Recensioni

Sophy la Grande

Oggi vi parlo di un romanzo molto importante per me, sia perché è uno dei miei preferiti sia perché l’autrice è la stessa del racconto su cui baso la mia tesi.

Ho scoperto Georgette Heyer qualche estate fa, vagando -come mio solito- tra gli scaffali della mia biblioteca in cerca di ispirazione. Sul dorso di un libro leggo in caratteri eleganti Il Dandy della Reggenza e le immagini sulla copertina sembrano uscire da un racconto di Jane Austen. La trama mi ispira. Lo prendo in prestito. Lo divoro. Così inizia la mia storia d’amore con i romanzi della Heyer.

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Dedicherò sicuramente un pezzo a questa autrice, ma oggi preferisco parlarvi del brillante Sophy la Grande. Scritto nel 1950, il libro racconta la storia di Miss Sophie Stanton-Lacy, una giovane che viene ospitata dalla zia per essere aiutata nel suo debutto in società. L’arrivo di Sophy in casa Ombersley può essere facilmente paragonato ad un uragano: la ragazza, infatti, nota subito i numerosi problemi che gravano sulla famiglia, e con la sua determinatezza ed esuberanza inizia a darsi da fare per risolvere delle situazioni così critiche. Lo zio è indebitato fino al collo e il suo secondogenito sembra seguire le orme paterne; la cugina Cecily si è infatuata di un poetastro capace solo di cantare la bellezza dei suoi occhi, e il figlio maggiore, Charles, è fidanzato ad una donna assolutamente insopportabile, che nessuno vuole accogliere in famiglia. L’energia di Sophie fin da subito si scontra con la rigida condotta di Charles e i loro battibecchi sono tra le chicche di questo romanzo.

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La trama è abbastanza semplice, ma ricca di spunti per creare situazioni divertenti e soprattutto per lasciare spazio ai personaggi. A mio parere, infatti, uno dei maggiori punti di forza del libro e, più in generale, dell’autrice è proprio la caratterizzazione di tutti quelli che popolano le pagine del romanzo. Lo strumento per questa definizione psicologica è il dialogo; vivaci scambi di opinione, intensi monologhi, battute ricche di brio: tutto ciò si trova negli scritti della Heyer e contribuisce a rendere la lettura un vero godimento per la mente. Va seriamente riconosciuto a questa autrice il grandissimo merito di saper rendere vive le scene attraverso l’uso della parola: è davvero facile immaginarsi Sophy alle prese con un usuraio o intenta a tenere a bada la fidanzata del cugino, Miss Eugenia Wraxton. Gli scambi di battute sono pieni di spirito e non ci sono mai pause inutili che rallentano il ritmo o spezzano la scena; questa è una qualità che molte volte manca in romanzi ben scritti o dalla trama originale. Io sono solita dare grande importanza alla parola e ogni volta che mi trovo davanti ad un uso magistrale, mi sento intellettualmente soddisfatta.

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Altro grande pregio di Georgette Heyer è l’invenzione dei personaggi. Le protagoniste sono donne forti, non sempre forzatamente anticonvenzionali e anche questo lo apprezzo molto: noto che spesso si tenda a scegliere come protagoniste sempre ragazze ribelli, in lotta con tutto e tutti, un po’ bad girl. Il che va bene, ma per me dopo un po’ risulta noioso. Le donne della Heyer, invece, hanno la possibilità di dimostrare la propria forza di carattere sempre in modo diverso, anche andando oltre i cliché narrativi che a volte emergono nelle trame. Le protagoniste, però, sono sempre sostenute dagli altri personaggi della storia, tutti a loro volta ben delineati: spesso, infatti, si leggono romanzi in cui è ben caratterizzato solo l’eroe della vicenda, mentre chi si muove intorno è trascurato o trattato superficialmente. A merito della nostra autrice, anzi, devo sottolineare che molte volte i personaggi più divertenti o comunque quelli più indimenticabili sono quelli secondari: piccole perle di caratterizzazione psicologica che contribuiscono a rendere viva la narrazione. Mentre leggevo Sophy la grande avevo voglia di prendere a schiaffi Eugenia Wraxton, probabilmente uno dei personaggi più odiosi mai descritti; ho riso dell’inettitudine poetica dell’aspirante Omero, il signor Fawnhope, di cui Cecily è innamorata; ho sbadigliato per tutto il tempo in cui la pigrissima Marchesa spagnola ha onorato gli altri della sua presenza, compiendo l’enorme sacrificio di alzarsi dal divano.the-grand-sophy-georgette-heyer

Sophy, che nella sua mania di aiutare gli altri a tutti i costi ricorda un po’ la Emma austeniana (solo più avveduta e consapevole), è un personaggio determinato, irriverente, sincero e ingegnoso: assistere alla messa in atto dei suoi piani è un po’ come andare ad uno spettacolo di magia.

La prevedibilità del lieto fine sostiene la mia teoria: quello che conta non è tanto la trama, che al contrario funge da supporto al sistema dei personaggi di volta in volta mandati sul palcoscenico della narrazione. Divertente, brillante, originale: Georgette Heyer è, come afferma la copertina dell’Astoria, l’autrice che “permette di superare la crisi d’astinenza da Jane Austen”. Manca sicuramente della profondità di tematiche che la Austen affronta in maniera sublime nelle sue opere, ma se sentiamo nostalgia per l’ambientazione Regency e per un tono ironico nella descrizione, a volte massacrante, dei personaggi, la Heyer è decisamente la scelta più appropriata.

Vi lascio con l’invito a scoprire questa autrice, se vi era sconosciuta, o a leggere Sophy la grande e con la promessa che scriverò sicuramente altri articoli su di lei e suoi romanzi.

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