Recensioni

Il giardino dei segreti

Credo di aver acquistato Il giardino dei segreti di Kate Morton per festeggiare la fine degli esami di maturità: era il lontano 2010 (già cinque anni sono passati!) e, per non smentire la mia “secchionaggine”, mi sono fiondata il libreria per celebrare al meglio l’inizio delle vacanze.

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Naturalmente la mia attenzione è stata subito catturata dalla copertina: un verde intenso che ricorda i misteriosi giardini inglesi, il profilo di una bambina che guarda verso l’ignoto e il titolo scritto in elegantissimi caratteri dorati. Titolo che ha evidenti richiami al celebre romanzo della Burnett, Il giardino segreto: forse è per questo che si è deciso di pubblicare il romanzo con un titolo diverso dall’originale, che era The forgotten garden. Per quanto Il giardino dei segreti sia molto evocativo, personalmente sono contraria alla scelta di modificare, anche parzialmente, i nomi delle opere, anche perché in questo romanzo la memoria gioca un ruolo importantissimo.

La trama viene articolata su tre livelli, intrecciando le storie di tre donne in differenti epoche. Nel 1913 una bambina viene su una nave in partenza per l’Australia dal capitano: con sé ha solo un libro di favole di Eliza Makepeace, la donna che dovrebbe prendersi cura di lei, ma che è scomparsa. La piccola Nell viene, quindi, adottata dal capitano e vivrà serenamente in Australia finché non scoprirà la verità sulla sua adozione il giorno del suo ventunesimo compleanno. La rivelazione sconvolgerà per sempre l’esistenza della ragazza, che farà di tutto pur di scoprire qualcosa del suo passato. Nel 2005 Cassandra, nipote di Nell, riceve in eredità alla morte della nonna un cottage inglese, il cui giardino sembra essere la chiave per risolvere il segreto legato alle origini di Nell. In quel giardino, infatti, si intrecciano i destini di tre donne assai diverse tra loro, segnate dalla sofferenza e dalla determinazione: Eliza, Nell, Cassandra. Scoprire la verità sarà un occasione di riscatto e l’inizio di una nuova vita o fonte di turbamento e rassegnazione?51c2wc7Or-L._SY344_BO1,204,203,200_

È una storia incredibile, che affonda le sue radici nel passato e pian piano rivela al lettore i suoi segreti, come un fiore che sboccia lentamente. Ogni capitolo vede l’alternarsi delle vicende delle tre protagoniste, mantenendo sulle spine il lettore; la curiosità viene continuamente stimolata grazie a colpi di scena e il senso di attesa a volte diventa quasi angosciante: perché Eliza non era sul molo? Perché Nell ha acquistato quel cottage? Dubbi e ipotesi si sovrappongono, così come si sovrappongono epoche distantissime tra di loro. Con grande abilità pittorica Kate Morton ha saputo ricostruire le scane ambientate nel primo Novecento, creando un’atmosfera molto suggestiva: la patina di antichità per me era quasi palpabile.

Scavare nel passato porta alla luce segreti importanti e Cassandra è consapevole del rischio: perché non può semplicemente vivere la sua vita? Forse perché la risposta per andare avanti sta proprio nel bagaglio di memorie che supera i confini del tempo e dello spazio.

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Ho un debole per le storie raccontate attraverso le generazioni e in questo caso l’autrice ha saputo mescolare sapientemente la narrazione con elementi storici e con il brivido del mistero. Da sottolineare è anche il carattere meta-letterario: con il personaggio di Eliza Makepeace, la Morton ha dovuto costruire tutto un apparato di libri ad opera di questa scrittrice fittizia. Spesso, infatti, le citazioni a inizio capitolo sono tratte dai racconti di Eliza, ed io ammetto di essere andata a cercare su Internet se la donna fosse realmente esistita!

Leggete Il giardino dei segreti per scoprire la verità nascosta e a lungo dimenticata che lega Cassandra, Nell ed Eliza. Lasciatevi trasportare da una narrazione scorrevole e coinvolgente, da una trama ben costruita, da un’ambientazione suggestiva e da profonde figure femminili. Questo è davvero un romanzo che vale la pena scoprire.

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13 thoughts on “Il giardino dei segreti

  1. Sempre interessante il lavoro di uno scrittore dietro al proprio scritto. Sino a che punto si può spingere a fingere e a creare uno scrittore? Quanto possono diventare reali i personaggi descritti? Se lei avesse scritto un racconto breve a nome della sua protagonista, si sarebbe potuto dire che il racconto non fosse suo ma del suo personaggio?

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  2. Approfondisco l’osservazione: un personaggio può diventare lo pseudonimo oltre che il possibile alter ego dello scrittore?
    (Metto tra parentesi perché non sono sicuro di quello che sto per scrivere per ovvie ragioni. Geronimo Stilton è autore o protagonista dei libri per bambini con un topo antropomorfo? Se è il nome dell’autore ed anche del personaggio, Geronimo Stilton è davvero un topo antropomorfo? 🙂 )

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    1. Io credo che a volte il personaggio si renda indipendente dalla mente creatrice dello scrittore, arrivando ad agire in modo inaspettato. Magari Kate Morton non avrebbe mai scritto il libro di favole che invece sembra essere il prodotto perfetto di Eliza.
      In quanto a Geronimo Stilton…. mi sembra più reale il top che non la persona alle sue spalle! 🙂

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  3. Ciao,
    leggendo di questo romanzo me ne è venuto in mente uno che ha qualcosa di simile, almeno nella storia di una famiglia, anche se va indietro solo di una generazione, in pratica. si intitola “La tredicesima storia”, di Diane Setterfileld.

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    1. Grazie per il suggerimento! Il titolo non mmi è nuovo, anzi credo di averlo annotato in qualche lista del tipo “libri da leggere”. Penso che mi metterò all’opera e lo cercherò 🙂

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