Recensioni

Tempi glaciali

Si è fatta aspettare quattro anni, ma ne è valsa la pena. Fred Vargas è tornata nelle librerie italiane con il suo ultimo giallo Tempi glaciali, la nuova indagine del commissario Adamsberg e con questo romanzo ha riconfermato il suo incredibile talento.

6371765_415379Tutto inizia con il suicidio dell’ex insegnante Alice Gauthier: cosa significa quello strano simbolo disegnato sullo specchio? Che fine ha fatto la lettera che aveva cercato di spedire qualche giorno prima, ma poi a causa di un malore, non era riuscita ad imbucare? E chi è il ragazzo che le ha fatto visita il giorno prima della sua morte? I fatti sono in qualche modo collegati? Tanti sono i quesiti intorno a questa strana morte e Adamsberg viene coinvolto in questa indagine apparentemente estranea al suo campo: ma quello strano simbolo che neppure il coltissimo Danglard riesce ad interpretare proprio non gli dà pace. Quando però a distanza di pochi giorni sulla scena di un altro suicidio viene rinvenuto lo stesso simbolo, non ci sono più dubbi: c’è un assassino in giro.

Iniziando ad interrogare il figlio ed il segretario della seconda vittima, Adamsberg viene trascinato nel racconto di un terribile viaggio in Islanda, conclusosi in maniera brutale. Ma pur seguendo la pista dell’Islanda non si riesce a comprendere il significato del simbolo misterioso.

Inizia un difficilissima indagine che coinvolge  e sconvolge il commissariato: tra l’Islanda e strane ricostruzioni storiche del periodo del Terrore, Adamsberg e i suoi collaboratori si ritrovano a muoversi con grande cautela su un’enorme scacchiera contro un avversario incredibilmente astuto, e altrettanto malvagio. E quella divisione dei partiti rivoluzionari sembra rivivere all’interno degli uffici dell’Anticrimine quando il commissario decide di partire per l’Islanda proprio quando le prove puntano decisamente contro la Società per lo studio degli scritti di Maximilien Robespierre.41R4VYae15L._SY344_BO1,204,203,200_ Ma la soluzione finale, che nasconde i segni della disperazione e della malvagità umana mostrerà ancora una volta la genialità di Adamsberg, lo “spalatore di nuvole”.

Dal demone di una remota isola islandese ad un cinghialino da guardia, da un Robespierre “resuscitato” a incredibili frittelle di patate, frutto di una ricetta segreta: le piste si diramano e si intrecciano a strani personaggi, talmente impossibili da sembrare reali. Marie- France che riflette sette volte prima di agire, Château che parla come se vivesse nel Settecento, Lucio e il suo prurito e poi, naturalmente, tutti quelli che lavorano all’Anticrimine. Danglard che sa tutto, Violette, forte come una montagna, Estalére con gli occhi sempre spalancati, l’insaziabile Froissy… Sopra tutti si staglia il commissario Adamsberg, figura quasi evanescente a volte, che passa il tempo a scarabocchiare, ad ascoltare la vita che scorre intorno a lui, sempre con calma e dolcezza, vagando da un pensiero ad un altro senza scendere mai nel profondo.

Conosceva Adamsberg da abbastanza tempo per sapere che, nel suo caso, la parola “riflettere” non aveva alcun significato. Adamsberg non rifletteva, non si sedeva da solo ad un tavolo, impugnando una matita, non si concentrava davanti a una finestra, non ricapitolava i fati su un tabellone, con frecce e cifre, non appoggiava il mento su una mano. Vagolava, camminava senza far rumore, ciondolava da un ufficio all’altro, commentava, andava avanti e indietro a passi lenti, ma nessuno l’aveva mai visto riflettere. Sembrava un pesce alla deriva. No, un pesce non va alla deriva, un pesce persegue il suo obiettivo. Adamsberg faceva pensare piuttosto ad una spugna, sballottata dalle correnti. Ma quali correnti?

Si potrebbe dire che il commissario sia inevitabilmente e involontariamente brillante. Brillante come la sua creatrice:  Fred Vargas sa scrivere. Non intendo solamente la sua bravura nel costruire trame complesse e mai banali e prevedibili, né nella caratterizzazione di personaggi originali e bizzarri che rimangono impressi proprio per la loro stranezza; no, io voglio dire che ha uno stile narrativo eccezionale. Ogni personaggio ha il suo modo di parlare, le descrizioni procedono senza mai risultare pesanti, c’è una scorrevolezza naturale che pervade i suoi romanzi, i dialoghi sono estremamente vivi e il ritmo della narrazione coinvolge il lettore. Prima lo culla, facendolo lentamente immergere nelle acque del racconto e verso gli ultimi capitoli c’è un vero e proprio precipitare degli eventi, il ritmo si fa decisamente più serrato e, come una cascata, si precipita verso la scioccante soluzione dell’indagine.

vargas

Fred Vargas è brava, davvero. Le prime due pagine, nelle quali descrive Alice Gauthier che si avventura fuori casa per imbucare la lettera e il successivo malore, sembrano quasi scritte da Virginia Woolf: lo dico esagerando, ma fino ad un certo punto, perché il cambiamento di prospettiva, del punto di vista segue il flusso dei pensieri dei personaggi sulla scena, senza filtri né mediazioni dell’autrice.

Cammina Alice, porca miseria, o accorerà Noémie. Si appoggiò al deambulatore, si spinse avanti per nove metri, o almeno otto grandi metri. Doveva superare la farmacia, poi la lavanderia, poi la banca, e l’avrebbe raggiunta, la cassetta postale gialla. Mentre già cominciava a sorridere per il successo imminente, le si annebbiò la vista e si arrese, crollando ai piedi di una donna vestita di rosso che, con un grido, la sostenne tra le sue braccia. Il contenuto della borsetta si sparse per terra, la lettera le sfuggì di mano. Accorse la farmacista, domandando, palpando, affacendandosi, mentre la donna in rosso riponeva nella borsetta gli oggetti sparpagliati e gliela appoggiava accanto. Il suo effimero ruolo si stava già esaurendo, i soccorsi erano in arrivo, lì non aveva più niente da fare, si rialzò in piedi e rimase in disparte. Le sarebbe piaciuto rendersi ancora utile, esistere ancora un po’ più a lungo sulla scena dell’incidente e dare il suo nome ai paramedici che arrivavano in forze, e invece no, aveva preso tutto in mano la farmacista, con l’aiuto di una donna atterrita che diceva di essere l’infermiera: gridava, a tratti piangeva, la signora Gauthier aveva assolutamente rifiutato di farsi accompagnare, abitava a un tiro di schioppo, al 3 bis, lei non aveva commesso alcuna negligenza. Stavano caricandola su una barella. Forza, ragazza mia, non è più affar tuo.

Tre voci, Alice, la donna in rosso e l’infermiera si alternano nel raccontare l’episodio e noi lo vediamo attraverso i loro pensieri e i loro occhi, senza essere accompagnati dalla scrittrice descrive in modo oggettivo la scena.  Se questa non è un prova di qualità letteraria, ditemi voi cosa lo è.

Ribadisco ancora una volta che Fred Vargas è incredibile: i suoi gialli sono piccoli capolavori sotto tutti i punti di vista e lasciano il lettore soddisfatto. Fred Vargas è una garanzia.

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13 thoughts on “Tempi glaciali

    1. Adamsberg è fantastico. In realtà non è come l’uomo dei cerchi azzurri, si concentra molto sulla storia e sul viaggio in Islanda… te lo consiglio, credo sia uno dei migliori! Anche se i miei preferiti sono Sotto i venti di Nettuno e Nei boschi eterni. I tuoi?

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