Recensioni

Longbourn House

Almeno una volta l’anno sento il bisogno di rileggere Orgoglio e Pregiudizio, perché trovo confortante rifugiarmi tra quelle pagine che non mi hanno mai delusa, ma che mi accolgono ogni volta con calore e affetto. Purtroppo nell’ultimo periodo ho trascurato la versione cartacea della storia, ma ammetto che in parte ho mantenuto fede al mio impegno (se così vogliamo chiamarlo) leggendo Longbourn House di Jo Baker.

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Questo romanzo è stato pubblicato in Italia dall’Einaudi a fine 2014 e io l’ho acquistato un paio di settimane fa. Devo ammettere che sono il genere di lettrice che si fa condizionare molto dalla copertina, ma in questo caso è stato il titolo ad attirare immediatamente la mia attenzione: da aspirante sposa di Mr. Darcy quale sono, come potevo non riconoscere il titolo? Per chi non lo sapesse, infatti, Longbourn House è il nome della dimora di Elizabeth Bennet e della sua famiglia. Dalla trama, tuttavia, scopro che Jo Baker non ha voluto riscrivere una nuova versione della storia di Lizzie e Darcy, o almeno non direttamente. I fatti che ci ha raccontato Jane Austen, infatti, fanno solo da cornice a quella che è la vicenda principale, ossia la storia della servitù.

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Attraverso gli occhi di Sarah, la giovane cameriera protagonista del romanzo, entriamo in contatto con un mondo incredibilmente vivo, popolato da persone che pur muovendosi in secondo piano, in realtà mantengono attivi tutti quei meccanismi che regolano la vita delle dimore di ceto elevato. Fin dalle prime pagine veniamo conquistati dallo spirito di Sarah, una ragazza giovane e intelligente che non accetta la sua condizione monotona di donna a servizio, ma sogna continuamente una vita diversa, nella quale possa sentirsi realizzata. La svolta sembra avvenire quando il signor Bennet decide di assumere un nuovo valletto, James Smith; ma l’entusiasmo di Sarah per l’arrivo di questo giovane sul quale aveva riversato tutte le sue fantasie viene spento dal carattere schivo e riservato con il quale James sembra bloccare ogni approccio della ragazza. L’antipatia per il nuovo arrivato ben presto sostituisce le aspettative di Sarah, la quale è tuttavia piena di curiosità per il giovane il cui passato sembra circondato dal mistero.

Accanto a Sarah ritroviamo la governante, Mrs Hill, che sembra nascondere qualche segreto, e la piccola Polly, bambina curiosa e ingenua che aiuta nelle faccende domestiche. Il lavoro a Longbourn House scandisce il tempo e regola le attività dei personaggi: gli sviluppi della trama, infatti, avvengono tra un rammendo e una commissione in paese, Sarah riflette mentre fa il bucato o aiuta le signorine Bennet a prepararsi per qualche ballo. Lo sguardo critico della nostra cameriera sottolinea le differenze di classe, le ingiustizie cui sono sottoposti quotidianamente i membri del personale domestico. Non si tratta solamente di una critica sociale, quanto piuttosto di della mancanza di opportunità nella realizzazione delle proprie aspirazioni. Sarah cerca un modo di evadere dalla sua vita e capisce che l’unico strumento che è a sua disposizione è l’amore: sono i sentimenti a dare colore all’esistenza, e quando la nostra eroina capirà quello che vuole veramente, non si tirerà indietro, ma affronterà tutti gli ostacoli dando prova di grande coraggio e determinazione.

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Ho apprezzato molto questo romanzo, tanto per la prospettiva con cui è stata affrontata la narrazione quanto per lo stile che, a mio parere, raggiunge alti livelli soprattutto nelle descrizioni del paesaggio e nelle riflessioni personali. Da evidenziare il realismo con cui viene rappresentata la vita quotidiana dei personaggi: Jo Baker offre ai lettori una fotografia della condizione della servitù assai verosimile. Personalmente avrei voluto un po’ più di scene romantiche, o almeno di interazione tra Sarah e James, e dal momento che ho sempre idealizzato le figure di Darcy ed Elizabeth sono rimasta un po’ delusa dal tono freddo con cui sono state dipinte, soprattutto Darcy. Devo riconoscere, però, che questo romanzo non intendeva affatto riscrivere le loro vicende, quindi la mia è una lamentela sciocca è un po’ infantile, soprattutto perché è raro trovare un libro scritto bene, che dia soddisfazione durante la lettura. Faccio, dunque, i complimenti a Jo Baker per aver creato un mondo vivo e ricco di emozioni, emozioni che riesce a trasmettere al lettore, trascinandolo a Longbourn House.

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6 thoughts on “Longbourn House

    1. è bello sperimentare nuove letture e scoprire qualcosa di nuovo, ma è anche importante questo senso di familiarità che ti regalano le storie preferite! Se ami orgoglio e pregiudizio ti consiglio questo libro di Jo Baker: a tratti è molto poetico.

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