Letteratura

“Lettera di una sconosciuta” di Stefan Zweig

cop.aspx-2Ieri sera mi sono letta tutta d’un fiato Lettera di una sconosciuta di Stefan Zweig. Avevo amato Paura, e poi di quest’autore non avevo letto più nulla. La Lettera mi è piaciuta molto, mi ha commosso ed emozionato.

Comincia con un breve preambolo, in cui vediamo il romanziere R. smistare la sua posta. Ad un certo punto rivolge la sua attenzione ad una busta insolita, di cui non riesce a indovinare la provenienza. Essa contiene proprio la lettera che dà il titolo a questa piccola ma intensa opera di Zweig.

La sconosciuta è una donna che ha fatto di R. l’unico grande amore della sua vita. Si è innamorata di lui quando aveva solo tredici anni, con un candore e un’innocenza assolute, nel momento in cui l’uomo si è trasferito nell’appartamento accanto a quello in cui lei vive con la madre. Questo amore totalizzante condiziona tutta la sua vita: la ragazzina decide di diventare una bravissima studentessa, perché sa che lui è uno scrittore e possiede molti libri; comincia a curare oltre misura il suo aspetto, arrivando a nascondere con una delle bretelle dello zaino la toppa sul suo grembiule di scuola; passa ore e ore a spiare dal buco della serratura, arrivando a conoscere ogni più piccolo spostamento del suo vicino di casa, perché “nulla, sulla terra, è pari al sentimento di una bambina che ama inosservata nell’ombra”. Cade in uno stato di disperata apatia quando lui parte per lunghi viaggi, facendo delle sue giornate lunghe sessioni di attesa.

Un giorno, però, un avvenimento sconvolge questa routine ossessiva (durata tre anni). La madre annuncia alla figlia di essere in procinto di sposarsi: la ragazza quasi se ne disinteressa, se non per un particolare. Resteranno a Vienna? Quando sente la risposta negativa, sviene. Trascorre i giorni seguenti a protestare, ma il suo fortissimo desiderio di restare viene preso solo come un capriccio, perché essa non intende rivelare a nessuno il suo amore segreto. Va così a vivere a Innsbruck, conducendo un’esistenza di reclusa, finché, tre anni dopo, riesce a tornare a Vienna. Tutte le sere si apposta sotto la finestra del suo unico grande amore, finché egli non la nota. La porta a cena, e poi in camera sua, perché l’uomo è un donnaiolo consumato. Trascorrono tre notti di passione, poi lui parte, promettendole di scriverle, e le regala una rosa bianca. Non le scriverà mai.

Ho evitato di proposito di rivelarvi alcuni particolari della storia di questo amore impossibile, così come non ho parlato dell’ultima parte della vicenda e della conclusione, perché ciò che si apprezza di quest’opera è la suspense creata dall’immedesimazione nell’autrice della lettera. La scrittura di Zweig ci permette di sognare, amare, soffrire con lei. Ci trascina nel suo vortice di passione indissolubile, fino a che mentre voltiamo pagina ci pare di star scrivendo noi stessi quella lettera disperata.

Mentre parla del suo amore, la donna lascia intravedere le falle della società in cui vive, nella quale una donna non sposata è costretta a partorire in un ospizio di maternità, un luogo malsano e povero, in cui le future madri sono trattate come pezzi di carne. E quando questa donna è diventata madre, l’unico modo per non crescere il proprio figlio nella miseria è vendere il proprio amore (e il proprio corpo) agli uomini. L’autrice della lettera inserisce le sue critiche tra le parole d’amore per lo scrittore, e ciò che colpisce di più è il fatto che si rifiuta di coinvolgerlo in alcun modo nel meccanismo brutale della società. La donna ripete continuamente che lui non ha colpa di nulla. Anche quando gli racconta di come lui stesso l’ha amata per tre notti per poi dimenticarla, non lo biasima mai. Lo giustifica: tu sei fatto così amore, mio, io non ti incolpo di nulla. La sua non è sottomissione, a mio parere, ma devozione assoluta e irrazionale. Per il lettore del ventunesimo secolo, è facile etichettare questa donna come anti-femminista, perché essa decide di far ruotare tutta la sua vita intorno a un uomo. Prende tutte le sue decisioni in base a lui, non vive che per nutrire il suo amore per lui. Ma io ho scelto di tralasciare il corpo politico di questa donna. L’ho lasciata precipitare nella sua stessa passione, così che, nella mia mente di lettrice, essa potesse diventare il suo amore, si identificasse con esso. Ho scelto una lettura possibile di quest’opera, non l’unica. L’ho scelta perché mi è sembrata fondamentalmente una storia d’amore, e come tale ho voluto leggerla. Così vi lascio con una delle frasi più belle e strazianti di questa lettera, per farvi capire i motivi per cui non ho potuto fare a meno di dare a questa donna, il cui vero nome non è mai rivelato, il nome di Amore:

Ecco come ti ho amato, ora posso dirtelo, ora che tutto è finito, tutto è accaduto. E credo che, se tu mi chiamassi dal mio letto di morte, troverei la forza di alzarmi per venire da te. […] Se la mia morte ti facesse soffrire, allora non potrei morire.

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