Ritratti

Una donna e i suoi bisogni: Elizabeth Oakes Smith

smith_elizabeth1Elizabeth Oakes Smith nasce il 12 agosto 1806 a North Yarmouth, nel Maine. Fin da bambina esprime il desiderio di diventare insegnante, ma la madre (il padre è morto in mare) glielo impedisce. Paradossalmente, per acquistare un po’ di libertà dovrà sposarsi. Il marito infatti, Seba Smith, è l’editore di un giornale di Portland, sul quale Elizabeth comincia a pubblicare poesie e racconti, firmandosi semplicemente “E”. Nella sua mai pubblicata autobiografia l’autrice dichiara di aver passato questo periodo della sua vita a studiare Shakespeare, Milton e altri famosi autori, dedicandosi ad ampliare l’istruzione che, in quanto donna, non aveva potuto ricevere. Attraverso i viaggi insieme al marito viene a contatto con la schiavitù, e il tema rientrerà poi spesso nel suo lavoro insieme a quello dei diritti delle donne. Quando nel 1839 si trasferisce a New York pubblica svariati racconti su riviste, firmandosi come Mrs. Seba Smith oppure con uno pseudonimo, Ernest Helfenstein. Nel 1842 viene notata per la poesia The Sinless Child. Nel 1850 partecipa alla Convention per i diritti delle donne a Worcester e, dopo aver scritto la sua più ricordata raccolta di articoli, Woman and Her Needs, comincia a tenere lezioni sul tema che tanto le stava a cuore, la donna. Nel 1852 la sua candidatura a presidentessa della Convention di Syracuse viene rifiutata perché l’autrice si presenta con un vestito che le lasciava scoperti il collo e le braccia. Negli anni successivi scrive sul “Tribune” articoli sul divorzio e sulla pena capitale per le donne. Tra il 1837 e il 1854 scrive anche romanzi: The Western Captive, Riches without Wings, The Salamander, Berthe and Lily; or the Parsonage at Beech Glen e The Newsboy. Dopo essere stata co-editor insieme al marito del “Emerson’s United States Magazine”, si trasferisce a Patchogue dove conduce una vita più ritirata. Muore a Beaufort il 15 novembre 1893.

In uno dei suoi lavori più importanti, Woman and her Needs, Elizabeth Oakestumblr_l3632ysk8s1qa95lvo1_400 Smith divide in tre categorie le donne appartenenti al suo tempo. Nella prima categoria si trovano le donne circondate da troppo benessere per rendersi conto della sofferenza delle loro “sorelle” meno fortunate. La Smith, tuttavia, si chiede se sia giusto chiamarle meno fortunate in ragione delle loro sofferenze: infatti il dolore occupa nelle loro vite lo stesso spazio che la fatica occupa in quelle degli uomini, dando loro una profondità, un’ampiezza e una pienezza che non potrebbero ottenere in altro modo. Il tipo di donna che le ignora è amabile e delicato, ma anche limitato e superficiale: non riesce a vedere quanto ci sia bisogno di riforme e cambiamenti. Per lei e le altre come lei “la società è una sorta di mistero troppo cresciuto che fingono di non comprendere”.

Nella seconda categoria vi sono le “figlie della sofferenza”, donne troppo deboli nel pensiero, troppo forti nelle passioni oppure donne ignoranti che si sono rese conto del reale aspetto della loro vita troppo tardi. Sono talvolta donne che deridono le riforme, ma lo fanno per disperazione, per aver perso la speranza.

La terza categoria, invece, è quella in cui si possono trovare quelle veramente asset_upload_file556_11985degne di essere chiamate Donne, pensatrici e donne d’azione. Esse sono vittime della falsità della società, ma capiscono che qualcosa può e deve essere fatto per cambiare la situazione. Sono in grado di pensare, e quindi non si accontentano di essere “creatures of luxury”, ossia oggetti umani di lusso con il solo scopo di ornare appartamenti e far fare bella figura ai propri mariti. Queste donne hanno la capacità di analizzare il male che le circonda, ma non solo: esse si tengono ben stretta la propria individualità e posseggono mezzi e risorse per far sentire la loro voce.

Elizabeth Oakes Smith prende posizione non solo contro gli uomini, ma soprattutto contro quelle donne “sorde e cieche” che ridono dei movimenti che lavorano per i diritti femminili.

Nei confronti delle lunghe, strazianti discordie di matrimoni male assortiti, nei confronti dell’oppressione della cerchia familiare, delle evasioni di proprietà, e del catalogo sempre più lungo di sofferenze domestiche che si generano a partire dai mali della società, esse sono: crudeli, egoisticamente indifferenti oppure spietatamente severe l’una verso l’altra.

Occuparsi della casa, studiare le arti, prendersi cura dei figli: queste sono le occupazioni più comuni per le donne dell’epoca. Ma non sono più abbastanza! La vita delle donne può e deve essere spesa anche in altri modi. Quello che la Oakes Smith spera è che la donna sia riconosciuta come un’intelligenza e che non sia costretta a nascondersi per timore di essere dichiarata non femminile.

Il pensiero della scrittrice può forse essere riassunto in questo modo: il modo in cui la donna è considerata all’interno della società nega la sua piena umanità, impedendo che le vengano riconosciuti bisogni e capacità intellettuali. E poi l’autrice lancia una sfida, affermando che se alla donna continuerà ad essere negata la libera espressione della propria umanità, la società nel suo complesso non potrà progredire fino a raggiungere il suo massimo potenziale.

elizabethoakessmith2-201x300Elizabeth Oakes Smith è una donna e autrice ingiustamente poco conosciuta in Italia. Ho voluto tracciarne un rapido ritratto, soprattutto attraverso le sue idee, per festeggiare a mio modo la festa della donna. Spero che il suo lavoro e il suo pensiero possano essere di ispirazione per tutte le donne della mia generazione, e non solo.

(Le citazioni sono state tradotte da me)

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