Recensioni

Il Novecento di Ken Follett

Uno dei primi articoli che avrei voluto scrivere per questo blog doveva basarsi sulla trilogia di Ken Follet sul Novecento; infatti, a gennaio, quando The Lark and the Plunge è nato, avevo appeno finito I giorni dell’eternità, che mi aveva tanto entusiasmata. Chissà perché ogni volta che mi mettevo al computer mi veniva sempre in mente un altro libro su cui riflettere e così ho continuato a rimandare l’argomento. Fino ad oggi.

Eccomi qui, dunque, pronta a presentarvi una delle saghe storiche più riuscite e anche una di quelle che si è prefissata uno scopo decisamente non facile. Il Novecento è stato sicuramente uno dei secoli più ricchi per la storia dell’uomo, e non solo quello occidentale: questa ricchezza va intesa sia in senso positivo sia negativo. Pensiamo ai grandi risultati scientifici e tecnologici, sociali e culturali, ma allo stesso tempo non possiamo dimenticare la barbarie dimostrata dall’uomo nei confronti dei suoi simili e del mondo che lo circonda. Al progresso scientifico si è accompagnato in certi momenti un evidente regresso dell’animo umano, che si è dedicato ad orrori assurdi. Noi siamo figli di questo secolo molto più che di altri, e non mi riferisco tanto alla prossimità temporale, quanto al fatto che è stato un periodo che ci ha fornito un bagaglio di esperienza e di responsabilità per il futuro al quale non è possibile sottrarci.

La storia di chi ha vissuto cento, settanta, trenta anni fa è la nostra storia. Ken Follett l’ha capito e con grande precisione si è messo a costruire le vicende di molte famiglie nelle cui vite il lettore potesse rispecchiarsi. Così, attraverso il racconto delle loro vicende, vediamo snodarsi tutti i fili della storia e i piccoli personaggi partecipano dei grandi eventi che hanno indelebilmente segnato il corso del Novecento.

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La caduta dei giganti è il primo volume di questa trilogia e si concentra sugli eventi che hanno preceduto la Prima Guerra Mondiale e poi sul conflitto stesso. Dall’America alla Russia, dall’Inghilterra alla Francia e alla Germania, accanto alle vicende private si delineano quelle pubbliche che sono state testimoni di cambiamenti epocali. Ammetto che questo è uno dei periodi del XX secolo che più mi affascina: si assiste al declino inevitabile e al crollo di una società e di uno stile di vita che prima di cedere rimane aggrappata allo splendore del passato. Nella serie TV Downton Abbey– che io adoro- tutto questo è rappresento magistralmente. Le classi aristocratiche vivono ciò che resta dei fasti di un tempo, mentre i ceti più umili iniziano a farsi strada per affermare il loro posto nella società. La Prima Guerra Mondiale ha davvero dato una svolta epocale al corso degli eventi: tutto quello che esisteva prima è stato messo in dubbio ed è crollato, senza possibilità di tornare indietro. I “giganti” del titolo sono sia i grandi Stati europei che sono andati incontro alla rovina (anche ci è uscito vincitore dal conflitto ha subito perdite), sia il sistema di valori e di certezze, la cui stabilità è stata minata dalle trasformazioni sociali e culturali. L’orrore di un nuovo tipo di guerra che ha mandato ad un inutile macello migliaia di persone ha messo in ginocchio l’umanità intera e rialzarsi non è stato affatto facile.

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E lo si è fatto nel modo sbagliato. Vent’anni dopo si è aperto uno dei periodi più bui e vergognosi della storia, giustamente definito da Follett L’inverno del mondo. Dittature, massacri, violenze inspiegabili sono stati narrati con accuratezza nel secondo volume della trilogia. Quello che più ho apprezzato è che l’autore ha voluto descrivere il nazismo non descrivendo i campi di concentramento, ma raccontando alcuni provvedimenti forse meno conosciuti, ma ugualmente terrificanti. Fortunatamente l’inverno è sempre destinato a finire e così, a gran fatica, l’uomo ha cercato di rialzarsi e di ricostruire la vita dalle macerie della guerra.

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Ricostruire il mondo non è facile, ma la voglia di andare avanti è tanta. Ne I giorni dell’eternità ecco come vengono messi in gioco i sogni degli uomini, sogni di libertà, di giustizia, di una vita migliore. L’uomo, però, continua a sbagliare e riporta dolore e distruzione nel mondo: in Vietnam, a Berlino, a Selma. Il ritmo incalzante della narrazione mi ha tenuta incollata alle pagine del romanzo: pur conoscendo l’esito delle vicende raccontate, non ho potuto fare a meno di farmi prendere dalla curiosità. Sapevo che Kennedy sarebbe morto a Dallas e per tutto il tempo sono stata in ansia. Forse sono io una sciocca o Ken Follett è un ottimo narratore.

Oltre ad aver appreso molto a livello di conoscenze storiche devo sottolineare che grande è il coinvolgimento emotivo: ho pianto per la guerra, sono rimasta inorridita per il provvedimento contro i bambini down, mi sono angosciata all’idea di un conflitto nucleare e mi sono commossa quando finalmente è caduto il muro di Berlino.

Spesso mi sono ritrovata a consigliare questa saga a studenti in vista dell’esame di maturità, perché mi sembra un ottimo metodo di ripasso del Novecento. Ma invito tutti quanti a prendere in mano la trilogia di Ken Follett: è vero, è una lettura impegnativa perché sono volumi spessi, ma secondo me ne vale davvero la pena.

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7 thoughts on “Il Novecento di Ken Follett

  1. Sono sempre stato diffidente nei confronti di Ken Follet e difatti, nella mia piú spregiosa arroganza, non l’ho mai letto.
    Però è già la seconda critica positiva in tre giorni che sento di questa trilogia.
    È possibile che il mio istinto abbia sbagliato?

    Liked by 1 persona

    1. Guarda, di ken follett ho letto questa trilogia e i due libri sul Medioevo, “I Pilastri della Terra” e “Mondo senza fine” che avevo apprezzato. Ma questa saga è di gran lunga superiore. Ora, a livello stilistico non sarà un genio rivelatore, ma l’accuratezza del dettaglio storico, la costruzione dei capitoli e il ritmo narrativo sono di tutto rispetto.
      Il mio consiglio è di provare a leggerlo: se non ti piace puoi sempre abbandonare la lettura, ma almeno sarai consapevole della tua decisione 🙂

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