Riflessioni

Ri-leggere il passato

L’impressione più immediata quando si pensa al passato è di qualcosa che è inevitabilmente finito, qualcosa di irripetibile, irraggiungibile. Nello stesso tempo, il passato è anche un’importante influenza sul presente. Ma se il confine tra l’uno e l’altro non fosse così netto? Cosa succederebbe se provassimo a considerare passato e presente come un’unica entità, o come due entità non del tutto separate che si modificano continuamente a vicenda? In questo senso, il passato può diventare anche un agente attivo, una presenza concreta e reale.

Il passato di Eliot è memoria:

April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.

Nel famosissimo incipit di The Waste Land, il mese di aprile è ciò che mescola memoria e desiderio, cioè passato e futuro, al fine di creare il presente. Ma considerare il passato come memoria lo lega indissolubilmente al presente: la memoria sussiste nel presente, senza di essa il passato non esisterebbe.

La memoria del passato o, alla Eliot, la memoria in quanto passato, può arrivare però ad essere estremamente invadente, fino ad offuscare la realtà del presente. È ciò che succede a Jay Gatsby nel romanzo di Fitzgerald. Il protagonista agisce allo solo scopo di conquistare l’oggetto dei suoi desideri, ossia Daisy, senza accorgersi di essere rimasto invischiato in un’immagine della donna e della relazione intercorsa tra loro che non ha più alcun legame concreto con la sua vita attuale. Sia Daisy che Gatsby sono cambiati, hanno preso decisioni che li hanno portati verso un certo stile di vita e le scelte che hanno compiuto nel loro passato non possono non aver influenzato e cambiato ciò che essi sono. Gatsby rimane stupito quando Nick afferma che il passato non può essere ripetuto. Certo che si può! Basta che siano create le condizioni necessarie, e la storia d’amore tra lui e Daisy potrà tornare allo stesso punto in cui era stata interrotta, e da lì continuare e prosperare. Per questo motivo, Gatsby chiede a Daisy una cosa impossibile: le chiede di confessare davanti a tutti di non aver mai amato Tom, suo marito. Per Gatsby non è sufficiente sapere di essere amato ora: pretende di credere che Daisy sia sempre stata sua. Ma questo non è possibile, e l’ammissione di Daisy manda in frantumi il sogno di Gatsby. Ciò accade per la considerazione che Gatsby ha del passato, che diventa ai suoi occhi una dimensione idealizzata e cristallizzata, un luogo a cui poter tornare, anzi, l’unico luogo in cui bisogna ritornare al fine di realizzare i propri sogni, che nel suo caso si riveleranno come nient’altro che vane illusioni. Gatsby vorrebbe ripetere il passato, ma non gli è possibile, perché esso è invariabilmente vivo solo nella nostra memoria.

C’è chi fa, allora, un passo ancora più in avanti. Sto pensando a Death of a Salesman di Arthur Miller, nel quale il protagonista, Willy Loman, viene continuamente visitato dai fantasmi del suo passato, i quali tuttavia (e qua sta la genialità dell’opera e dell’autore) lo influenzano mentre interagisce con i personaggi del suo presente. Attraverso continui salti spaziali e soprattutto temporali, siamo in grado di vedere in scena contemporaneamente i figli di Willy nella loro versione di bambini e in quella presente, di uomini adulti. Allo stesso modo, compaiono le figure del fratello maggiore, Ben, e della donna con la quale era stato sorpreso in albergo dal figlio maggiore, Biff. Insomma, siamo in grado di vedere in scena il passato e il presente in contemporanea, il che ci rende ancora più consapevoli di quanto il primo sia importante per la definizione del secondo. Senza contare che pensare il passato come memoria, in questo caso, non è più sufficiente. Esso non può che apparire come qualcosa di molto più fisico, reale. Il passato convive con il presente. Miller mescola i confini tra l’uno e l’altro, lasciando che le due dimensioni si compenetrino continuamente, si con-fondano.

E allora abbiamo il passato come memoria, come ossessione, come presenza fisica. In tutti e tre i casi, attraverso lo sguardo di tre grandissimi scrittori americani, la riflessione si innesca con forza. E l’idea che il passato non sia semplicemente un qualcosa di concluso diventa prepotente. Come può esso avere davvero una fine, se sono così tanti i momenti in cui si ripresenta nella nostra vita attuale? Ovviamente non ho una risposta. Ma, per trovarne una, esiste forse un modo migliore del leggere bei libri? Credo di no.

Annunci

6 thoughts on “Ri-leggere il passato

    1. Devo ammettere che Proust non l’ho mai letto 😉 In ogni caso questo post non voleva ovviamente essere esaustivo del tema, che è vastissimo. Si potrebbe scrivere un’enciclopedia sul passato e la memoria! Semplicemente ho voluto scrivere qualche considerazione su testi che mi sono recentemente trovata a leggere e studiare.

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...