Riflessioni

Voglio avere la pelle d’oca, ogni giorno

“L’uomo è talmente portato a occuparsi delle cose più ordinarie, lo spirito e i sensi diventano così facilmente sordi alle impressioni della bellezza e della perfezione, che bisognerebbe preservare in tutti i modi la capacità di sentirle. […] Bisognerebbe ogni giorno almeno ascoltare una canzoncina, leggere una bella poesia, ammirare un quadro e, se possibile, dire qualche parola sensata.”

Goethe, Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister

Una riflessione sulla bellezza rischia, da subito, di cadere nell’eterna disputa dell’obiettività. Una delle prime cose che senti dire, non appena ti scappa un “Che bello!”, è: “Bello?!? A me non piace”, a cui seguiranno tutta una serie di luoghi comuni culminanti in “non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace”. Io provo un particolare fastidio quando il mio interlocutore crede di poter risolvere la discussione tirando fuori un proverbio o una frase fatta, perché credo siano inevitabili portatori non sani della più becera cultura popolare. Stereotipi e banalità sentite milioni di volte non concludono una conversazione, tanto meno sono in grado di imporre con successo la tua opinione.

In ogni caso, il mio post di oggi non intende essere una crociata contro i luoghi comuni (di cui comunque c’è sempre bisogno), bensì una a favore della bellezza, e quindi una specie di seconda puntata per il mio articolo precedente. Penso di poter fare un passo avanti rispetto a ciò che ho già detto, perché qui Goethe ci insegna che il saper apprezzare la bellezza è soprattutto una questione di esercizio, oltre che di volontà. Non basta voler trovare la bellezza, bisogna esserne capaci.

La riflessione di Goethe si inserisce nel contesto più ampio di un uomo, il protagonista, alla ricerca di se stesso. Fugge dal mondo a cui i suoi familiari e i suoi amici lo volevano destinare, quello degli affari e del commercio, per cercare di dare una voce a ciò che sente dentro di sé attraverso il teatro. Wilhelm è appassionato di poesia, e decide dopo molte peripezie e esitazioni di seguire la sua vocazione. Spesso si è sentito solo, perché ciò che urlava dentro di lui non trovava ascolto, ma finalmente scopre in Serlo, il capo di una compagnia teatrale e colui che pronuncia la frase che ho riportato, l’interlocutore perfetto. Insieme a lui decide di mettere in scena l’Amleto.

Ciò che ho trovato di illuminante in queste parole è l’invito a fare di ogni giorno una piccola caccia al tesoro all’inseguimento della bellezza. Essa diventa in questo modo qualcosa per cui combattere, per cui faticare e lavorare. E non possiamo che attenderci qualcosa di positivo alla fine della nostra ricerca: la bellezza, anche quando effimera, è sempre un nutrimento per l’anima. Dobbiamo anche imparare che essa si può trovare in molti modi diversi, basta saperla riconoscere. L’unico modo per imparare è esercitarsi. Bisogna rifuggire la banalità, dimenticare ciò che si dava per scontato, andare oltre ciò che si vede tutti i giorni. La bellezza, insomma, è anche una questione di impegno.

Io credo che la maggior parte delle persone semplicemente non ne sia capace. Forse non lo desiderano neanche, o forse non riflettono abbastanza sulla questione per preoccuparsi di trovare la bellezza ogni giorno nella propria vita. Eppure, non è qualcosa di positivo per tutti? Non fa piacere avere la bellezza nella propria vita? Forse è il mio concetto di bellezza che non si adegua a ciò a cui si pensa normalmente. Perché io parlo di quella bellezza che si avvicina pericolosamente al sublime dei romantici, quella sensazione di commozione con al suo interno anche il terrore. Un sentimento così forte da scuoterti. É davvero una cosa strana desiderarlo? Io riesco a trovarlo, occasionalmente: in libri, film, canzoni, quadri, in persone che mi ispirano. E non ne posso fare a meno, ne ho bisogno! E resto esterrefatta quando incontro persone che vivono senza di esso, senza commuoversi (nel senso etimologico del termine) per qualcosa. Anche ora, mentre scrivo, penso: può essere vero? Ma lo sapete cosa vuol dire avere la pelle d’oca ascoltando una canzone? Rimanere imbambolati davanti a un quadro? Piangere guardando qualcuno ballare? Io so cosa significa, e sono sensazioni che voglio continuare a provare.

Vi auguro di sapere di cosa sto parlando. In ogni caso, vi invito anche a leggere il Meister di Goethe, opera settecentesca che potrebbe spaventare per il numero di pagine, ma che scorre con piacere e si rivela capitolo dopo capitolo un vero condensato dei principi del Romanticismo, così come un vero classico, di quelli che anche a distanza di secoli è capace di emozionare e far riflettere.

Annunci

6 thoughts on “Voglio avere la pelle d’oca, ogni giorno

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...