Recensioni

Dov’è finita Audrey?

E così adesso lo sapete.

Cioè, non è che proprio lo sapete, tirate ad indovinare. Così, per togliervi dall’incertezza, ecco qua la diagnosi completa. Fobia sociale, disturbo d’ansia generalizzato ed episodi depressivi.

Episodi. Come se la depressione fosse una sit-com con la battuta divertente alla fine di ogni scena. O una serie televisiva con un sacco di suspense. L’unica suspense nella mia vita è “Mi libererò mai di questa merda?” e, credetemi, ormai lo trovo parecchio monotono.

A parlare è Audrey, una ragazzina di quattordici anni vittima di gravi episodi di bullismo. Dopo un periodo in ospedale, è tornata a casa, ma a causa di violenti attacchi di panico, non riesce ad uscire e neanche a guardare 71d0ooDxtdLnegli occhi le persone: per questo motivo porta in continuazione un paio di occhiali da sole, che le sono valsi il soprannome di “diva” da parte del vicinato. A sostenerla lungo la lenta via della guarigione c’è la sua famiglia: il quindicenne Frank, dipendente ai videogames e fonte di costante preoccupazione per la madre,
grande lettrice del Daily Mail e il vero capo della casa che cerca maggiore sostegno dal marito quando si tratta di affrontare Frank e le sue punizioni. C’è poi il piccolo Felix, l’unico membro della famiglia che Audrey riesce a guardare negli occhi.

La vera svolta, però, nel processo di guarigione arriva con Linus, un amico di Frank. Nonostante un primo approccio che ha mandato Audrey completamente nel panico, i due ragazzi iniziano piano piano a comunicare, scrivendosi frasi su foglietti di carta. Sarà soprattutto grazie a Linus che Audrey troverà la chiave per ritrovare la ragazza che si nasconde dietro gli occhiali da sole.

Il motivo per cui desideravo leggere questo romanzo, oltre al fatto di essere scritto da una delle autrici che prediligo, era l’età della protagonista. Questa volta Sophie Kinsella si è rivolta ad un pubblico più giovane, affrontando due tematiche importantissime: il bullismo e lo scontro tra genitori e figli. Pur trattando argomenti piuttosto seri, la Kinsella non è venuta meno al suo tratto distintivo, la vena di comicità con cui descrive situazioni paradossali e assurde, al limite del verosimile, senza però sminuire l’importanza di ciò che sta raccontando. Tra mille risate, il lettore si vede costretto a  confrontarsi con il dramma vissuto da Audrey, prigioniera nella casa che le offre riparo dal mondo esterno: è coinvolto dal racconto di questa ragazzina attanagliata dal panico, ma desiderosa di riprendere in mano la propria vita.

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Da notare è che non viene mai spiegato esattamente cosa le sia successo: delle tre ragazze che l’hanno torturata sappiamo solo i nomi, ma non veniamo a conoscenza dei fatti che hanno portato alla loro espulsione. Questo è perché, credo, la Kinsella volesse soffermarsi più sulle conseguenze che non sulle cause: ogni giorno è possibile leggere notizie che riportano episodi di bullismo, e chissà quanti altri rimangono sepolti dal silenzio della paura. Con la sua esperienza, Audrey può diventare la portavoce delle vittime di questi perversi giochi di tortura e la sua voce è la voce di numerosissimi adolescenti. Siamo costantemente portati a riflettere su un problema molto diffuso, ma per il quale ho l’impressione non si faccia abbastanza: c’è bisogno di un’intensa attività di educazione sia per gli studenti sia per gli insegnanti (soprattutto per loro).

Un consiglio serio per tutti gli insegnanti che stessero leggendo (cioè zero, probabilmente): cercate di non mettere al centro dell’attenzione proprio la ragazzina che si fa piccola piccola se qualcuno la guarda. Perché non aiuta. E non aiuta neanche dire, in modo che senta tutta la classe, “ è quella su cui puntiamo quest’anno, è così dotata”.

Chi vuole essere quella su cui tutti puntano? Chi vuole essere “così dotata”? Chi vuole che tutte le compagne cerchino di ucciderla con lo sguardo? Cioè, non è che voglia criticare gli insegnanti. Era per dire.

Dall’altra parte, come ho accennato in precedenza, c’è il grosso problema della relazione genitori-figli, che in questo romanzo è rappresentato dallo scontro tra Frank e la mamma: Frank passa ore e ore davanti al computer ed è divertentissimo leggere gli espedienti cui ricorre la madre per distoglierlo dalla sua malsana ossessione. Lei non comprende la passione del figlio e lui non riesce a porsi dei limiti. Le loro costanti discussioni sono esattamente le stesse che potrebbero venire ascoltate in qualsiasi famiglia alle prese con adolescenti.

Il problema con la mamma è che non conosce le cose di cui parla. Non lo dico come critica. È che gli adulti sono così. Sono ignoranti, ma hanno il potere. È una cosa da pazzi. I genitori hanno il controllo su tutta la tecnologia della casa e sulle ore passate davanti a uno schermo e sui social network, poi però se il loro computer ha qualcosa che non va diventano come bambini e chiedono: “Cos’è successo al mio documento?”, “Non riesco ad andare su Facebook”, “Come si caricano le foto? Doppio click come? Che vuol dire?”. E siamo noi a dover sistemare le cose.

Mentre leggevo questo paragrafo pensavo a quanto fosse vero! Parlo da figlia e confermo la visione di Audrey: spesso i rimproveri della mamma sono su argomenti che non conosce. Magari fra qualche anno cambierò opinione, chissà.

Altro grande pregio di questo romanzo è che alcuni capitoli sono scritti come trascrizione di un filmato: infatti, la terapista di Audrey l’ha incaricata di filmare la vita della sua famiglia, interagendo con le persone, con l’idea che la videocamera funga da filtro, soprattutto psicologico, tra Audrey e il mondo esterno. Abbiamo, così, questo sguardo diverso, originale che permette una nuova rappresentazione degli eventi e che spesso aumenta la comicità delle scene descritte.

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La giovane età della protagonista si riflette nello stile, molto più semplificato, con frasi più brevi e un lessico più colloquiale: tuttavia, ciò non sminuisce la qualità del romanzo, anzi accentua i contorni di Audrey, che appare una figura sempre più viva.

È stato un piacere leggere Dov’è finita audrey?: ho riso tantissimo e ho riflettuto molto. Consiglio vivamente questo libro a chi voglia affrontare con leggerezza (ma non superficialità) tematiche delicate e alle fan della Kinsella garantisco che non saranno deluse!

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2 thoughts on “Dov’è finita Audrey?

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