Letteratura

Carmilla e la natura malvagia del vampiro

Oggi, per leggere qualcosa sui vampiri che non sia una melensa storia d’amore o un’inverosimile invenzione di strane scuole paranormali, bisogna tornare all’ovile. Nel senso che l’unica via di fuga, come spesso capita quando non si sa bene cosa leggere, sono i classici. Dato che la letteratura horror, in particolare quella riguardante creature vampiresche, ha sempre esercitato un certo fascino su di me, non potevo non parlarvi di Carmilla.

Carmilla

La terrificante creatura in questione è una bella e affascinante vampira, che semina terrore e devastazione sotto le mentite spoglie di fanciulla indifesa. Nasce dalla geniale penna di Sheridan Le Fanu, scrittore irlandese vissuto nel XIX secolo, che fu romanziere, poeta e giornalista, ma che deve la sua fama soprattutto ai suoi racconti dell’orrore, tra cui appunto quello sulla nostra Carmilla. Il lungo racconto precede di venticinque anni il romanzo di Bram Stoker e presenta alcuni dei tratti che diventeranno caratteristici del genere. Ma sono due gli aspetti che mi hanno incuriosito di più.

Carmilla's Oath by Claudia-SG on DeviantArt
Carmilla’s Oath by Claudia-SG on DeviantArt

In primo luogo, la delicata e nello stesso tempo selvaggia sensualità della creatura. Essa viene infatti descritta come una ragazza malata bisognosa di aiuto, che trova rifugio in un vecchio castello abitato solo da Laura, che sarà la sua vittima, e suo padre, ma ben presto alcuni suoi comportamenti piuttosto singolari cominciano a provocare sconcerto nella ragazza. Carmilla, in alcuni momenti, sembra essere preda di raptus di follia, sembra straparlare. Laura annota queste sue crisi come attimi di smarrimento, ma le parole di Carmilla sono vere e proprie dichiarazioni d’amore e di possesso. Carmilla non può che ripetere quanto Laura le appartenga, quanto si appartengano l’un l’altra. L’unica cosa che può davvero separarle è la morte. Più tardi scopriremo che questo è il modo in cui il vampiro sceglie le sue vittime: preso da un sentimento di passione fortissimo nei confronti di una fanciulla, il mostro fa di tutto per avvicinarsi a lei e nutrirsi del suo sangue lentamente, per rallentare il godimento, fino ad esaurire completamente la sua vita. È un modo estremamente sensuale e affascinante di trattare l’eterno tema del legame tra amore e morte; ed è anche uno dei punti di forza di questo racconto, a mio parere.

Il secondo aspetto che mi interessa portare alla luce è la ventata di aria fresca che provoca leggere un racconto sui vampiri scritto nell’Ottocento. Potrebbe sembrare un’affermazione paradossale, ma dopo anni di romanzi contemporanei che hanno fatto troppo spesso del vampiro una macchietta, leggere qualcosa che ci ricordi che il vampiro è sostanzialmente una creatura malvagia e demoniaca, votata alla distruzione degli esseri umani con l’unico scopo della propria sopravvivenza, beh è davvero un toccasana. Perché il fascino di una tale mostruosa invenzione letteraria risiede proprio nella sua innata e inevitabile malvagità. Essa è la sua maledizione, la sua pena del contrappasso in cambio della vita eterna. Togliere al vampiro la scintilla del male significa privarlo del suo fascino. Non sono del tutto a sfavore delle riletture contemporanee, sia chiaro: mi vengono in mente i primi romanzi nodo-sangue-laurell-hamiltondella serie su Anita Blake di Laurell K. Hamilton (ma solo i primi cinque o sei, perché poi hanno perso valore), in cui i vampiri hanno sì rapporti “civili” con gli esseri umani, ma non perdono mai la loro indole malvagia; oppure il recente romanzo di Joyce Carol Oates (di cui ho parlato qui), opera geniale e costruita a puntino. Ma in generale ritengo che la maggior parte dei romanzi in cui si ripropone al pubblico di oggi la figura del vampiro l’abbia eccessivamente falsata. E allora in questo senso rileggere Le Fanu (così come Polidori) può fare bene, perché ci ricorda dove è nata questa tremenda creatura.

Ora non mi resta che riprendere in mano Dracula, letto qualche anno fa. Vorrei rileggerlo in lingua originale, tempo permettendo. Vi farò sapere. Nel frattempo, andatevi a cercare Carmilla, e lasciatela entrare nei vostri incubi.

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One thought on “Carmilla e la natura malvagia del vampiro

  1. I classici aiutano sempre. E sono sempre piú moderni ed attuali dei contemporanei, per questo sono classici. 😉
    Il vampiro senza l’istinto bestiale e mostruoso, senza la malvagità, è svuotato, è un pupazzo di gomma senza un’anima a reggerlo in piedi.

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