Letteratura

Il vampiro di Polidori

villa_diodatiVilla Diodati, Ginevra, giugno 1816. Questi pochi dati vi ricorderanno sicuramente qualcosa. È proprio in questa villa, infatti, che in una notte di tempesta un certo Lord Byron propose ai suoi amici scrittori e poeti di cominciare a raccontarsi storie terrificanti. Da questa riunione Mary Shelley trasse l’ispirazione per scrivere la sua opera più famosa, Frankenstein, o il moderno Prometeo, uscita nel 1818. Ma c’era qualcuno, in quella casa, di cui oggi a stento si ricorda il nome, e che diede vita a uno dei primi racconti di vampiri, uno di quelli che stabilizzò i canoni del genere.

Questo personaggio era il medico personale di Lord Byron, John William Polidori. Nato in Inghilterra nel 1795, si laureò ad appena 19 anni in medicina. Quando Byron lo conobbe, decise di portare quel ragazzo bello e brillante con sé nei suoi numerosi viaggi (d’altra parte, avere un medico personale era d’obbligo per i nobili dell’epoca). Tuttavia, il giovane si rivelò ben presto insopportabile, tanto che poco dopo la riunione in Svizzera di cui ho parlato prima il rapporto di lavoro arriverà a conclusione.

A Ginevra, Byron stesso aveva cominciato a raccontare ai suoi colleghi una storiaVampyre_title_page_1819 terribile, che aveva come protagonista proprio un vampiro; non terminò mai il racconto, che rimase un frammento e diede l’ispirazione a Polidori per scrivere The Vampyre (che verrà pubblicato nel 1819).

Il racconto, piuttosto breve, ha al centro la figura di Lord Ruthven, una specie di vampiro dandy. Egli, infatti, non ha nulla a che vedere con il suo cugino più famoso, il Conte Dracula, un nobile che vive arroccato nel suo castello. Lord Ruthven ama muoversi tra i più raffinati salotti londinesi al fine di scovare e attrarre tra le sue grinfie innocenti fanciulle. È proprio in uno di questi salotti che incontra Aubrey, un giovane ingenuo e con valori poco realistici; egli pensava “che i sogni dei poeti fossero la realtà della vita”. Il ragazzo rimane affascinato dalla figura di Lord Ruthven, e decide di partire insieme a lui. Non ci metterà molto a rendersi conto che l’uomo che lo accompagna ha qualcosa di strano e sinistro, e ben presto il sospetto che, dietro l’aspetto da gentiluomo, si nasconda una natura demoniaca, lo porterà ad allontanarsi dal Lord. Aubrey si reca in Grecia, dove si invaghisce di una creatura semplice e bella, Ianthe. Quando una sera, durante una delle sue uscite in esplorazione del paesaggio, rimane bloccato nella foresta da un temporale, scopre una vecchia capanna da cui provengono urla spaventose. Corre a chiamare aiuto, ma ormai non si può più fare nulla per la povera ragazza, uccisa dalla creatura infernale (ma Aubrey non è ancora del tutto consapevole che Lord Ruthven è un vampiro). Terribilmente sconvolto, cade malato. Qui ricompare il Lord, con il quale il ragazzo si rimette in viaggio, pur avendo dei sospetti sulla sua natura. Il suo compagno di viaggio rimane ucciso durante un’incursione di briganti e gli fa giurare di non fare mai menzione di lui, a nessuno, per almeno un anno e un giorno. Aubrey torna in Inghilterra duramente provato da queste esperienze.

A casa ritrova la sorella, che aiuta a introdursi in società. Quale sorpresa quando, una sera, scorge il profilo del suo compagno di avventure! Tutti i suoi sospetti assumono un aspetto più concreto. Ma il giuramento pronunciato mesi prima gli impedisce di avvertire qualcuno riguardo ciò che ha scoperto. La prostrazione che provoca in Aubrey il dover tenere un così grande e terribile segreto tutto per sé lo porta ad isolarsi in camera sua, ad impazzire quasi. Così passano i mesi. Aubrey non esce mai dalla sua stanza, tutti gli abitanti della casa lo trattano come un malato e un folle. Ma intanto la sorella si è fidanzata: chi è il promesso sposo della ragazza? Niente meno che il temuto Lord Ruthven! Aubrey fa di tutto per impedire che la sorella lo sposi, tanto che gli viene impedito di uscire. Viene chiuso nella sua camera, nella quale una profonda disperazione lo coglie, perché sa che proprio in quel momento l’anima della sua amata sorella sta viaggiando verso la sua rovina. Ormai vicino alla morte, tanto violente si mostrano le sue crisi, fa chiamare i tutori e, allo scoccare della mezzanotte (erano infatti trascorsi finalmente un anno e un giorno), racconta loro tutto. Ma ormai è troppo tardi.

vampiri_03Se letto con gli occhi del lettore contemporaneo, il racconto non risulta molto originale. Ebbe però uno straordinario successo al momento della sua uscita, anche perché fu inizialmente attribuito a Lord Byron, che smentì poi di averlo scritto. Ciò che è interessante, a mio parere, in questo racconto, è proprio la caratterizzazione della figura del vampiro come creatura che si muove del tutto a suo agio nella società londinese. Lord Ruthven è incredibilmente affascinante e affabile, intrattiene conversazioni amabili e brillanti e non lascia salotto senza che non si parli di lui per molto tempo. Il suo desiderio principale è distruggere nelle creature più innocenti tutto ciò che c’è in loro di bello, puro e onesto.

Si era infatti venuto a sapere, riferivano i tutori, che quell’individuo aveva disdegnato la corrotta dama londinese non in odio alla dissolutezza dei costumi di lei, ma perché esigeva, al fine di accrescere il proprio piacere, che le vittime compagne dei suoi crimini sprofondassero dalla vetta della loro incontaminata virtù giù nell’abisso dell’infamia e della degradazione.

In Lord Ruthven ritroviamo quindi il male assoluto, la malvagità fine a se stessa, il bisogno di provocare dolore e dissoluzione. Sono questi gli aspetti più interessanti del personaggio, e anche quelli poi ripresi da Bram Stoker. E sono gli stessi aspetti che, ahimè, molto spesso vengono del tutto dimenticati nelle rielaborazioni contemporanee della figura del vampiro.

(Edizione di riferimento: John W. Polidori, Il vampiro, Edizioni Studio Tesi, a cura di Giovanna Franci e Rosella Mangaroni)

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18 risposte a "Il vampiro di Polidori"

    1. Concordo. Ma a me piace andare alla ricerca di autori poco conosciuti, soprattutto quando si parla di sovrannaturale. Domani infatti scriverò qualcosa su Algernon Blackwood, e penso che a breve parlerò anche di Carmilla 🙂

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  1. Mi sono soffermato perche’ ho letto Byron che proveniva come ricordo da un qualche cosa che ho visto in tv e che poi ho comprato in dvd dove il tutto inizia dal ritrovamento di un diario inedito di Byron,ovvero lo sceneggiato misterioso Il Segno del Comando!
    Byeee!!! 🙂

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  2. Molto piacevole il tuo blog, mi sono iscritta!
    Hai perfettamente ragione quando parli del vero nucleo del vampiro: la tensione eterna a compiere il male. Ci sono alcuni passaggi nella descrizione di Lord Ruthven che creano disagio per il solo accennare, far immaginare quanto siano sordide le sue intenzioni.
    La Newton Compton ha dedicato una bella monografia al Vampiro, a cura di Giovanni Pilo e Sebastiano Fusco – secondo me molto competenti in materia orrifica.

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    1. Grazie mille per il tuo commento! La figura del vampiro mi ha sempre affascinato, al di là delle poco profonde interpretazioni più recenti. Quindi ben venga ogni proposta che ci faccia riavvicinare alla vera essenza del male! 😉

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      1. Concordo e ancora complimenti per il tuo lavoro. A proposito di vera essenza della crudeltà, ho aperto pochi mesi fa una rubrica sulle tradizioni antropologiche più fosche raccontate dalla letteratura o tratte da miti e leggende. Sono argomenti davvero affascinanti, soprattutto se si considera il loro background psicologico. Una delle figure sicuramente più complesse del mondo sovrannaturale è quella del vampiro; mentre altre compiono atti spregevoli perché nella loro natura e senza ulteriori spiegazioni o approfondimenti, nei secoli questa figura si è arricchita di complesse connotazioni ed è avvincente ad esempio l`indagine che ha condotta Anne Rice, che ci regala un mostro dannatamente umano, portato a compiere atti esecrandi, ma che al contempo soffre o ha desideri molto condivisibili da un essere umano.

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  3. Grazie! Proprio a breve caricheró un post sulle streghe nella Roma antica. È bello potersi confrontare con altre persone su questi argomenti. Ti capisco perfettamente sul tempo da dedicarvi – sono laureata in materie scientifiche e ho dovuto per un po’trascurare i miei studi umanistici. Riprendere i testi di critica o tradurre per conto mio mi era mancato tantissimo!

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