Letteratura

L’incantesimo della poesia

Nonostante siano passati tanti anni, e tanti libri abbiano fatto la loro sosta sul mio comodino, mi accorgo, mentre leggo e studio, che le mie prime passioni rimangono sempre vive e vigili. Anche se con il tempo il mio gusto si è evoluto, lasciando entrare nella lista delle mie letture titoli che una volta non avrei neanche considerato, il mio istinto mi guida sempre verso la poesia come estasi, come rapimento. L’idea che la letteratura sia il frutto di un’animo travagliato e ribelle è ciò che mi ha spinto ad amare il Romanticismo e il Decadentismo. Piano piano, con l’esaurirsi dell’adolescenza, ho capito che limitarsi a professare la propria fede (perché di questo si trattava, per me) per singoli movimenti e autori, poteva essere dannoso. Ho imparato che mettere paletti è malsano, che il confine tra un movimento e l’altro, le interferenze e le sovrapposizioni, sono spesso gli aspetti più interessanti. Ho capito che solo cercando di conoscere più autori possibili potevo davvero apprezzare quelli che erano i miei preferiti da sempre.

155_EmilyDickinsonSmallNonostante questa mia evoluzione, se così la si può chiamare, il mio istinto è sempre lo stesso. Così, quando un giorno ho letto le parole di Emily Dickinson che sto per riportare, mi si è spalancato davanti un abisso di ricordi e sensazioni da sempre legate alla mia concezione di letteratura e poesia. Per me è stato un momento da sindrome di Stendhal, che ricordo ancora perfettamente. Ho fatto esperienza diretta e concreta della magia che la parola può portare nella nostra vita.

’Twas a Divine Insanity –
The Danger to be Sane
Should I again experience –
’Tis Antidote to turn –

To Tomes of solid Witchcraft –
Magicians be asleep –
But Magic – hath an Element
Like Deity – to keep –

Cercare di commentare questi versi è difficilissimo per me, ma ci proverò. Essi costituiscono le ultime due stanze del componimento 593, I think I was enchanted, tutto incentrato sul potere che la poesia esercita sull’essere umano. Qui la poesia viene associata a una sorta di malattia: il pericolo di essere sani equivale al pericolo di vivere una vita priva di poesia. Ma quando parla di “insanity” (parola che odierei dover tradurre, perché rende l’idea in modo perfetto), le attribuisce un’accezione divina, perché è qualcosa di inspiegabile e incommensurabile. L’insistenza su figure magiche ci fa capire che l’autrice concepisce la sua poesia come un incantesimo che deve essere gettato sul mondo, perché la realtà non è abbastanza. E allora quando si trova davanti al pericolo di tornare “sana”, non può fare altro che rivolgersi ai suoi libri (“Tomes of solid Witchcraft”). Può anche darsi che gli autori di questi libri siano addormentati, che non siano più presenti in questo mondo, ma la magia, ossia la poesia, ha qualcosa in sé di immortale, esattamente come la divinità.

Questo è ciò che mi trasmettono queste parole, più comprensibile se leggete il componimento nella sua interezza. L’idea di poesia come magia è inebriante. Ma ciò che davvero mi ha conquistato, è proprio il fatto che essa sia necessaria per donare alla realtà visibile qualcosa in più, qualcosa che l’occhio nudo non può vedere. Attraverso le immagini poetiche, il mondo intorno a noi assume connotazioni inaspettate. E allora è proprio vero che leggere la realtà attraverso la poesia è come gettare un incantesimo su di essa. La magia esiste davvero.

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11 thoughts on “L’incantesimo della poesia

        1. Quello sicuramente, ma io non intendevo dire che sono stupidi 🙂 Semplicemente a volte manca la maturità per comprendere alcune cose, oppure capita che determinate esperienze ci portino a cambiare idee e atteggiamenti, così da capire aspetti di un autore che in precedenza non avevamo afferrato. A me è capitato con Verga, odiato al liceo, amato all’università. Con Leopardi invece è stato l’inverso 😉

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          1. Questo perché gli adolescenti devono sperimentare tanto ma hanno relativamente poche occasioni per farlo. La maggior parte delle esperienze piú formative si fanno verso la fine dell’adolscenza se non proprio a fase terminata. 🙂

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            1. Secondo me invece è perché il sistema scolastico obbliga a letture che non vengono comprese, quando invece potrebbe insegnare agli adolescenti a sviluppare un po’ di senso critico, anche attraverso letture più “leggere”.

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              1. Sí, la difficoltà deve essere graduale: bisogna proporre testi con piú livelli di lettura piú ampi per poterne fruire a diverse età in diverse maniere.
                Ma non sottovalutare la “pesantezza” delle spiegazioni che possono danneggiare l’amore per un determinato autore piú dell’opera dell’autore stesso.

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  1. Penso che quello che hai scritto della poesia valga anche per le altre forme di Arte (pittura, musica in particolare, per me). Naturalmente ciascuno di noi sente come più affine e quindi più magica una forma di arte piuttosto che un’altra. 🙂
    A proposito di Emily Dickinson io amo tantissimo questa sua poesia brevissima (adoro le poesie brevissime)

    To make a prairie it takes a clover and one bee,
    One clover, and a bee,
    And revery.
    The revery alone will do,
    If bees are few.

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