Letteratura

Confessioni di una neo-iniziata alla letteratura francese

Mi trovo ad un punto di svolta. Di quelli che ti cambiano proprio la vita. Vi spiego: sto preparando il mio primo esame di letteratura francese. Ora, qualcuno riderà (ma ti pare una cosa così importante?), qualcun’altro invece mi capirà, in ogni caso dovete sapere che sono una novella appassionata di francese. Ho iniziato a studiarlo quest’anno, con una buona dose di scetticismo, perché non era una lingua verso cui provavo una particolare attrazione (mentre la mia passione per l’inglese è sempre stata viscerale). E, devo dirlo, me ne sono innamorata. Mi piace davvero tanto studiarlo, e sto apprezzando molto i romanzi che devo leggere per l’esame.

9782070368792FSUno di questi è Les Faux-monnayeurs di André Gide, romanzo metalinguistico e dalla struttura complessissima, pieno zeppo di personaggi i cui destini si incrociano continuamente (e i cui nomi faccio spesso fatica a ricordare, sono davvero molti). Non l’ho ancora finito, ma già ho capito che è uno di quei libri capaci di darti tantissimo, una volta superato lo scoglio della sua articolata struttura.

Perché metalinguistico? Beh, perché è un romanzo che, tra le altre cose, parla di romanzi e di scrittura, di poeti e scrittori, ingaggiando riflessioni a volte illuminanti, a volte decisamente contorte, che ti fanno mettere in dubbio la tua stessa esistenza (sono un lettore? sto leggendo un libro? che cosa vuol dire leggere? che cos’è uno scrittore? chi sono io? e così via). Vorrei riportarne una in particolare, presa dal terzo capitolo della seconda parte, intitolato appunto “Édouard expose ses idées sur le roman”.

Édouard è un romanziere, e si trova in villeggiatura a Saas-Fée con Bernard, assunto come segretario dopo essersi rivelato il ladro della sua valigia, e Laura, vecchia amica da sempre innamorata di lui, ma sposata con un altro e incinta di un altro ancora (e quest’altro ancora, Vincent, è il fratello del migliore amico di Bernard, Olivier, capite ora perché questo esame mi sta cambiando la vita?). A Édouard viene chiesto di parlare del suo nuovo romanzo, cosicché lo scrittore comincia un lungo discorso in cui espone le sue idee sia sul libro su cui sta lavorando, sia sulla scrittura romanzesca in generale. Ah, dimenticavo, alla discussione partecipa anche un altro personaggio, Mme Sophroniska, psicologa incaricata di curare Boris, nipote illegittimo di un amico di Édouard (ho ancora parecchi dubbi su questa parte di incrocio di personaggi, ma li chiarirò prima o poi).

Dopo aver dichiarato di non voler scrivere nulla che sia già stato scritto, che sarà scritto o che potrebbe essere scritto, e dopo essersi reso conto di aver detto una cosa senza senso, Édouard si lancia in elucubrazioni annodatissime, ma interessanti. Egli desidera presentare al lettore da una parte la realtà, dall’altra parte lo sforzo per stilizzarla. Laura, scettica, risponde che l’unica cosa che riuscirà ad ottenere sarà la noia del lettore. Al che, il nostro eroe replica:

[…] j’invente un personagge de romancier, que je pose en figure centrale; et le sujet du livre, si vous voulez, c’est précisément le lutte entre ce que lui offre la réalité et ce que, lui, prétend en faire.

Édouard dà il via ad un sistema di scatole cinesi che rivela la grande abilità di Gide. Stiamo parlando di un romanzo che racconta di uno scrittore che spiega di voler scrivere un libro con protagonista uno scrittore. Ditemi se non è geniale! Per me lo è, è uno di quei momenti in cui, pur essendo costretta a spezzare l’incantesimo della lettura, perché la lettura stessa ti invita a riflettere su se stessa, riportandoti al mondo reale, la mia instancabile anima di lettrice fa le capriole. Nello stesso tempo, mi sono accorta di aver scritto una frase abbastanza intricata (leggere questo libro sta gravemente nuocendo alla mia salute).

Il punto è: quando leggiamo un buon libro, un libro molto bello che ci sa prendere e coinvolgere totalmente, perdiamo temporaneamente coscienza sia di noi stessi sia del mondo che ci circonda, della realtà. Ci immedesimiamo nei personaggi, diventiamo quei personaggi. Ma nel momento in cui, in un libro come Les Faux-monnayeurs, uno dei personaggi tira in ballo la questione della lettura, o dellascala-chiocciola scrittura, improvvisamente ci ricordiamo che stiamo leggendo, e non siamo in una caverna piena di draghi o aitanti detective super intelligenti. Gide però (e in questo un po’ ricorda Borges) duplica il meccanismo, inserendo un ulteriore livello, creando quasi una struttura simile a quelle illusioni ottiche di cui non si riesce a capire dove sia l’inizio e dove la fine. E tutto questo mi entusiasma enormemente.

Insomma, vi ho citato un passaggio che nel libro occupa sì e no una pagina (perché la discussione continua per molto tempo, e non diventa meno complessa), così da farvi capire perché questo esame si sta rivelando un decisivo punto di svolta nella mia vita. Invito allora chiunque di voi conosca meglio di me questo romanzo a darmi consigli sulla sua lettura e comprensione, che saranno apprezzatissimi e amatissimi. La ricompensa sarà la consapevolezza di aver aiutato una folle studentessa a meno di un anno dalla laurea a superare un decisivo rito di passaggio.

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14 thoughts on “Confessioni di una neo-iniziata alla letteratura francese

  1. Mi hai fatto venir voglia di leggere questo libro ! Io inizio l’università tra qualche giorno e ho scelto proprio lingue e letterature europee (francese e spagnolo), ho letto che per l’esame di letteratura francese dovrò leggere l’immoraliste di Gide! Se mai dovesse capitarmi questo libro tra le mani ti scriverò 🙂 complimenti !

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          1. Ah che bello io sono ancora in conflitto sulla scelta.. Amo la letteratura francese e per questo ho scelto proprio l’orientale di napoli non so se conosci, ma sto pensando anche a lettere ultimamente! Mi affascina il mondo della scrittura e dell’editoria ! Fino a poco tempo fa pensavo di voler fare l’insegnante di francese proprio per trasmettere questo amore per la letteratura anche ai più giovani ! Vedo nella letteratura un qualcosa di terapeutico 🙂 Ormai ci sono ti sto scocciando la domenica pomeriggio scusa ! Ma secondo te visto che sicuramente sei più esperta ho scelto come laurea triennale ovviamente l’indirizzo dove si studia maggiormente letteratura e per quanto riguarda gli sbocchi occupazionali dicono che ci sia anche il mondo dell’editoria e del giornalismo.. E’ una scelta valida per entrare in questo mondo ? Scusa se ti disurbo !

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            1. Figurati non mi disturbi affatto! Guarda, l’editoria è una strada che vorrei tentare anche io, e non c’è un indirizzo migliore di un altro per questa strada, perché è un lavoro che si impara facendolo, più che studiando. Ho fatto un corso professionale con un piccolo stage in casa editrice, e ho capito che conta tanto la voglia di fare, e un pizzico di fortuna 😉 Per quanto riguarda il giornalismo, non so dirti. Qua a Torino c’è il master, però non so bene cosa bisogna fare di preciso per entrare in quel mondo, perché non mi ci sono mai veramente avvicinata. In ogni caso, un consiglio che posso darti è: studia quello che ti piace. Dopo anni e anni di scuola dell’obbligo, all’università, secondo me, DEVI fare quello che ti piace, se no diventa pesantissimo. Se dopo non troverai il lavoro dei tuoi sogni, almeno non avrai rimorsi! Se vuoi parlare un po’ più comodamente, aggiungimi pure su fb, c’è il link al mio profilo nella pagina info del blog 😉

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