Letteratura

La surreale ragazza-capra di Joyce Carol Oates

Negli ultimi mesi sto imparando ad apprezzare un tipo di racconto breve che un tempo non avrei saputo comprendere. Resta comunque difficile dare a queste opere una precisa definizione: si tratta di racconti con ambientazioni e personaggi surreali, in cui una situazione apparentemente normale viene gradualmente sconvolta da uno o più elementi (spesso sottili e introdotti in maniera incredibilmente morbida) capaci di insinuarsi nelle pieghe del racconto quasi subdolamente. Immaginate di vedere una donna su un mezzo pubblico che comincia a contorcersi e agitarsi, quando fino ad un momento prima era seduta tranquilla. Un piccolo insetto le si è infilato sotto la maglia, ma voi non lo sapete (e forse neanche lei l’ha capito): riuscite solo a vedere il risultato, ossia tutti i movimenti che la donna compie per far smettere quel prurito fastidioso. Questa è più o meno la sensazione che provo quando leggo questo tipo di racconti: sento di osservare qualcosa che non comprendo fino in fondo, ma che non riesco a smettere di guardare.

L’ultimo racconto che mi ha provocato questa reazione è Secret Observations on the Goat-Girl di Joyce Carol Oates (di cui ho recensito qui l’ultimo romanzo). Si tratta di un racconto molto breve, che lascia assolutamente spiazzati, fin dal titolo. Si basa tutto sulla misteriosa presenza di una ragazza-capra custodita all’interno di un granaio. Tutta la famiglia, madre, padre e vari figli, sa che si trova lì, ma è vietato parlarne e tutti si comportano come se in realtà non ne sapessero nulla, anche se il granaio si trova a pochi metri dalla casa in cui abitano. Il titolo siragazza-alla-finestra riferisce proprio al fatto che tutti la guardano in segreto, soprattutto la narratrice, una delle figlie, che la osserva da dietro le tende della sua camera quando cala la notte, e nota in lei una curiosa trasformazione. Di giorno, infatti, la ragazza-capra è tranquilla e silenziosa; di notte, si lascia andare a belati strazianti:

But she is capable of a strangulated mew, a bleating whine, and, sometimes at night, a questioning cry that is human in its intonation and rhythm, though of course it is incomprehensible, and disturbing to hear.

L’aspetto più interessante di questo racconto è il dubbio mai risolto del grado di umanità di questa creatura. L’unica persona che la considera umana è la narratrice, che arriva persino a darle un nome, Astrid, perché è un nome che le ricorda la neve (infatti è un nome di origini nordiche): il manto della ragazza-capra è “snowy white”. Il resto della famiglia sembra solo aspettare il momento giusto per macellarla e trasformarla in pasto. E qui l’inglese ci dà qualcosa che l’italiano difficilmente può rendere adeguatamente, ossia il contrasto tra it e her. Tutta la famiglia si ostina a riferirsi alla ragazza-capra con il pronome neutro it, mentre la narratrice usa il pronome femminile: “But she is a girl and so it seems cruel to call her it”. La ragazza ci appare, in tutto il racconto, dotata di una sensibilità particolare, che la porta a provare pietà per la creatura relegata nel granaio, come se sentisse nei suoi confronti una specie di connessione.

I genitori, invece, si comportano in modo molto strano quando si tratta della ragazza-capra: dal giorno in cui essa è arrivata nel granaio vicino a casa, la madre ha smesso di uscire. Resta tutto il giorno in abiti da notte ed è diventata fredda e distante nei confronti dei figli. La narratrice ci rivela che suo padre non è capace di rimproverarla per questo suo comportamento, perché la ama troppo. Non si capisce bene il motivo della trasformazione della madre fino alla fine del racconto, quando la figlia chiama la ragazza-capra “sister”. In quel momento, colleghiamo tutto. O forse no? Il dubbio rimane, perché, pur capendo che la madre ha assunto quei comportamenti per una specie di senso di colpa, non possiamo non chiederci: come è possibile che abbia dato vita ad una tale creatura? Ed ecco che spunta l’elemento surreale di cui parlavo prima. Esso contribuisce a creare un’incredibile suspense e costringe noi che leggiamo a farci una domanda dietro l’altra. Per esempio: se la creatura è figlia della madre della narratrice, chi è il padre? Qui ci si può lanciare in svariate ipotesi e interpretazioni. La prima che mi viene in mente (forse la più banale) è che la creatura sia figlia del demonio, per via della forma caprina da sempre associata a Satana. In questo modo si spiegherebbe anche lo b19dfd41088ea6cb8bea0902c71dbf40strano comportamento della ragazza-capra, che durante la notte (ed è tradizionalmente al buio che si svolgono tutti gli affari diabolici) sfugge al recinto e salta da una parte all’altra lanciando spaventosi lamenti quasi umani. Tuttavia, la creatura non è del tutto malvagia (non è il male assoluto di Bram Stoker, insomma): la narratrice vede in lei l’anima di bambina che cerca di venire fuori. Ma il resto della famiglia non la vede, o non la vuole vedere, e si prepara a liberarsi di lei.

Trovo che questo racconto sia assolutamente geniale, nella sua brevità. In più amo particolarmente la scrittura della Oates, che trovo incisiva in modo straordinario e meravigliosamente accurata nel lessico. Credo che sia uno di quei racconti, inoltre, che rappresenti potenzialmente una sfida per il traduttore italiano. Magari un giorno di questi mi lancio in quest’impresa.

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7 thoughts on “La surreale ragazza-capra di Joyce Carol Oates

  1. Piú che il demonio potrebbe essere qualche divinità pagana dei popoli celtici o dei popoli nordici. Gli aspetti cornuti e caprini sono frequenti nelle religioni precristiane.
    Il racconto sembra interessante, ricorda un po’ la Metamorfosi di Kafka da quello che leggo qui.
    Una piccola precisazione: l’immagine che hai messo dovrebbe rappresentare Bafometto e non il demonio in particolare. Alcuni potrebbero dire che sono sovrapponibili, come chi ha decretato la fine dell’Ordine dei Cavalieri Templari, ma io, nel mio piccolo, non sono d’accordo. 🙂

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    1. Grazie della precisazione, non conoscevo questa distinzione 🙂 Interessante anche la tua interpretazione. Io, come ho scritto, ho dato voce a quella più immediata e facilmente riconoscibile, ma sono sicura che tante persone diverse possano leggere il racconto in tanti modi diversi, in base alla sensibilità e alle conoscenze di ognuno.

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      1. Dovere.
        Non ho letto il racconto, come ho già detto prima, ma magari ci sono allegorie e metafore sulla crescita e sul disagio familiare e personale, come nel racconto di Kafka, per l’appunto.
        Dove si può trovare questo racconto?

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          1. In effetti l’accostamento lo faccio piú che altro perché scrivi di un membro della famiglia, mostruoso perché animalesco che la famiglia stessa cerca di nascondere. Lo leggerò e vedrò!

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