Letteratura

Il rispetto per l’altro in Torquato Tasso

Quando al primo anno di università mi ritrovai a seguire un corso sulla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, non mi aspettavo minimamente di rimanere incantata da questo poema, così ricco ed entusiasmante. Probabilmente lo studio superficiale (inevitabilmente) che viene fatto alle superiori non permette di coglierne la complessità e la conseguente meraviglia, che invece risultano evidenti ad uno studio più attento. Non mi è possibile, comprenderete, parlarvi in generale dei vari aspetti dell’opera (contenuto, personaggi, stile, composizione, contesto, ecc…) per dimostrarvene la grandezza, sia per mancanza di spazio sia per competenze limitate.

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Vorrei, tuttavia, condividere con voi uno degli elementi che mi hanno colpita maggiormente mentre procedevo nella lettura dei venti canti, ossia il rapporto tra l’autore e i pagani, che si oppongono all’esercito cristiano. Come molti d voi sapranno, infatti, la Gerusalemme Liberata è un poema epico che racconta le imprese eroiche dei soldati cristiani guidati dal pio Goffredo di Buglione impegnati nella liberazione di Gerusalemme dal controllo dei pagani. Composto nel 1581 (questa è l’edizione cui faccio riferimento), il poema si colloca in piena Controriforma, un periodo nel quale la religione cattolica doveva riaffermare il suo primato sul panorama mondiale. Tasso, dunque, celebra il cattolicesimo mettendo in versi il passato glorioso dei crociati che riconquistarono la Città Santa, imponendo i loro valori di verità e giustizia. In un lavoro che ci si aspetterebbe di propaganda religiosa, in cui si scontrano due mondi diversi ed uno solo esce vincitore, ciò che più salta all’occhio del lettore è il punto di vista della narrazione.

Si parla, infatti, di “bifrontismo” proprio perché Tasso alterna le prospettive del racconto spostandosi dal campo cristiano a quello dei pagani; invece di mantenere la focalizzazione fissa sugli eroi di Goffredo, e quindi rappresentare il nemico con gli occhi dei difensori della religione cristiana, il poeta ci permette di cogliere il punto di vista degli avversari e la loro interiorità. In questo modo nel lettore sorge un sentimento di simpatia (nel significato originario del termine greco, ciò del sentire insieme, della condivisione dei sentimenti) nei confronti di coloro che saranno inevitabilmente gli sconfitti nella narrazione. Siamo davvero portati a comprendere le motivazioni che spingono molti degli eroi del campo pagano e spesso non possiamo fare a meno di ammirare la grandezza e lo spessore di questi personaggi. Più volte è stato sottolineato, ed io condivido questa opinione, che la focalizzazione interna ai pagani dimostri che lo stesso autore provi ammirazione per i suoi personaggi, portatori di valori laici e anti-cattolici, e per questo destinati alla sconfitta.

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La dignità che Tasso conferisce a queste figure indica chiaramente la sua volontà di porre sullo stesso piano i due eserciti: non sto parlando di un piano morale, perché è naturale che i crociati siano nettamente superiori sotto questo aspetto, quanto piuttosto del piano narrativo. Ammiriamo Solimano, il re spodestato che guarda con nostalgia alla gloria passata, tanto quanto il capitano Goffredo. Anche gli eroi cristiani sono accompagnati da forti figure femminili, dotate di grande spessore: Tancredi è affiancato dalla coraggiosa Clorinda e dalla dolce Erminia, mentre il prode Rinaldo si ritrova alle prese con la maga Armida. La profondità psicologica che caratterizza tutti questi personaggi è davvero notevole e il lettore non può affatto restare indifferente, ma è mosso a pietà dalla piega che prendono gli eventi. Come si può non soffrire quando Tancredi ferisce a morte la sua amata Clorinda? O quando Armida vede crollare tutte le sue certezze nel momento in cui viene abbandonata da Rinaldo? O ancora quando Solimano comprende che è giunta la fine?

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Il pathos della narrazione è dato proprio dall’incontro-scontro di due mondi diversi e nell’ottica di Tasso questo contrasto si risolve solo nel momento in cui il mondo pagano cede il passo a quello cristiano: Clorinda e Armida si convertono, Solimano e Aladino sono sconfitti. Questo è l’aspetto che mi ha colpita che ritengo vada sottolineato: nell’atteggiamento del poeta nei confronti dei pagani non c’è mai segno di disprezzo o un senso di superiorità, anzi il rispetto con cui vengono trattati e la dignità loro conferita mostrano la grandezza d’animo di Tasso. Ci tengo davvero ad insistere su questo punto: durante la Controriforma il minimo sospetto di eresia poteva rivelarsi pericoloso; e benché fervido credente e addirittura auto-censore, egli non esita a conferire ai nemici dei crociati la stessa rispettabilità. Leggendo attentamente, infatti, sembra che il vero nemico dei cristiani non siano tanto i pagani, quanto Satana, il male, e quindi anche l’assenza di bene (bene che ovviamente si identifica nella fede in Cristo).

Ho davvero trovato sconcertante (in senso positivo) la modernità di Torquato Tasso: il rispetto per l’avversario e soprattutto perla dignità dell’uomo, in generale, non dovrebbe mai essere dato per scontato. Ancora una volta, dalle grandi menti del passato possiamo trarre insegnamenti universali, che si rivolgono all’umanità intera in ogni epoca.

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5 thoughts on “Il rispetto per l’altro in Torquato Tasso

    1. Davvero! Per questo mi rendo conto di essere grata a tutti quei docenti che ci permettono di studiare le opere approfonditamente, in modo da poterne cogliere tutti gli aspetti.

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