Recensioni

La grammatica dell’amore

Io ho una tradizione: ogni volta che sostengo un esame universitario, mi premio con l’acquisto di un libro. Tre anni fa, terminata la sessione estiva, mi precipitai in libreria con un elenco in mano e mi misi a cercare tra gli scaffali i romanzi che mi ero segnata. Uno di questi era La grammatica dell’amore di Rocìo Carmona. Su qualche sito ne avevo letto la presentazione che mi aveva interessata.

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La protagonista Irene, dopo il divorzio dei suoi genitori, viene mandata a studiare in Cornovaglia, lontana mille miglia dalla sua Barcellona. Qui si innamora del bel Liam, ma presto scopre di essere solo una delle molte conquiste del ragazzo. Disillusa e sconfortata, cade nella disperazione, dalla quale la aiuta ad uscire il suo giovane professore di inglese, Peter Hugues. L’insegnante, infatti, ha ideato un metodo molto originale per curare le pene d’amore di Irene: ogni settimana la ragazza dovrà leggere un classico e fare una tesina, cercando di scoprire le sue regole della grammatica dell’amore. La aiuteranno a far luce sui suoi veri sentimenti e sul significato dell’amore?

Devo ammettere che l’idea di analizzare i grandi capolavori della letteratura mondiale è davvero geniale. Sette romanzi accompagnano Irene del suo percorso crescita e di educazione sentimentale, sette grandi opere molto diverse tra loro per epoca e luogo, ma ognuna con un fondamentale messaggio da trasmettere. Ecco quello che ha imparato Irene:

  • A sud del confine, a ovest del sole di Haruki Murakami le ha insegnato a riflettere sulle emozioni del primo amore, innocente e speciale;
  • Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen le ha fatto capire l’universalità dell’Amore;
  • Lettera di una sconosciuta di Stefan Zweig (qui per la recensione di Francesca) le ha mostrato i rischi di un amore inespresso;
  • Anna Karenina di Lev Tolstoj l’ha fatta riflettere su i tradimenti e sulla passione e sui due volti dell’amore;
  • I dolori del giovane Werther di Johann Goethe la induce a concepire l’amore romantico come una mera fantasia della mente;
  • Jane Eyre di Charlotte Brontë descrive diversi tipi di amore e soprattutto il significato di una vita senza amore;
  • L’amore ai tempi del colera di Gabriel Garcìa Màrquez le ha fatto capire che la persona amata è come un porto sicuro nel quale si vuole sempre fare ritorno.

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Personalmente di questi sette libri io ne ho letti solo quattro e posso affermare che le conclusioni e gli insegnamenti che io ne avevo tratto in parte si discostano da quelli della protagonista. Tuttavia, credo che risieda proprio in questo fatto la potenza di un capolavoro letterario: ciascuno di noi ricava e fa propri i messaggi che più sente vicini alla sua sensibilità. Credo, inoltre, che per ogni persona ci sia il momento giusto per avvicinarsi ad un determinato romanzo, a seconda dell’età, delle emozioni, della situazione esterna… Per questo motivo sono una fervida sostenitrice delle riletture: ogni volta è una sorpresa, che regala momenti emozionanti, di riflessione e crescita.

Come Irene, e come ogni altro lettore, ho fatto il mio percorso di educazione sentimentale attraverso i romanzi e ammetto che l’insegnamento più grande che ne ho tratto è stato questo: è fondamentale, se non vitale, la comunicazione. Esprimere i propri sentimenti, condividere gli stati d’animo, non farsi paralizzare dalla paura: insomma, avere coraggio di mettere a nudo la nostra anima. Non è facile. Quante volte vorremmo parlare, ma preferiamo il silenzio? È vero che il silenzio a volte vale più di mille parole, ma è altrettanto vero che uccide. E finché a soffrire e a morire sono personaggi di finzione non c’è problema, ma quando a cadere vittima è la nostra anima, allora il discorso cambia. Per questo ho apprezzato il tentativo di Rocìo Carmona: ha dimostrato come la finzione di un romanzo possa fornire aiuto nella vita reale.

 Ho parlato di tentativo, forse esagerando un po’: l’idea è originale, e ad accompagnare Irene nel suo viaggio, oltre ai libri, troviamo canzoni e film, il che ricrea un’atmosfera molto viva. Tuttavia, ho avuto l’impressione che gli episodi che portano avanti la trama del romanzo siano a volte un po’ macchinosi e che ci sia poca scorrevolezza tra un evento e un altro. A mio parere, poi, la caratterizzazione psicologica dei personaggi è un tantino superficiale e non permette di entrare nella testa di chi popola le pagine del libro. Devo anche ammettere che appena terminata la lettura, un’altra pecca mi era sembrata la superficialità delle riflessioni sui sette classici: ma a ben pensarci, la protagonista è una quindicenne e non ci si possono certamente aspettare grandi speculazioni, che risulterebbero improbabili. Bisogna anche considerare che questo romanzo si rivolge ad un pubblico giovane, che si sta formando.

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Condivido appieno l’idea di diffondere l’amore per la lettura citando altre opere e credo che Rocìo Carmona sia stata brava a stuzzicare la curiosità dei lettori: un libro tira l’altro e non c’è nulla di più bello della costante scoperta di nuove storie ed emozioni.

Ognuno di noi si sarà costruito nel corso del tempo la sua grammatica dell’amore e il bello che avremmo tutti autori e romanzi diversi. So che nella mia figurano tutti i romanzi di Jane Austen, Madame Bovary di Flaubert, Il cavallo di Troia di Morley (qui), Antigone di Sofocle; per assurdo anche Harry Potter insegna il significato dell’amore, per gli amici, per i figli… Sinceramente fare un elenco mi sta risultando impossibile. Forse perché imparare dai romanzi non è come farlo da un manuale scolastico: quello che ti colpisce e ti aiuta a crescere non è una regola che puoi ricercare nell’indice, ma è una sorta di idea (non saprei come altro definirla) che penetra nella mente e nel cuore, si deposita delicatamente e diventa parte di te.

Questa è la mia esperienza: sono davvero curiosa di sapere cosa ne pensate voi!

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8 thoughts on “La grammatica dell’amore

  1. Ciao,
    penso che affermare che si possa imparare l’amore dai romanzi sia un p’ eccessivo anche se leggere di vite e storie altrui (inventate o meno) apre la mente e aiuta a guardare tutto, compreso l’amore, sotto nuove prospettive. Concordo con te che come idea per un romanzo sia originale (ricordo di aver letto di trame analoghe, nel tempo, ma non ricordo quali, comunque non molte) e intrigante.

    Come “prontuario” per curare vari mali c’è anche un interessante libro, non un romanzo, “Curarsi con i libri” (ma forse l’ho già citato in un altro commento, perché anche quell’idea mi aveva colpita favorevolmente).

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    1. “curarsi con i libri” mi era piaciuto moltissimo! L’ho preso in prestito da mia zia e anche se non ho guarito i miei “malanni” ne ho ricavato un bell’elenco di libri da leggere!
      Forse hai ragione, imparare l’amore non si può dai libri… ma ci si può avvicinare all’idea e trarre qualche insegnamento dalle altre storie: come ho scritto nell’articolo, io pongo grande attenzione sulla comunicazione e detesto quando leggo di personaggi che vorrebbero parlare, ma poi tacciono. Che nervi! Questo, credo, può essere un esempio di come la letteratura possa insegnarci qualcosa sulla vita reale!

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  2. ciao! scusa il disturbo ma ti ho nominato nel bookish love tag! se vuoi partecipare dai un’occhiata quihttps://bestfantasyworldintheuniverse.wordpress.com/2015/04/06/bookish-love-tag/ e spero che tu non lo abbia già fatto!!

    Liked by 1 persona

    1. Ciao! Grazie per la nomination! Dato che abbiamo appena partecipato ai Liebster Award, come blog abbiamo deciso di non occuparci per un po’ di altre nomination.
      Ma questo non mi impedisce di provare a rispondere alle domande!
      Dunque, i miei tre fidanzati ideali sono: Joscelin Verruil de “Il Dardo e la Rosa”, il Capitano Wentworth di “Persuasione” e Jace Harondale di “shadowhunters”.
      Le coppie più vere: Joscelin e Phédre de “IL Dardo e la Rosa”, Lizzie e Darcy di “Orgoglio e Pregiudizio e Mary e Dominic de “Il figlio del diavolo”.
      Il primo bacio preferito è quello di Phèdre e Joscelin ne “Il dardo e la rosa” (è uno dei miei libri preferiti 🙂 ).
      E poi ti rispondo alle ultime due: una parte di me avrebbe voluto vedere insieme Harry e Hermione. E detesto la coppia Marianne e il colonnello Brandon di “Ragione e sentimento”.
      Grazie ancora per aver pensato al nostro blog!

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