Recensioni

Ma, in fondo

Outside Kilburn Underground [stage proof] 1981 by Leon Kossoff born 1926

Libotz era sempre in buonafede. Anche quando si ritrovava davanti il personaggio più abietto del mondo, il più spregevole schifoso ripugnante uomo della terra, lui trovava sempre il modo di giustificarlo.

La prima volta gli successe con suo padre, che gestiva un piccolo negozio di alimentari, uno di quegli empori di inizio secolo ventesimo in cui tutto il paese si riforniva. Quando Libotz ebbe l’età giusta per cominciare ad aiutare il genitore negli affari di famiglia, la prima cosa che gli fu insegnata fu come truffare il cliente in modo che non se ne potesse mai accorgere. E quindi venne a sapere che il padre vendeva prodotti avariati, truccava la bilancia, e così via. Ma, in fondo, lo faceva per il bene della famiglia, per guadagnare.

Quando, sulla soglia dei trent’anni, Libotz decise di mettersi in proprio come avvocato, si trasferì. Subito fu additato come straniero, subito la gente lo guardò con ostilità. Ma, in fondo, come biasimarli, non potevano conoscerlo, non potevano sapere che era una brava persona (se tale era veramente).

Assunse uno scrivano perché lo aiutasse nel lavoro d’ufficio. Anche questo individuo, che pure riceveva una stipendio, lo guardava con un misto di antipatia e ribrezzo. In ogni caso, svolgeva il lavoro a cui era destinato. Ci vollero parecchi mesi, a Libotz, per scoprire che lo scrivano lo aveva sistematicamente derubato. Non solo, i registri contabili erano incompleti. Ma, in fondo, era ancora un giovane di belle speranze, poteva redimersi e provare a guadagnarsi un futuro migliore.

Dal primo giorno in quel nuovo paese Libotz consumò tutti i suoi pasti alla taverna di Askanius. Personaggio ambiguo e incoerente, uno spaccone ipocrita, vanaglorioso e idiota, l’oste diventò comunque il migliore amico dell’avvocato. Ricevette da lui il primo segno di gentilezza, senza sapere che era mosso da pura compassione. Fino alla fine, considerò Libotz come un personaggio pieno di sotterfugi, lo accusò ingiustamente di essere un ladro, un ubriacone, un giocatore d’azzardo. Rifiutò i suoi consigli, gioì della sua disgrazia. Anche in punto di morte, non fu in grado di riconoscere la bontà irrivelata di Libotz. Ma, in fondo, era l’unico amico che aveva.

Anche se un eccezione c’era. Libotz, durante la sua permanenza in questo paese svedese di cui non possiamo sapere il nome, ogni tanto chiacchierava con il commissario Tjärne, che credo possa entrare tranquillamente nella top 10 dei personaggi letterari più falsi della storia della letteratura mondiale. Tjärne era proprio il tipo di persona che andava in giro a ingraziarsi chiunque gli capitasse a tiro, in modo da carpirgli i suoi segreti e farne motivo di scandalo e disgrazia. Si comportò in questo modo sia con Askanius (che lo considerò sempre come il suo amico più fidato e leale), che con l’avvocato, il quale, tuttavia, non lo disdegnava più di tanto, anzi gli parlava volentieri. D’altra parte, Libotz era un uomo capace di pronunciare una frase del genere: “Io non mi aspetto lealtà dalle persone, adesso solo un po’ di compagnia”. E in effetti la pronunciò. Ma, in fondo, Tjärne era l’unica altra persona del paese con cui potesse sostenere una conversazione. Non era poi così male.

Libotz era una persona onesta e gentile, un gran lavoratore, un uomo pieno di speranze e di buone intenzioni. Ma, in fondo, tutto questo non conta nulla quando la falsità, l’ipocrisia e la cattiveria sono di casa nella società in cui vivi. Non serve a nulla essere autentici, se i rapporti umani sono forzati ad essere inautentici. Non serve a nulla essere buoni, se chi vede la tua bontà la scambia per stupidità, e chi non la vede crede di possederla lui stesso.

Può sembrare che io sia una cinica negativista catastrofista, senza alcuna fiducia nell’essere umano. Ma, in fondo, ho letto La vittima di August Strindberg. Quindi di iniziare con il “c’era una volta” e finire con “e vissero tutti felici e contenti” non se ne parla proprio. Provare per credere.

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7 thoughts on “Ma, in fondo

    1. Per l’immagine ne ho cercata una dello stesso artista di quella che c’era sulla copertina del libro, mi piaceva. Invece il libro l’ho comprato alla fiera del libro usato a Milano, l’ho pagato 1 euro. Pensa te 😉

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