Dalla carta allo schermo

“Io credo nel dio del massacro”

Prendete due coppie di genitori, riunitele nel salotto di una delle due, fatele discutere dei loro figli: uno ha picchiato il figlio dell’altra coppia. Impegnate in quella che si propone di essere una conversazione civile ed educata, le due coppie daranno mostra della ferocità dell’essere umano in modo così sottile e drammaticamente ben costruito da risultare straordinariamente eclatante.

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La vicenda è raccontata nello psicodramma di Yasmina Reza, Il dio del massacro (Le dieu du carnage), che è stato trasformato in un film, Carnage, da Roman Polanski. Essendo l’opera originariamente un copione teatrale, la resa è piuttosto fedele, se non per pochi particolari.

il-dio-del-massacroNel testo della Reza, la vicenda è ambientata in Francia, mentre nel film ci troviamo ad osservare due famiglie americane. Ciò che ho trovato più interessante, guardando il film, è l’utilizzo dello spazio da parte degli attori. Mentre si consuma il dramma, infatti, le coppie si muovono seguendo senza dubbio uno schema accurato, incrociando le loro prospettive e muovendo il punto di fuga dell’azione in base alle battute pronunciate. Viene così a crearsi una rete fittissima di corrispondenze, che coinvolge contemporaneamente la parola e il movimento, donando allo spettatore uno strumento per leggere i personaggi che manca nel testo puro e semplice. Rispetto ad esso, inoltre, vengono coinvolti più spazi, quali il bagno e la cucina, donando alla vicenda una coinvolgente dinamicità, che rende ancora più visibile l’accuratezza del lavoro di regia.

D’altro canto, la costruzione delle battute, il loro penetrare in modo acuto nella coscienza del lettore e dello spettatore, la scelta abilissima del lessico, sono elementi fondamentali che vanno riconosciuti in tutto e per tutto all’autrice dell’opera teatrale. Alcune battute possiedono una travolgente forza d’impatto, come quella che dà il titolo all’opera, pronunciata dal padre del ragazzino che ha picchiato l’altro:

Véronique, io credo nel dio del massacro. È il solo che governa, in modo assoluto, fin dalla notte dei tempi.

La battuta, pronunciata verso la fine dell’opera, riassume tanto il pensiero del personaggio a cui è attribuita (Alain, un importante avvocato senza scrupoli, che interrompe continuamente la conversazione con le sue telefonate, durante le quali discute la difesa di un’azienda farmaceutica che ha messo in commercio un farmaco potenzialmente dannoso), quanto quello di una buona parte della gente di oggi, quella forse più cinica e disincantata, che non riconosce all’essere umano la capacità di risolvere problemi e incomprensioni attraverso la discussione pacifica.

Carnage(film)

Alain e Véronique sono i due personaggi più diversi tra loro, e sono anche quelli che contribuiscono maggiormente a far progredire la discussione: uno è privo di scrupoli, disinteressato delle cose quotidiane e arrogante; l’altra si presenta come una paladina dei diritti civili e della morale, mostrandosi più volte nei panni della maestrina. Alain è quello a cui sono affidate le battute più dissacranti, quelle che spezzano il velo della convenzione che nasconde ogni giorno il vero aspetto della società e dell’uomo. È il personaggio che pronuncia le verità più amare, con una leggerezza che lascia senza parole (e nella versione cinematografica la magistrale interpretazione di un attore della levatura di Christoph Waltz fa sicuramente la sua parte):

Véronique, davvero pensa che ci si interessi ad altro che a se stessi? Vorremmo tutti credere a un possibile cambiamento. Di cui saremmo gli artefici e che non sarebbe legato al nostro personale vantaggio. Ma le pare possibile? Ci sono uomini indolenti, sono fatti così, altri che non vogliono perdere un solo attimo di tempo, e si danno da fare, che differenza c’è? Gli uomini si agitano fino a quando non muoiono.

Le battute di Véronique (Jodie Foster nel film), al contrario, riflettono una concezione del mondo come luogo da educare, come sede dei peggiori istinti, che rendono tutto molto complicato, ma che potrebbero essere sedati e trasformati in energia positiva, se solo lo si volesse. Ed è così che il personaggio pronuncia battute del tipo: “Ma perché non si può vivere con leggerezza, perché deve essere tutto così faticoso?” oppure “E non vedo a che servirebbe l’esistenza senza una concezione morale del mondo”.

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Il marito di lei, Michel, interpretato da John C. Reilly, subisce una graduale trasformazione dall’inizio alla fine del dramma, parallela a quella degli altri personaggi, ma nello stesso tempo più violenta, fino a diventare un vero e proprio capovolgimento di carattere. Mentre all’inizio lo vediamo tutto impegnato a sostenere la moglie, mostrandosi sempre d’accordo con lei, man mano che si susseguono le battute diventa sempre più meschino, arrivando persino a dire che i figli e la vita familiare sono una maledizione. In quest’ultimo aspetto si dimostra così del tutto in accordo con Annette (Kate Winslet), la moglie di Alain, il personaggio a cui sono attribuite tutte le azioni fisiche che mettono in subbuglio il salotto: prima vomita sul tavolino, poi si getta istericamente a recuperare la borsetta che Véronique le ha scaraventato lontano come una bambina,  strappa il telefonino al marito facendolo finire nel vaso dei tulipani e infine distrugge anche i fiori. Dei quattro, è sicuramente il personaggio più debole.

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Per me, questo è uno dei pochi casi in cui la resa cinematografica di un libro non mi ha deluso. È vero che il testo di partenza è stato concepito per il teatro, quindi per una resa scenica; ma trasformarlo in un film ben fatto non era così scontato. Sarà che sono stati scelti attori eccezionali, che hanno fatto un lavoro eccelso; sarà che l’evidente lavoro di regia ha reso il film incalzante e coinvolgente; in ogni caso, il film mi è piaciuto molto, almeno tanto quanto il testo di Yasmina Reza. Consigliatissimi entrambi.

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6 thoughts on ““Io credo nel dio del massacro”

  1. Un film molto bello e profondo. All’inizio, conoscendo solo il cast ed il regista, mi stava lasciando un po’ perplesso ma, man mano che la storia si è sviluppata, sono riuscito ad apprezzarlo sempre piú. Davvero un gioiellino.

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