Dalla carta allo schermo

Cenerentola o della gentilezza

Quanta magia c’è nelle parole “C’era una volta”?  Come se fosse una formula magica, ci tornano improvvisamente alla memoria tutti quei ricordi legati all’infanzia che ci facevano sognare ad occhi aperti, colorando la vita con le mille sfumature della fantasia. Queste sensazioni piacevoli e gioiose, durante la crescita, vengono man mano seppellite dagli affanni e dai progetti concreti che caratterizzano l’età adulta, ma non vengono mai cancellate del tutto. Si nascondono, in trepidante attesa, aspettando il momento giusto per riemergere, e riportare a galla il nostro essere bambini. Vengono a ricrearsi quei mondi dove tutto era possibile, la cui magia che supera ogni limite dell’immaginazione ci attrae in ogni momento della nostra vita.

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Per questa ragione mi fiondo a capofitto in ogni rivisitazione delle fiabe che hanno segnato la mia infanzia, sperando di riprovare lo stesso entusiasmo che avevo a otto anni. Ho accolto con gioia la notizia di tutti questi progetti cinematografici della Disney che riprendevano i grandi classici di animazione: dopo Maleficent, sono corsa al cinema con la mia sorellina undicenne per vedere quella che forse è la storia più celebre di tutti i tempi, Cenerentola.

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La mia domanda è questa: perché ha avuto così tanto successo? Forse tutte le ragazze sognano di incontrare il principe azzurro? Certamente, ma esistono mille altre bellissime storie che parlano dell’amore eterno. Allora mi viene da pensare che quello che ci attrae (parlo soprattutto a nome del mondo femminile, ma non vorrei limitare il mio discorso) sia il mutamento di condizione. Dopo una vita di soprusi e di ingiustizie avviene il grande cambiamento che porta al “ e vissero per sempre felici e contenti”. Chi non sogna un lieto fine, una vita diversa dalla propria? Probabilmente è questo l’aspetto che ci affascina in ogni storia, il finale che vede l’eroe vittorioso; ma, di nuovo, questo lo ritroviamo in tutte le altre fiabe. Cos’ha di speciale Cenerentola?

Provate a seguire il mio ragionamento: se vi chiedessi quale sia la scena principale della storia, credo che la maggior parte delle persone mi risponderebbe il ballo, con tutti gli incantesimi connessi. Potreste ribadire che è la parte centrale, per questo rimane più impressa. Ma se pensate a Biancaneve, la vostra mente va subito al bacio finale che la risveglia. No, io penso che la scena del ballo di Cenerentola sia davvero il fulcro della narrazione. Anzi, farei un passo avanti e restringerei il campo ad una frase della fata madrina: l’incantesimo finirà a mezzanotte. Secondo me, fin da bambini, siamo consapevoli, sia pur a livello inconscio, della mutevolezza della vita: perché altrimenti non rimarremmo così turbate dalle parole della fata che suggeriscono la fine di un sogno?

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La vita è fatta di momenti, singoli istanti irripetibili destinati a finire: lo so adesso, lo sapevo a sei anni e lo sa Cenerentola. Davvero è così fondamentale che la magia duri per sempre? No, e infatti non avviene così. Quello che davvero vogliamo è che avvenga qualcosa di incredibile, che cambi la nostra vita regalandoci momenti di pura magia, di cui serberemo il ricordo. Nel film questo aspetto viene ribadito dalle stessa protagonista, che sottolinea l’importanza della memoria che permette al ricordo di sopravvivere nel tempo.

Infatti, durante tutto il film sono le parole della madre di Ella che riecheggiano in continuazione: “Sii gentile e abbi coraggio”. Il regista Kenneth Branagh ha davvero voluto fare un elogio della gentilezza, virtù sottovalutata e spesso dimenticata. Ma quanto coraggio ci vuole ad essere gentili? Avere un sorriso e una parola cortese per tutti è una qualità non da poco, specialmente in un mondo che fa dell’egoismo un modello sociale. Cenerentola non ha poteri magici né qualità da supereroe: è gentile. Vi prego di non confondere questo valore con ingenuità o mancanza di personalità, perché si tratta esattamente del contrario. Cenerentola va controcorrente, si oppone con le sole armi che ha a sua disposizione ad un mondo dominato dalla malvagità e dall’opportunismo e ci insegna qualcosa di assolutamente prezioso: se sei gentile nella vita, la vita sarà gentile con te. Probabilmente ora sono io a peccare di ingenuità, eppure sono certa che queste parole siano vere.

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Ed è proprio questa virtù che avvicina Cenerentola alla vita reale: forse non possediamo tutti una bacchetta magica, ma non è impossibile essere gentili con gli altri. Anche se non sposeremo mai il principe azzurro (temo infatti che le teste coronate sotto i trent’anni siano pochine), qualcosa di buono lo otteniamo in ogni caso.

Ho apprezzato questa versione cinematografica di Cenerentola perché inserisce questo tratto di realismo in un contesto che è esageratamente (in senso positivo) fiabesco. Non mi viene in mente altro aggettivo per descrivere questo film: sono messi in luce gli aspetti più magici e incredibili del racconto, a volte risultando un po’ eccessivi. Un esempio simpatico che voglio condividere con voi: quando la fata trasforma il vestito, Ella va avanti per parecchi minuti a girare in tondo, in un senso e poi in un altro, per evidenziare lo splendore della gonna. Ora, io ho ventitré anni e sorrido davanti a questa scena, ma sono sicura che se fossi stata una bambina appena arrivata a casa mi sarei fiondata a recuperare qualche lenzuolo e, avvolta, avrei passato ore e ore a far turbinare questa gonna improvvisata.

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Altri due punti a favore di questa versione sono la caratterizzazione della matrigna e del principe. Un’incredibile Cate Blanchett impersona questa donna la cui malvagità si riconduce alla gelosia per una figliastra che aveva tutto l’amore del padre e che era troppo innocente per vivere nel mondo reale. E il principe? Finalmente parla! Abbiamo un personaggio ben definito, con sogni e progetti per il futuro, diviso tra l’amore e il dovere. Un ottimo affare per l’attore Richard Madden: dopo le nozze di sangue architettate per lui dal malefico Martin, ha reputato più vantaggioso per la sua stessa vita passare alla Disney e alla garanzia del lieto fine!

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Vi invito, dunque, a correre al cinema per gustarvi appieno la bellezza di un racconto talmente magico da risultare perfettamente reale. Forse non vedremo mai la zucca dell’orto trasformarsi in carrozza (se fosse così o siete sotto stupefacenti o vi consiglio una visita specializzata), ma sicuramente cercheremo di rendere magici e speciali alcuni momenti della nostra vita di cui serberemo sempre gelosamente il ricordo. E, come ci insegna Cenerentola, cerchiamo di essere gentili e coraggiosi ogni giorno: è dalle persone più inaspettate che provengono le sorprese più incredibili.

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5 thoughts on “Cenerentola o della gentilezza

  1. Carissima, mi conosci da moltissimi anni, quindi saprai che non sono d’accordo con un sacco di cose 😉 Ma su una in particolare: “Forse tutte le ragazze sognano di incontrare il principe azzurro? Certamente”! Ti prego no 😉 A parte questo, la riflessione sul tempo e la memoria è molto bella, sicuramente mi hai fatto venire voglia di guardare il film…

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