Recensioni

La bambinaia francese

Buongiorno, cari lettori. Oggi vi voglio parlare di uno dei miei romanzi preferiti, letto per la prima volta in terza media e poi ripreso in mano molte volte nel corso degli anni. Ad ogni rilettura mi stupivo di quanti aspetti e, soprattutto, di quanti riferimenti storici e letterari mi fossero sfuggiti le volte precedenti. Sto divagando, perdonatemi. Avrei dovuto dirvi subito il titolo: si tratta de La bambinaia francese, scritto dalla bravissima Bianca Pitzorno e, a mio parere, il suo romanzo migliore.

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Ambientato nella splendida Parigi del 1832, racconta la storia della piccola Sophie, accolta dopo la morte della madre nella casa della bellissima e gentile Céline Varens, ballerina dell’Opéra. La vita di Sophie cambia radicalmente: con Toussaint, il giovane schiavo di colore della casa, inizia a frequentare la scuola del Cittadino Marchese, il padrino di Céline, fedele sostenitore degli ideali rivoluzionari. La bambina cresce circondata dall’affetto di Céline, di Toussaint, del Cittadino Marchese e degli altri allievi, imparando l’importanza dell’amicizia, della libertà e dell’amore.

Purtroppo, dopo qualche anno, gli eventi precipitano all’improvviso e Sophie si trova costretta ad affrontare una nuova avventura: si finge la bambinaia di Adéle, la piccola figlia di Céline, per poterla seguire in Inghilterra e proteggerla. Perché la bimba è stata portata via dal padre, Edward Rochester.

E chi ha un po’ di familiarità con la letteratura inglese a questo punto sobbalzerà sulla sedia. Edward Rochester? Ebbene sì. E non si tratta di un tributo al celebre romanzo Jane Eyre, ma di un vero e proprio cross-over. La seconda parte de La bambinaia francese, infatti, è ambientata proprio a Thornfield Hall ed è una riscrittura del romanzo di Charlotte Brontë.

Preparatevi ad una prospettiva completamente diversa, che porta al centro della scena tutti quei personaggi minori del romanzo della Brontë. Devo avvertire che Mr. Rochester non è presentato sotto una luce molto positiva, quindi se siete fan di questo personaggio, vi suggerisco di avere la mente aperta!

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Ho amato questo romanzo per varie ragioni: innanzitutto perché i personaggi nati dalla penna della Pitzorno sono indimenticabili. La dolce Céline, il saggio Cittadino Marchese, la coraggiosa Olympe, l’affidabile Toussaint e soprattutto la determinata Sophie: tutte persone che animano le pagine del libro, emozionando il lettore grazie alla loro delicatezza e profondità.

Per non parlare, poi, dello scenario in cui si muovono: la prima parte, come ho già detto, è ambientata a Parigi. Ci viene presentata una città vivace e luminosa; nel salotto di Céline possiamo partecipare a discussioni su Mary Wallstonecraft, Olympe de Gouges e i diritti delle donne, sulla tratta dei neri e la liberazione degli schiavi nelle colonie, sull’introduzione del tutù nel balletto classico e incontriamo persino un giovanissimo Victor Hugo.

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A questa vivacità si oppone la seconda parte del romanzo, quella ambientata nella tetra Thornfield Hall: l’atmosfera diventa quasi gotica, misteriosa e seguiamo con aspettativa e quasi una sorta di timore le avventure di Sophie e della piccola Adèle. Immagino che per chi conosca Jane Eyre questa parte possa rivelarsi divertente, ma alla mia prima lettura io ero completamente digiuna di letteratura inglese, quindi mi sono goduta il racconto come qualcosa di nuovo che andava scoperto man mano. Il finale, a mio parere, è assolutamente geniale, perché riesce a mantenere le vicende originali del romanzo della Brontë, adattandole alla storia di Sophie e dei suoi amici.

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Capirete perfettamente lo stupore di cui vi parlavo all’inizio; a tredici anni non potevo capire molti dei riferimenti letterari e storici di cui il romanzo è abbondantemente cosparso: pensate che ad un certo punto viene citata la battaglia di Hernani, ma è un episodio che ho studiato solamente al primo anno di università al corso di letteratura francese! Ecco perché mi piace rileggere La bambinaia francese: ogni volta mi sembra di imparare qualcosa di nuovo.

Suppongo che il mio iniziale sentimento francofilo sia da attribuire alla Pitzorno, che ci ha offerto il quadro di una Parigi magica e incantevole, al cui fascino è impossibile resistere. Inoltre, è probabile che la mia preferenza per Jane Austen a scapito delle sorelle Brontë (e Charlotte non apprezzava zia Jane) sia stata determinata in parte dalla lettura de La bambinaia francese. Come sono facilmente influenzabili le giovani menti!

Ad ogni modo, consiglio vivamente questo romanzo a tutti quelli che amano l’Ottocento e che sono curiosi di immergersi in questo meraviglioso periodo, la cui ricostruzione è assai curata dall’autrice. Spero che le fan di Charlotte Brontë mi perdonino e diano al romanzo una possibilità, perché sono certa che ne saranno conquistate, come accadde a me una decina di anni fa.

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