Recensioni

Volevo solo una lettura leggera

Oggi cambio direzione. Se tutte le recensioni scritte da me fino a questo momento erano chiari inviti alla lettura, questo pezzo sarà il contrario. Dal momento che ho qualche motivo di frustrazione (primo fra tutto la chiusura dell’università per una settimana, causa amianto, ma non è questo il luogo per la polemica), sento la necessità di sfogare un po’ di irritazione e non posso fare altro che prendermela con qualche libro. Su, asciugate quelle lacrime e frenate la compassione che state già iniziando a provare per questo romanzo ancora sconosciuto che ai vostri occhi è la mia vittima sacrificale: ho tutte le buone ragioni per non tesserne un quadro positivo.

Finita la sessione esami ho fatto scorta di libri in biblioteca: quando non devo studiare ho la tendenza a portare avanti diverse letture contemporaneamente, spesso diverse tra loro. Avendo già a casa il testo di Frazer (come vi avevo anticipato nel mio vecchio www Wednesday), ho pensato di prendere in prestito qualcosa di più leggero. A volte sento l’esigenza di spegnere il cervello e buttarmi in una storia semplice, magari anche banale e dal finale prevedibile. Il mio occhio è stato catturato dai colori vivaci del romanzo La tata di Melissa Nathan; leggo la trama e mi dico che è quello che mi ci vuole. La protagonista è Jo Greene, ventitreenne che vive con la famiglia in un minuscolo paese nella campagna inglese. Su un giornale trova l’inserzione di una coppia londinese in cerca di una tata per suoi tre bambini. Decisa a dare una svolta alla propria esistenza, Jo va a lavorare in città, allontanandosi da genitori, fidanzato e migliore amica. Sarà costretta a mettere in discussione la sua vita, anche grazie alla conoscenza di Josh…

La tata

Tutto perfettamente chiaro: immaginavo una ragazza simpatica e pasticciona alle prese con tre piccole pesti e con qualche dramma familiare che alla fine si innamora di questo Josh e il tipico “vissero tutti felici e contenti”. E naturalmente una Londra da scoprire sullo sfondo. Una lettura piacevole e facile. Non mi disturba prevedere il finale: a volte è quasi confortante, una certezza che offre un senso di stabilità. È come quando si riguardano i nostri film preferiti: sappiamo perfettamente che Baby riuscirà a fare la presa dell’angelo in Dirty Dancing, ma ci emozioniamo lo stesso ogni volta (o almeno, io lo faccio). Comunque, torniamo alla nostra tata: se da un lato le mie previsioni si sono rivelate esatte per quanto riguarda lo svolgimento dei fatti, dall’altro sono rimasta profondamente delusa da tutti gli altri aspetti, quali la caratterizzazione psicologica dei personaggi, lo stile, la mancata descrizione della mia amata Londra, ecc…

Partiamo dalla protagonista: non ho mai detestato così tanto un personaggio. Credetemi, non so come abbia fatto a terminare il libro senza gettarlo dalla finestra. Jo è una giovane che vive con i genitori, è fidanzata da sei anni con lo stesso ragazzo ed esce sempre con la stessa amica. Si comprende facilmente allora, il suo desiderio di fuggire a Londra, per iniziare una nuova vita. È altrettanto comprensibile il suo pianto di malinconia la prima notte, lontana da casa. Meno comprensibili diventano le lacrime future che versa per tutto il libro. Non smette mai. Piange per ogni cosa. Ora, io sono una ragazza dalla lacrima facile, lo ammetto, ma quando è troppo è troppo. Se mi chiedete di descrivervi il carattere di Jo, non saprei cosa rispondervi oltre a piagnucolona: l’autrice non si sofferma affatto sul suo ritratto psicologico, che non si evince neanche dalle sue azioni. O forse sì. Potrei aggiungere che è una ragazza incoerente. Scusate, ma la ragazza si lamenta dell’immaturità di Josh, il figlio che il suo datore di lavoro ha avuto dalla prima moglie, perché è tornato a vivere a casa del padre e non gli versa l’affitto. Io non ho mai sentito una cosa del genere. Se provassi a dire a miei “Vi pago l’affitto”, mi prenderebbero per pazza. Si meraviglia che il ragazzo, pur avendo un lavoro, torni a stare con il padre e non si dia da fare per essere indipendente. Punto uno: cara Jo, prima di giudicare una persona, cerca di conoscere la situazione; punto due: non sono fatti tuoi; punto tre: parli di figli che si devono rendere indipendenti dai genitori proprio tu che vivevi con un padre (e gli pagavi l’affitto, complimenti) che sembra uscito dal medioevo, che considerava sciocco il tuo desiderio di studiare all’università e che per permettere a tua madre di farle vedere liberamente la televisione ha dovuto aspettare che le venisse un ictus.

State iniziando a comprendere il mio dramma?

Ma andiamo avanti perché l’avventura continua: la signorina è rimasta per sei anni con un ragazzo che l’ha chiesta in moglie tre volte. Avete capito perfettamente. Lei l’ha sempre rifiutato, ma continuava a uscirci insieme. Badate, non perché fosse contraria all’idea di matrimonio in generale, ma all’idea del matrimonio con quel particolare ragazzo. E continui a starci insieme? Brava! Per non mettere in cattiva luce la nostra protagonista, l’autrice ha pensato bene di mettere un bel colpo di scena: per tutti questi anni il ragazzo tradiva Jo con la sua migliore amica. Che carino! E ovviamente quando Jo lo viene a sapere apre il rubinetto e le lacrime inondano la casa (ma qui forse sono giustificate). Assurdo. Cioè, per sei anni vivi in un paese di quattro case, conosci tutto e tutti e non ti accorgi che il tuo ragazzo e la tua amica si divertono alle tue spalle? Sei cieca o loro hanno ricevuto l’addestramento da agenti segreti? Non che lei sia completamente innocente: in un mese intero che ha passato con Josh nella stessa casa, flirtando in continuazione, non ha mai “trovato il momento giusto” per dirgli che lei era fidanzata. No comment, ci siamo capiti.

Lasciamo stare per ora Jo e passiamo ai bambini: Cassie, otto anni, Zack, sei e Tallulah, quattro. Io sono rimasta scioccata. Avete visto che vi ho scritto l’età dei bambini? Non l’ho fatto per aggiungere piccoli dettagli, ma per aiutarvi a comprendere il mio stupore. Qualcuno mi sa spiegare come fa una bimba di quattro anni a conoscere Kandinskij? E come può “l’hummus spalmato su pane fatto in casa con olive ripiene di aglio” essere il suo piatto preferito? Non è normale, vero? Io a quattro anni giocavo con le Barbie e guardavo i cartoni della Disney.

The Nanny

Non ho capito questo libro. Al di là delle incongruenze a livello di costruzione, ho fatto davvero fatica nella lettura: spesso dovevo tornare indietro di qualche riga perché mi sembrava di essermi persa qualche passaggio. Mi dispiace, ma non posso esprimere giudizi positivi su questo romanzo. È un peccato perché poteva avere del potenziale: la piccola Cassie vittima di una bulletta a scuola, il rapporto problematico dei genitori di Cassie, Zack e Tallulah, il tema delle famiglie allargate…

Volevo solo una lettura leggera. Qualcosa di piacevole, divertente e soddisfacente. Non parto mai prevenuta sui romanzi: la differenza tra libri di serie A e serie B esiste, ma non è data dal genere letterario quanto piuttosto dalla qualità della scrittura e dalla tecnica di costruzione della trama. Volevo una lettura leggera e sono rimasta delusa perché, credetemi, è stato un parto arrivare alla fine.

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6 thoughts on “Volevo solo una lettura leggera

  1. sai qual’è il problema secondo me? più ti abitui a leggere libri di spessore, più i libri leggeri sembrano insulsi e insipidi. Non so te ma ogni volta che cerco di aprire un libro rosa mi arrabbio di brutto per la trama e i personaggi ridicoli. Meno male che c’è Santa Jane Austen 🙂

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    1. Hai ragione! Questo indica che c’è stato un percorso di crescita critica nel mondo della letteratura. Però non sempre ho voglia di dedicarmi ai grandi classici: a volte vorrei qualcosa di leggero, ma questo non deve significare che debba essere scritto male o avere una trama assurda! 😉
      Zia Jane è il porto sicuro, e nel corso del tempo, fortunatamente, ho trovato altre brave autrici che spero di farvi conoscere con le mie recensioni 🙂

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  2. Io avrei chiuso il libro a maledetto l’autrice dopo un po’.
    Ma, onestamente, io neanche avrei provato un libro come quello. Per i titolo, per la copertina e perché sicuramente la quarta di copertina mi avrebbe fatto classificare il tutto come carta sprecata.

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