Letteratura

Il ruolo della donna nella società secondo Charlotte Perkins Gilman

The ideal woman was not only assigned a social role that locked her into her home, but she was also expected to like it, to be cheerful and gay, smiling and good-humoured.

Così scriveva Charlotte Perkins Gilman nel 1898 nel suo trattato più famoso, Women and Economics, nel quale la scrittrice e attivista conduce un’analisi approfondita del ruolo della donna nella società e propone alcuni cambiamenti che dovrebbero avvenire affinché si consolidi un maggiore equilibrio tra diritti e doveri di uomo e donna. Stupiscono in particolare la modernità e l’attualità dei temi trattati dalla Gilman: essa afferma, in primo luogo, che l’ambiente domestico opprime la donna e che i ruoli che la società attribuisce all’uomo e alla donna sono del tutto artificiali. Attraverso un punto di vista decisamente trasgressivo, la scrittrice sostiene che il compito principale della donna all’interno del matrimonio è quello di compiacere (anche e soprattutto sessualmente) il marito, cosicché questo possa provvedere al sostentamento economico della famiglia. Opponendosi a questo consolidato dato di fatto, la Gilman sostiene che la donna ha diritto tanto quanto l’uomo alla sua indipendenza economica (così come dirà Virginia Woolf in A Room of One’s Own). Polemizza inoltre con il metodo di educazione delle bambine, alle quali viene imposto il ruolo di madre fin dall’infanzia attraverso giocattoli e vestiti per “femminucce”.

Yellowwp_medUno degli esiti narrativi più riusciti e conosciuti di questa scrittrice è il racconto The Yellow Wall-Paper, scritto nel 1890 e pubblicato per la prima volta nel 1892 su “The New England Magazine”; si tratta di uno dei best-seller della Feminist Press. In esso, scritto sotto forma di diario, si racconta di una donna condotta alla follia perché ossessionata dalla carta da parati che ricopre i muri della sua stanza.

La protagonista, malata, viene condotta dal marito in un’antica casa signorile e costretta ad una “rest cure”: deve limitare al minimo l’attività sia fisica che intellettuale. Il colore giallo della carta da parati della camera da letto colpisce la donna fin dal primo giorno. All’inizio la infastidisce, vorrebbe che il marito la cambiasse o che le permettesse di dormire in un’altra stanza. Egli tuttavia rifiuta. La donna, allora, comincia ad osservare con crescente attenzione i motivi che compongono la carta da parati, senza riuscire ad individuarne la logica. Man mano che le settimane passano, la protagonista comincia a intravedere cosa si nasconde in mezzo ai disegni sul muro. Arriva infine a vedere una donna intrappolata, che cerca di liberarsi delle sbarre che la tengono prigioniera. Diventa così fortissimo il desiderio di liberare la donna, strappando la carta da parati. Riuscirà infine a farla uscire, liberando in questo modo anche se stessa.

Il racconto è strettamente autobiografico. Si rifà, infatti, alla vicenda personale dell’autrice, che aveva sofferto di una grave depressione post-partum dopo aver dato alla luce la figlia Katharine. Il suo medico le aveva prescritto la stessa cura di cui si parla nel racconto, fatta di riposo e isolamento assoluti. Tuttavia, come è facile immaginare, la cosiddetta cura ebbe il solo risultato di aggravare ancora di più la malattia della Gilman, la quale riuscirà finalmente a riprendersi soltanto attraverso l’allontanamento e la successiva separazione dal primo marito, Charles Walter Stetson. Per farvi capire che tipo di donna era Charlotte P. Gilman, sappiate solo che inviò una copia del suo racconto proprio al dottore che aveva cercato di curarla.

Con un’ambientazione e un ritmo da racconto gotico, The Yellow Wall-Paper mette in evidenza la mancanza di autonomia di cui è vittima la donna. Da un punto di vista strettamente testuale, questo aspetto è evidenziato attraverso la continua ripetizione (con varianti) di “he said…”: la protagonista lo scrive moltissime volte, riferendosi al marito. John mi ha detto di fare questo, allora lo faccio. John mi ha detto di dormire, allora dormo. John mi ha detto di non riempirmi la testa di fantasie, allora smetto di pensare. La ripetizione di questo modulo assume un aspetto quasi ossessivo, caratterizzando la figura del marito come una presenza che si impone tanto pesantemente nella vita della moglie da impedirle di essere un essere umano in grado di pensare ed agire. La donna, in questo racconto, è una marionetta, che alla fine però riesce a trovare la propria libertà.

Ho apprezzato molto la scrittura della Gilman, priva di fronzoli, immediata e suggestiva. In particolare, bellissime le descrizioni di ciò che la narratrice vede all’interno della carta da parati:

Looked at in one way each breadth stands alone, the bloated curves and flourishes – a kind of “debased Romanesque” with delirium tremens – go waddling up and down in isolated columns of fatuity.
But, on the other hand, they connect diagonally, and the sprawling outlines run off in great slanting waves of optic horror, like a lot of wallowing seaweeds in full chase.

Il lessico è incredibilmente evocativo, la carta da parati sembra prendere vita davanti ai nostri occhi come se fossimo noi stessi in quella camera insieme alla protagonista.

L’autrice fa uso, inoltre, di piccole frasi spezzate, attraverso le quali si consolida l’esistenza del racconto in quanto pagina di diario e che comunicano in modo estremamente diretto le emozioni della narratrice:

It makes me tired to follow it. I will take a nap I guess.
I don’t know why I should write this.
I don’t want to.
I don’t fell able.

Lei scrive, perché le piace farlo, ma è molto insicura, perché il dottore e il marito le hanno impedito di affaticarsi conducendo attività intellettuali. I due uomini sono stati talmente persuasivi da indurla a dubitare di se stessa e delle sue capacità.

OB65_enlargeIn un breve racconto, insomma, questa straordinaria scrittrice condensa gran parte del suo pensiero femminista, riuscendo nello stesso tempo a creare un ritmo narrativo che coinvolge il lettore dalla prima all’ultima riga. È sicuramente una donna da cui prendere esempio, un’autrice capace, indipendente, forte. Una scrittrice in grado di anticipare i tempi, e i cui temi sono di grande attualità ancora oggi, più di centocinquant’anni dopo la sua nascita.

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