Recensioni

Il professore va al congresso

Delizioso. Non mi viene in mente un altro aggettivo per descrivere questo romanzo di David Lodge. Scritto nel 1984, Il professore va al congresso è una geniale commedia che dipinge il mondo accademico, principalmente anglosassone, in maniera del tutto originale.

David Lodge.

Il libro si apre con le parole del poeta Eliot: “Aprile è il più crudele dei mesi”, parole adottate dal giovane docente universitario Persse McGarricle mentre riflette sulla cattiva organizzazione del congresso a cui sta partecipando, presso l’università di Rummidge. Qui possiamo fare conoscenza con altre importanti figure che popolano le pagine di questo romanzo, le cui vicende avremo modo di seguire. Tra queste ricordiamo soprattutto Angelica Prabst, una donna molto bella e colta che farà innamorare perdutamente Persse.

Se la prima parte si limita agli eventi di Rummidge, gli altri capitoli, al contrario, sembrano subire una sorta di forza centrifuga e allora ci ritroviamo ad entrare in contatto con altri personaggi sparsi per tutto il mondo. Ci scorrono davanti agli occhi, come varie fotografie, le presentazioni di personaggi nuovi e le vicende di quelli che abbiamo già imparato a conoscere. Uno dei fili conduttori che legano i vari episodi è la ricerca di Angelica da parte di Persse, che come l’arturiano cavaliere Percival affronta la sua quest personale alla ricerca dell’oggetto desiderio. Come in un moderno romanzo cavalleresco, seguiamo l’estenuante avventura del romantico professore che insegue la donna amata letteralmente da una parte all’altra del mondo; sembra quasi di leggere dell’incessante fuga dell’Angelica ariostesca: da Amsterdam a Honolulu, da Tokyo a New York, da un congresso a un altro, rincorriamo insieme a Persse la figura evanescente e idealizzata della donna.

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Da contorno ci sono le ambizioni di chi desidera la cattedra di critica letteraria dell’UNESCO, i drammi da blocco dello scrittore, i risentimenti di chi ha ricevuto recensioni negative: tutto questo è tratteggiato tanto in maniera realistica quanto con assurda comicità. La vena ironica di David Lodge è sorprendente: sottolinea aspetti del mondo universitari che per quanto assurdi possano apparire, nascondono un evidente fondo di realismo. Episodi al limite del grottesco e buffe descrizioni sono stati miei compagni nei miei viaggi da pendolare sul treno per andare all’università nelle ultime settimane. Purtroppo, c’è un lato negativo: ridevo da sola sul treno. Il fatto è che quando leggo qualcosa che mi piace, mi lascio coinvolgere totalmente e mi dimentico del mondo esterno: la conseguenza è che io mi rendo ridicola ridendo in luoghi pubblici mentre davanti ad una pagina scritta! Ma sono certa che non sono l’unica: a quanti di voi è già capitato?

Vorrei darvi un piccolo assaggio.

La lingua giapponese non possiede articolo, né quello determinativo, né quello indeterminativo. Anche in locanda giapponese (ryokan), dove Persse prende stanza (perché più economico di albergo di stile occidentale) mancano parecchi articoli. Niente sedia, niente letto. Solo materasso, cuscino e piccolo tavolo basso. Di sera cameriera mette materasso su pavimento.

È lo stile, non solo il contenuto, che provoca divertimento nel lettore. Come in questo caso, il non mettere articoli rende buffa tutta la descrizione.

Qualcuno potrebbe considerare un aspetto limitativo del romanzo i continui rifermenti letterari e alle teorie di critica emersi nel corsi degli anni Settanta e Ottanta ( sui cui devo sostenere un esame il mese prossimo, tra l’altro). Ma vorrei riportare le parole di Umberto Eco, tratte appunto dalla premessa a questo libro.

Tanti lettori che non sono professori potrebbero pensare che il libro non è per loro. Ma ascoltatemi un momento, o gentili lettori. Forse che voi siete mai stati pirati della Malesia, a giorno di ogni vela di un praho di Monpracem? Forse che voi siete mai stati invitati a cena a palazzo Volonskij e sapevate come conversassero tra loro, e in francese, i nobili moscoviti? E davvero sapevate come vivesse un medico condotto della provincia francese, prima di leggere Madame Bovary? E conoscevate un macello prima di leggere Zola? Sapevate della terra dello Hobbit prima di leggere Tolkien? […]

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Leggere è conoscere: non precludiamoci nuove esperienze.

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