Recensioni

La camera di sangue

So che questa recensione sarà parzialmente in linea con le ultime due scritte da me e vi chiedo, dunque, di perdonare la mia ripetitività. Tuttavia, desidero condividere con voi le mie impressioni su un romanzo che mi ha favorevolmente colpita. Sto parlando de La camera di sangue di Jane Nickerson. Per qualche motivo sconosciuto, mi sono sempre trattenuta dal leggerlo, credendo di trovarmi davanti un libro deludente. Questa settimana mi si è presentata l’opportunità di prenderlo in prestito e ne sono felice: ho apprezzato tanto la storia, quanto lo stile e l’ambientazione.

51SQsBPs8YL._La camera di sangue è una rilettura del cupo racconto di Barbablù. L’ambientazione è stata portata nel sud degli Stati Uniti, nell’Ottocento, in pieno regime schiavista. Protagonista del racconto è la diciassettenne Sophia Petheram che, alla morte del padre, viene accolta dal suo padrino, il ricchissimo Bernard de Cressac. La casa che ospiterà Sophia è una vera e propria abbazia medievale, letteralmente trasportata dall’Inghilterra nel Nuovo Mondo, grazie ai fondi inesauribili di monsieur de Cressac. Anzi, è proprio questa ricchezza lo strumento che egli userà nel tentativo di viziare e far felice Sophia, fino ai limiti più estremi. Abiti, gioielli, cavalli, una cameriera francese, una barca, cibi raffinati… ogni cosa è ordinata da de Cressac per rendere unico il soggiorno della ragazza. E lei, da sempre affascinata dalla figura misteriosa del suo padrino, accetta volentieri tutto ciò che le viene offerto, immergendosi nel lusso fino al giorno in cui si rende conto di essere prigioniera in una gabbia fatta di seta e oro. Sophia si veste e si pettina come desidera monsieur Bernard, se desidera uscire nel bosco è pedinata dalla sua cameriera, Odette, non può far visita ai suoi familiari, le è vietato recarsi in paese per seguire le funzioni religiose, né le è concesso parlare con gli schiavi della tenuta. Se qualcosa non trova l’approvazione di de Cressac è vietata. Nel tentativo di crearsi un piccolo margine di libertà, la giovane deve imparare ad assecondare e manipolare il suo tutore, che inizia a mostrare i segni di un carattere impetuoso, egoista e violento. Ecco, allora, che Sophia inizia a domandarsi cosa sia successo alle precedenti quattro mogli di Bernard, finché non inizia ad avvertire un certo legame con queste donne: Victoire, Adele, Tatiana e Tara. Tutte e quattro con i capelli rossi, proprio come lei. E la ragazza comprende di essere l’oggetto dell’ossessione di de Cressac, un’ossessione malata che non la lascerà mai libera. L’unica via di fuga le si presenta sotto forma di un giovane reverendo, appassionato di botanica. I momenti trascorsi insieme nel bosco, ovviamente di nascosto dal padrino, sono gli unici in cui Sophia torna a vivere. Tuttavia, questa felicità non è destinata a durare a lungo: a causa di una serie di circostanze, la giovane è costretta a prendere drastiche decisioni che metteranno alla prova il suo coraggio, nel momento in cui la verità viene svelata.

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Lasciatemi dire quanto abbia apprezzato il fatto di parlare della schiavitù in questo romanzo: oltre ad essere un tema da sempre importante in sé, a mio parere è stata una scelta intelligente perché venivano messi in luce nell’opera i due tipi di schiavitù. La prima, la più tristemente e brutalmente nota, funge da contraltare a quella di Sophia, meno evidente e più sottile, ma credo ugualmente crudele. De Cressac è l’uomo che possiede molti schiavi e, per quanto mostri di offrire loro buone condizioni di vita, è pur sempre colui che detiene la loro libertà; allo stesso modo possiede Sophia: la vizia, la ricopre di ricchezze, ma non le lascia scegliere nulla, costringendola a vivere secondo i suoi capricci. Lei, ragazza di Boston, e quindi nata in un clima abolizionista, non riesce ad accettare un tale regime, ma è i_65344344_cottonpickers1875_gettympotente di fronte a questo sistema. Vorrebbe dare il suo aiuto all’Underground Railroad, ma purtroppo sa che non sarà così semplice. Per lei, aiutare gli schiavi a fuggire sarebbe il modo per permettere almeno alla sua anima di essere libera, quando il suo corpo è prigioniero dell’Abbazia.

Abbazia che, all’inizio del suo soggiorno, Sophia guarda con stupore e curiosità, sentendosi un po’ come Catherine Morland nel romanzo austeniano Northanger Abbey. Presto, però, si accorge che la dimora è stata teatro di tragici eventi che hanno segnato Bernard de Cressac. Chi è davvero barbablùquest’uomo, ricco come Creso e altrettanto pericoloso e affascinante? Sophia non sa come comportarsi: all’inizio prova soltanto sconfinata ammirazione e gratitudine, ma lentamente il dubbio inizia a farsi strada in lei, così come nei lettori, colpiti dall’ambiguità del personaggio. Viene affrontato il tema della violenza, della pazzia, della gelosia ai limiti estremi e sempre nei confronti delle donne. Un racconto dell’orrore che affonda le radici nella realtà quotidiana.

Ho apprezzato la caratterizzazione dei personaggi, specialmente di Sophia: non è né la giovane bella e ingenua, né la ribelle costantemente determinata e coraggiosa. Sophia si lascia sedurre dal lusso, è giovane e a volte sì, è ingenua; ha paura e non sa come agire, vorrebbe essere coraggiosa, ma non sempre ci riesce. Sophia sbaglia, Sophia cresce. Cade vittima del fascino del suo tutore e poi riesce a vedere le cose con imparzialità. Si innamora del reverendo e dei suoi principi, anche se questo li porterà a separarsi. Ma non lo avrebbe amato se non avesse avuto quel carattere determinato e onesto, così accetta il corso degli eventi, finché la situazione non precipita e allora saprà trovare la forza per combattere.

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Vi consiglio vivamente questo romanzo, una rilettura davvero interessante di un racconto della tradizione, dai toni gotici e dall’ambientazione affascinante nella sua originalità. Vengono affrontati temi importanti come la schiavitù, la privazione di libertà, l’ossessione violenta nei confronti delle donne, il tutto ben scritto e ben costruito. Posso dirmi soddisfatta di questa lettura, soprattutto perché non me lo aspettavo .

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4 thoughts on “La camera di sangue

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