Riflessioni

L’intraducibilità dell’arte

Anche oggi vorrei parlare di traduzione, ma in un modo un po’ inconsueto. La mia riflessione nasce nell’ambito di un corso che sto seguendo all’università, Studi di Danza, tenuto dal professor Pontremoli (uno dei docenti più brillanti e stimolanti che ho incontrato nella mia carriera universitaria). Fin dalla prima lezione ho realizzato che un corso del genere può essere seguito anche da chi non si è mai occupato di danza, per l’ampiezza degli argomenti trattati e per il modo sublime in cui sono presentati. Tuttavia, il mio desiderio, oggi, non è parlarvi di questo corso. Vorrei invece proporvi questo pensiero: non sempre è possibile trasformare il messaggio di un’opera d’arte (un quadro, un libro, un film, etc.) attraverso un linguaggio diverso da quello con cui essa è stata prodotta.

Spero di non essere stata troppo contorta; in ogni caso, faccio un piccolo e semplice esempio. Immaginate di trovarvi di fronte ad un quadro che vi suscita fortissime emozioni, uno di quei quadri la cui espressività è talmente potente da darvi l’impressione che vi stia parlando. Quel quadro vi sta trasmettendo un messaggio. Ecco, in questo caso, è possibile trasformare quell’emozione, quel messaggio, in qualcos’altro? È possibile usare la parola per descrivere quell’emozione? Spesso si dice, “non ci sono parole per descrivere quello che ho provato”. È possibile prendere alla lettera questa affermazione?

Ovviamente la riflessione si può estendere a tutti i metodi di trasformazione del messaggio: come è difficile esprimere a parole l’emozione suscitata da un quadro, così può essere altrettanto arduo rendere visivamente ciò che un libro sa trasmetterci, e così via per tutti i linguaggi, dal cinema alla musica alla fotografia alla danza. Un messaggio può essere perfettamente comprensibile se espresso attraverso un determinato mezzo di comunicazione, ma può risultare incomprensibile se quel mezzo cambia.

In quanto studentessa di letteratura e linguistica, ciò che mi ha più stupito è ovviamente l’incapacità di trasformare un messaggio in parole. Di fronte a un’opera che mi emoziona, che mi stupisce, che mi piace, il mio primo pensiero è cercare di dare forma a quel sentimento attraverso la parola, orale o scritta. Sento l’esigenza (ma penso sia piuttosto comune) di dire: “mi piace da morire” oppure “lo adoro”, e altre affermazioni simili, fino a cercare di spiegare concretamente il tipo di sensazione che sto provando. Riflettendo su questo, mi sono resa conto che, a volte, se non mi vengono le parole per dire quello che sento, è perché forse devo cercare un altro modo per esternare quello che ho dentro. Il mio primo pensiero va alla danza, l’altra grande passione della mia vita. Cosa succederebbe se, cercando di spiegare cosa provo nel leggere un libro che amo, lo facessi ballando, invece che parlando (o scrivendo)?

Ho inserito questi miei pensieri nella categoria “traduzione” perché trasformare un messaggio esprimendolo attraverso una diversa forma d’arte comporta gli stessi rischi della traduzione: il messaggio viene a volte reinterpretato, stravolto. Tuttavia, il fascino della rilettura con un mezzo diverso da quello originale è grandissimo e assume, ai miei occhi, particolare interesse quando va ad intaccare e limitare il campo d’azione della parola. Penso che la cosa che più desidero fare, a questo punto, sia cercare di andare oltre i limiti che questa ci impone. Diciamo che ho preso la sfida con la parola decisamente sul personale.

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4 thoughts on “L’intraducibilità dell’arte

  1. Una tematica molto interessante. Credo proprio che la cifra dell’arte sia questo, la sua in traducibilità, ma questo non deve dare senso di impotenza. È che l’arte, ed aggiungerei a ciò che hai menzionato anche il cinema ed il teatro, ha un delle possibilità che superano le convenzioni della parola. Credo.

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    1. È esattamente quello che intendevo. Io uso nel mio post “arte” come termine collettivo, che include letteratura, cinema, teatro, musica, arti figurative ecc, anche perché sono in primis una lettrice e appassionata di libri, ma mi interesso di molte cose diverse. Penso che, così come alcuni tipi di arte abbiano possibilità che superano le convenzioni della parola (come dici tu), nello stesso modo sia vero anche l’inverso. E a volte un po’ di impotenza questo pensiero me la fa sentire, ma poi mi ritrovo a pensare a quanto sia meraviglioso tutto ciò, e mi viene voglia di esprimere me stessa in tutti i linguaggi possibili 🙂

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