Letteratura

Un nuovo modo di vedere il romanzo

Dato che sono la regina del multitasking (tendo a fare due tre quattro cose contemporaneamente), mi sono detta: perché non unire l’utile al dilettevole? Così, ho pensato di parlarvi di uno dei saggi che sto studiando per l’esame di letteratura francese.

ACH003273867.1377274591.580x580Pour un nouveau roman, di Alain Robbe-Grillet, mi ha davvero aperto gli occhi. È una raccolta di scritti dell’autore che cerca di gettare luce sul movimento del Nouveau Roman, nato in Francia tra gli anni 50 e 60 del Novecento. Una delle sue affermazioni più importanti, a mio avviso, è che bisogna smettere di cercare nel romanzo moderno ciò che tradizionalmente era considerato in passato buono e corretto per un romanzo. Per scrivere come Stendhal, dice, bisognava essere nati nella sua stessa epoca.

Questo è illuminante, perché spesso ciò che succede è proprio quello che questo scrittore francese ci dice di evitare. Ci troviamo davanti un romanzo “strano”, non convenzionale, con una trama una struttura uno stile che non conosciamo, e quindi non riusciamo ad apprezzarlo. Spesso, anzi, lo ignoriamo proprio. Io sono una lettrice abbastanza onnivora, eppure mi è capitato. Robbe-Grillet lo spiega così: tutti, inevitabilmente, devono porsi in rapporto ad una tradizione. Nel momento in cui questo avviene, la novità verrà percepita come un’assenza di forma. In realtà, essa verrà successivamente a costituirsi come parte della tradizione, in qualche modo, quindi si tratta solo di rendersi conto che il romanzo è sempre inserito in un percorso progressivo di continua evoluzione. Una volta che si è coscienti dell’inevitabilità del cambiamento, a mio avviso, le deviazioni non saranno solo apprezzate, ma ricercate, e sarà anzi ciò che è più vicino alla tradizione ad essere scartato.

Ovviamente, non sto dicendo che bisogna abbandonare i romanzi scritti anni fa, i classici in particolare. Anzi, essi sono indispensabili, secondo me. Tuttavia, se io lettrice trovo in libreria un libro scritto sì nel 2015, ma con gli stessi temi e lo stesso modo di trattarli che si può trovare in un romanzo dell’Ottocento, allora non posso in alcun modo trovarlo interessante.

Per esempio, Robbe-Grillet sfata il mito della profondità. Ricordate la teoria delle corrispondenze di Baudelaire, o in generale la poesia simbolista? I poeti romantici e decadenti cercavano un senso in ogni cosa. Ogni oggetto, ogni essere nascondeva un significato misterioso. Niente era fine a se stesso. Nel nuovo romanzo, al contrario, la realtà prende forma in ragione della sua presenza. Essa, semplicemente, è. Penso che questo sia rivoluzionario, e prenderne atto è tanto importante quanto sottovalutato. Siamo talmente abituati (soprattutto per colpa della scuola) a dover commentare e ragionare su tutto ciò che vediamo. Vedo una cosa bella, mi emoziono per una poesia, e devo spiegare il perché. A volte non c’è un perché. Quella cosa c’è, ed è sufficiente constatarne la presenza. Ciò porta a lunghe descrizioni, che non sono più pause nella narrazioni, ma parti funzionali: esse creano la realtà. L’ho potuto constatare di persona leggendo Les Gommes. 

Conseguenza sul tempo: esso non è più una parte di una durata più estesa. Il tempo del romanzo è il tempo della sua durata. Non esiste altro tempo all’infuori di quello descritto in quel libro. La questione è un po’ contorta, forse potrà essere più chiara con un esempio. In Le vol d’Icare di Queneau, un romanziere assume un detective perché Icaro, il protagonista del libro che sta scrivendo, è scappato dalle pagine. Ecco, il personaggio di Icaro, non ha storia. Non ha infanzia, non è passato attraverso l’adolescenza. È nato nel momento in cui il suo autore ha scritto il suo nome sulla pagina. La sua esistenza si limita a ciò che di lui dice l’autore del romanzo. Lo stesso accade per il tempo nel Nouveau Roman: esso è parallelo alla durata del romanzo, non è né maggiore né minore.

Lo scrittore mette le mani avanti: non sa se la realtà di cui sta parlando ha un senso. Esso si limita a scrivere, perché la sua ragione di esistere consiste nella creazione dell’opera d’arte. Se essa lo aiuterà a capire qualcosa del mondo, lo saprà solo alla fine, perché il nuovo romanzo è sempre una ricerca progressiva (pensate invece al romanzo a tesi, scritto apposta per dimostrare un’idea).

Questa è solo una piccola parte di ciò che ho trovato in questo libro, ma sono alcuni degli aspetti che ho trovato più interessanti. Ho apprezzato il modo in cui l’autore getta luce sulla novità delle tendenze a lui contemporanee senza svalutare il passato, anzi valorizzandolo proprio in ragione della sua differenza dal presente. È un testo che dovrebbe essere più conosciuto, secondo me, perché potrebbe far cambiare il modo stereotipato e un po’ antiquato in cui la letteratura viene trattata, pensata e insegnata a scuola. Ve lo consiglio.

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5 thoughts on “Un nuovo modo di vedere il romanzo

  1. Grazie del consiglio! Molti anni fa (forse alle scuole medie) lessi “Il grande amico”, che poi è la traduzione inesatta di “Le grand Meaulnes”. Un mese e mezzo fa circa ho provato a ricercarlo, visto che ricordavo di averlo conservato, ma non l’ho trovato. A quel punto, ho inserito nella wish list di Amazon il titolo, ma in francese. E adesso, sempre in francese, inserirò questo… 😉 Dolce notte e sogni belli Vittoria! 😉

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