Letteratura

Il detective dell’occulto di Algernon Blackwood

Se siete appassionati di racconti del sovrannaturale, horror e fantastici, non potete perdervi Algernon Blackwood, di cui oggi ricorre il centoquarantaseiesimo anniversario della nascita. Io, devo ammetterlo, ho scoperto della sua esistenza in cop.aspxmodo del tutto casuale, scorgendo l’edizione Utet dei suoi racconti in libreria (prima edizione dei suoi racconti tradotti in italiano, che prima potevano essere trovati solo in antologie dedicate al genere). Mi sono definitivamente decisa a comprare il libro quando, in quarta di copertina, ho letto “erede naturale di Edgar Allan Poe”, che è uno dei miei scrittori preferiti. Non mi è servito altro per decidermi.

Algernon Blackwood scrive alcuni racconti dal punto di vista di un narratore onnisciente, altri narrati in prima persona da Mr Hubbard, segretario e assistente del principale personaggio creato dall’autore inglese, John Silence. Definito sia come “detective dell’occulto” sia come “dottore del paranormale”, questo eccentrico e geniale personaggio risente senza dubbi della figura del più famoso Sherlock Holmes, ma presenta tratti originali che saranno per lungo tempo una notevole fonte d’ispirazione (vedi, ad esempio, Dylan Dog).

Proveniente da una ricca famiglia, John Silence decide di fare il medico non per gli appartenenti alla sua stessa classe sociale, spesso afflitti da semplici malesseri passeggeri, e nemmeno per i più poveri, che possono beneficiare dell’assistenza gratuita; sceglie invece di occuparsi di

un’ampia fetta di lavoratori sottopagati, orgogliosi, spesso amanti delle arti, che non potevano permettersi una parcella corrispondente a una settimana di lavoro solo per sentirsi dire di fare un viaggetto.

Tuttavia, non tutti i casi fanno per lui. Il dottor Silence si occupa soltanto di un genere particolare di malattie, quelle “turbe psichiche” difficilmente comprensibili per un occhio non allenato. Proprio a questo proposito, l’autore ci informa che il detective si è sottoposto a un duro allenamento, le cui caratteristiche non vengono però descritte, creando un’accurata dimensione di mistero intorno ai cinque anni silence1durante i quali Silence è scomparso per dedicarsi a queste attività occulte. Ci vengono spiegati, invece, il metodo di lavoro del dottore e il pensiero su cui si basa la sua attività. Egli ritiene importante, in primo luogo, esaminare le cause del malessere prima dei risultati. Smentisce, poi, l’importanza attribuita alla chiaroveggenza, la quale secondo il suo parere si caratterizza semplicemente come un’acuta capacità di visualizzazione. Alcuni ne sono in grado, altri no; quelli che veramente posseggono questo potere sono molto tristi, perché sono capaci di vedere orrori altrimenti nascosti all’occhio comune. Interessante, inoltre, conoscere il punto focale del modus operandi del dottore:

la chiave di volta del suo potere consisteva nel sapere che il pensiero, innanzitutto, può agire a distanza, e in secondo luogo è dinamico e può ottenere risultati concreti.

Quella che viene attribuita al pensiero è una forza attiva e potente: attraverso la mente si può influenzare la vita di chiunque, ed è sempre attraverso essa che personaggi malvagi e dissoluti infestano case e provocano gravi turbamenti nei pazienti del dottore. John Silence si trova allora a dover precisare, per esempio nel primo racconto della raccolta, Un’invasione paranormale, che non è l’esistenza fisica del paziente ad essere minacciata, bensì quella psichica.

Uno dei punti più interessanti di questo racconto, che narra di uno scrittore che perde il senso dell’umorismo necessario al suo lavoro a causa di un malessere non identificato, è quello in cui Pender, lo scrittore, descrive gli effetti che una droga assunta hanno avuto su di lui:

Mi capirà se le dico che… sentivo… forme e… vedevo… suoni. Nessuna lingua può esprimere questa sensazione, ma le posso dire, ad esempio, che vedevo il rintocco dell’orologio come fosse un’immagine visibile davanti a me nell’aria.

Questa dichiarazione mi ha immediatamente fatto ricordare un libro letto qualche anno fa, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks, 2a0f5a9c0ca5ce97f329be8ddee6202b_w_h_mw650_mhneurologo britannico. È un volume estremamente interessante, in cui vengono descritti con stile da romanzo alcuni dei casi clinici che più hanno messo alla prova il medico. Più volte viene analizzata l’influenza della malattia sulle capacità percettive dell’essere umano, come nel caso in cui una donna ha completamente perso la concezione della sinistra (sarebbe difficile spiegare questo concetto ora, ma è un libro che consiglio a tutti). Nel caso del racconto di Blackwood, il paziente vede confuse le sue capacità percettive: i sensi funzionano scambiandosi l’uno con l’altro, in una sinestesia continua. È uno dei momenti in cui le capacità descrittive dell’autore si fanno più acute.

Attraverso atmosfere tanto lugubri quanto misteriose, Algernon Blackwood crea racconti da brivido, che suscitano meraviglia nel lettore (forse più in quello del tempo che in quello contemporaneo, ma non per questo motivo il lavoro dell’autore perde di valore). In quanto pietra miliare del genere, andrebbe studiato maggiormente in Italia. Con questo mio post ho voluto proporre una breve panoramica sull’autore; spero di avervi invogliato a leggerlo, poiché merita tutta l’attenzione che fino ad oggi gli è stata negata.

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