Racconti

Due amici

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Siamo cresciuti insieme, io e lui. E fin da subito abbiamo deciso che saremmo stati amici per la pelle. Ci siamo sempre detti tutto, trovando sollievo nel pensiero di poter condividere ciò che vedevamo ogni giorno.

Mi ricordo che una famiglia in particolare, tra le tante che sono passate per il nostro cortile, ci aveva lasciati perplessi. Erano in tre, una coppia con un figlio. La madre e il padre non parlavano mai tra di loro, e il bambino era triste. L’abbiamo accolto volentieri tra di noi, perché era evidente che ne avesse bisogno. Sappiamo che la nostra presenza porta conforto. A contatto con noi, il bambino rinasceva: una luce diversa gli illuminava lo sguardo quando appoggiava la piccola fronte liscia sul mio fianco, quasi che attraverso me fosse in grado di liberarsi di tutti i cattivi pensieri che gli inquinavano la mente ogni giorno.

Ma non andava sempre così. Una volta si è fermata per un po’ una coppia di ragazzi. Facevano l’amore tutti i giorni, con le finestre aperte e le tende che si muovevano nel vento. La natura intorno alla casa non era neanche lontanamente selvaggia quanto loro.

Parlavamo in continuazione di tutto ciò che vedevamo. Ci è capitato anche di litigare quelle volte in cui non eravamo d’accordo su qualcosa, ma tra amici succede, è normale. Non potevamo che rappacificarci subito.

Non ha mai smesso di stupirmi la sua capacità di vedere intrighi ovunque. Io sono un ottimista, ho fiducia nelle persone. Lui invece era capace di vedere il lato oscuro di ognuno, ma anche di apprezzarlo. Diceva: siamo nell’era della mortificazione, dove ciò che arreca piacere spesso è additato come qualcosa di sbagliato, un peccato, un crimine. È l’era del senso di colpa e della repressione. Mi ha insegnato ad amare me stesso, soprattutto la mia libertà. Goditi il brivido di essere libero, mi urlava nelle notti di tempesta, quando la paura mi paralizzava il cuore.

Fino a quando non me l’hanno portato via, avevo conosciuto il dolore della perdita solo negli occhi degli umani. Loro piangono, urlano, si fanno del male, alcuni si riprendono, altri no. Io non posso che mormorare al vento, la notte, quando la solitudine si fa pressante. Mi manca terribilmente, il mio amico di una vita.

Quando abbiamo capito che la sua malattia era grave, abbiamo cominciato a raccontarci un sacco di storie su tutti quelli che erano passati per quella casa da quando eravamo nati. Rubavamo ore al presente per rivivere il passato, e ora anche quei momenti fanno parte dei miei ricordi. Mi si è creato sul petto un nodo durissimo, scuro e compatto, un nodo di dolore di cui non mi libererò mai.

Hanno provato a curarlo, gli umani, e lui ha tenuto duro fino alla fine. Ma quando un albero si ammala così gravemente, l’unica soluzione è tagliarlo. Ho stretto i miei rami ai suoi quando abbiamo visto che si avvicinavano con la sega. Anche chi occupava la casa in quel momento era molto triste, perché gli esseri umani hanno questa straordinaria capacità di affezionarsi a tutto ciò che li circonda… Amavano anche noi, a loro modo. Ed essere costretti a privarsi di uno di noi due li addolorava, glielo potevo leggere nello sguardo.

La sega faceva un rumore terribile. Mi tremano tutte le foglie se ci penso. Poco prima che quello strumento terribile si avvicinasse alla corteccia del mio amico, lui ha raccolto le ultime forze per spegnersi. Mi ha lanciato un ultimo pensiero, poi si è scollegato dalla terra. Quando la lama ha toccato il suo tronco, lui già non c’era più.

Ora sono solo. Guardo il punto in cui il mio amico si ergeva orgoglioso. Ormai c’è solo più una cicatrice sul suolo, ma se metti una mano su quel nodo che mi si è formato sul tronco puoi sentire la natura urlare.

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4 thoughts on “Due amici

        1. Io non credo sia più saggio, semplicemente vede le cose in modo diverso. Infatti la solitudine dell’amico rimasto solo deriva anche dal fatto che ormai può vedere il mondo solo con i suoi occhi, senza più avere qualcuno che gli faccia notare ciò che lui non è in grado di vedere. Ma così è come la vedo io, la tua interpretazione è più che legittima 🙂

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