brutta fine”; quando assumevano una ragazza, il loro primo pensiero era che non dovesse essere “frivola”, non potevano frequentare giovanotti, ma se lasciavi il servizio per sposarti allora ti incoraggiavano. Potevi anche lavorare tutto il giorno e dormire su materassi durissimi, l’importante era che l’anima viaggiasse sulla retta via.

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Attraverso gli occhi di Margaret scopriamo cosa volesse dire affrontare la vita per una ragazza nell’Inghilterra degli anni Trenta, con tutte le difficoltà legate alla sua posizione e al suo sesso. Non si può fare a meno di ammirare la determinazione, la costanza di una giovane donna che non si lascia intimidire né dai datori di lavoro né dagli ostacoli che si trova costretta ad affrontare. Quando decide di lasciare il lavoro da sguattera per tentare di diventare cuoca presso un’altra famiglia, seguiamo con trepidazione le sue avventure, per scoprire se riuscirà a cavarsela nel nuovo impiego. E quando uno dei suoi successivi padroni le chiederà per cena l’aringa avanzata a colazione, non possiamo fare a meno di ridere leggendo di come Margaret recupera la suddetta aringa… dalla spazzatura!

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Ai piani bassi è un quadro vivace, originale e realistico della società inglese del primo Novecento e la voce narrante è pragmatica, semplice e ironica, una voce che guarda a quell’epoca passata con criticità e allo stesso tempo con tutta la nostalgia per dei valori e delle usanze ormai perdute.

Se desiderate fare un tuffo nel tempo e se, come me, considerate la serie della BBC Downton Abbey uno dei capolavori della televisione, allora non potete fare a meno di leggere le memorie di Margaret Powell.

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