Dalla carta allo schermo

Divergent: il significato della diversità e dell’appartenenza

Ho deciso di leggere Divergent di Veronica Roth per prendermi una pausa, in un momento in cui un esame di storia molto difficile occupava gran parte della mia attività cerebrale (ma alla fine l’ho passato, alleluia). Avevo già visto il film, quindi conoscevo la trama. Nonostante ciò, il romanzo mi ha preso parecchio. Ciò che risulta più coinvolgente, soprattutto dopo aver visto il film, secondo me, è il fatto che la vicenda è raccontata dalla protagonista, Tris, in prima persona. In questo modo si capiscono molte cose che nel film erano sottintese o non approfondite.

DIVERGENT - 2014 FILM STILL - (L-R): SHAILENE WOODLEY and THEO JAMES - Photo Credit: Jaap Buitendijk/Summit Entertainment

Penso che il fulcro del libro sia molto semplice, ma decisamente importante, considerato che si tratta di una trilogia (che continua con Insurgent e Allegiant) rivolta prevalentemente ad un pubblico giovane. La storia di Tris, infatti, fa capire quanto coraggio ci voglia ad essere diversi. In una società basata sulla divisione in fazioni, in cui ognuno viene destinato attraverso un test attitudinale a quella che più si adatta alla sua indole, Tris e altri divergenti come lei devono imparare a capire cosa significa non sottomettersi al pensiero della fazione a cui appartengono.

Lo si comincia a capire già in questo libro, ma l’idea è ancora più chiara proseguendo con il sequel (che sto leggendo in questi giorni): l’appartenere ad una fazione costituisce un vincolo. In essa si può trovare sì tutto ciò che si adegua maggiormente al nostro carattere e al nostro pensiero, ma nello stesso tempo la fazione costringe ad agire e a pensare in un certo modo. Impone determinati comportamenti. E allora viene da chiedersi se, a volte, l’assunto su cui le fazioni si fondano non andrebbe invertito. In teoria funziona così: se tu sei in un certo modo, allora appartieni ad una certa fazione. Però a volte sembra piuttosto il contrario: se tu appartieni ad una certa fazione, allora devi comportarti in un certo modo. È una dialettica probabilmente inesauribile e irrisolvibile, ma neanche indagata. Tutti sanno che le fazioni sono state create per mantenere la pace e per far funzionare la società, quindi nessuno osa metterne in discussione l’esistenza.

Divergent-factions

E poi ci sono gli Esclusi, coloro che non sono riusciti a superare l’iniziazione della loro fazione (che avviene dopo la cerimonia della Scelta, quando si compiono 16 anni). Sono costretti a vivere in isolamento rispetto al resto della società, a vivere di elemosina. Ogni giovane iniziato teme di finire tra gli Esclusi, anche se in realtà si conosce ben poco della loro vita. Non voglio fare spoiler, quindi mi fermo qua.

Rispetto al film, il libro permette di conoscere più a fondo la protagonista, come ho già accennato. Tris è un personaggio femminile forte e determinato, che sa usare le proprie debolezze per farsi strada durante l’iniziazione. È bello e interessante seguirla mentre la trama si sviluppa, perché mentre noi impariamo a conoscerla, lei stessa impara a conoscersi, mettendo più volte in dubbio la propria identità. Essendo una Divergente, le viene facile riflettere su quanto di ciò che la caratterizza faccia parte della sua natura e quanto invece le venga dalla fazione in cui è nata, gli Abneganti, e quanto da quella in cui si sta formando, gli Intrepidi.

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Il film modifica leggermente il finale, rendendolo un po’ più complesso, quando nel libro risulta invece sbrigativo (purtroppo è una cosa che succede spesso in questo tipo di libri, ma Divergent tutto sommato se la cava abbastanza bene). Leggendo il romanzo dopo aver visto il film, ho riscontrato alcune differenze nei personaggi, ma sono per lo più fisiche, quindi niente di grave. Penso che comunque il film sia stato fatto molto bene, rispettando quasi alla lettera il romanzo. Vi consiglio entrambi, non importa quanti anni avete. È una storia coinvolgente, che può anche insegnare molto. Ora non vedo l’ora di vedere come va a finire. Anche perché, ovviamente, c’è una storia d’amore di mezzo (per niente sdolcinata, per fortuna), e io in fondo ho un cuore.

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