Recensioni

Grandi delusioni

fahrenheit-451-libro-65251Probabilmente con questo post mi renderò impopolare, ma quando un libro non mi piace mi riesce difficile non essere onesta. Ho finito ieri Fahrenheit 451: l’ho letto con una certa aspettativa, perché è un romanzo molto famoso e ne avevo sentito parlare benissimo. È un classico, e parlare male di un classico incute un certo timore. Però, ve lo giuro, ho fatto una tale fatica a finirlo che mi è sembrato lungo quattrocento pagine invece che centottanta.

Ciò che più mi ha disturbato, se così si può dire, è il fatto che ho trovato del tutto impossibile una qualsiasi identificazione con il protagonista, così come qualsiasi altro tipo di coinvolgimento con gli altri personaggi. A mio parere, questi sono tratteggiati solo nei loro contorni. Faber, il vecchio professore spaventato, aveva tutte le potenzialità per apparire come un grande personaggio: avrebbe potuto essere il mentore, la guida, il rifugio di Montag. Invece è poco più che una macchietta, l’ombra di un personaggio, una voce debole che il lettore sente a malapena. Anche Clarisse, la ragazzina che vediamo comparire nell’incipit, poteva essere interessante. Invece sparisce quasi subito, e di lei sappiamo talmente poco che è facile dimenticarla. Insomma, nessuno di questi personaggi mi ha lasciato qualcosa, non sono riuscita a immedesimarmi con nessuno di essi (ma questo mi succede anche con bei romanzi, magari un po’ sperimentali, eppure in questo libro la mancata empatia mi ha fatto decisamente soffrire).

Così come i personaggi, anche la storia sembra una bozza. Vengono forniti pochissimi dettagli, molto è lasciato all’immaginazione del lettore: questo potrebbe anche sembrare un aspetto positivo, eppure a me ha dato l’impressione di leggere il riassunto di una storia, più che la storia stessa. Tutta la faccenda delle pareti della televisione è una trovata molto interessante: ormai non si compra più uno schermo, ma direttamente delle pareti. Quando si arriva ad averne quattro, l’immersione nei programmi tv è totale, ed  aiutata anche dal fatto che le voci dei conduttori, della famiglia, sono impostate in modo tale da riconoscere l’ascoltatore e pronunciare il suo nome, come se si rivolgessero direttamente a lui. L’idea, non esito a dirlo, è geniale, soprattutto se letta nel 2015, con tutte le polemiche sui media che si sostituiscono alla vita reale. Allo stesso modo, le analisi e le critiche alla società, ad una società che si nutre di illusioni e che non ne vuole sapere di ammettere di vivere in una bugia, sono interessanti, hanno mordente. Eppure tutto questo non mi è bastato, ho trovato il romanzo noioso, lento, accennato.

A tutto ciò bisogna aggiungere lo stile di Ray Bradbury, a mio parere molto macchinoso. Si lancia in lunghe e complicate metafore, con le quali spiega praticamente ogni cosa. Sono frequenti le ripetizioni, le enumerazioni. Il testo è aggrovigliato, poco scorrevole e (come avrebbe detto la mia odiata professoressa del liceo) farraginoso.

Ok, penso abbiate capito che questo romanzo proprio non mi è piaciuto. Quando l’ho finito, ho fatto un sospiro di delusione, perché raramente mi è successo di leggere un libro così famoso e di non apprezzarlo. Insomma, è uno dei romanzi più letti e più osannati del genere. Ma, cosa vi posso dire, sicuramente non lo rileggerò, perché è stata già una sofferenza la prima volta, e sicuramente non farà parte del miei consigli di lettura. Sarei curiosa, ora, di ricevere opinioni contrarie alla mia. Ditemi, se l’avete letto, perché è un romanzo così famoso. Magari riuscite a farmi cambiare idea.

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19 thoughts on “Grandi delusioni

  1. Io l’ho trovato speciale. La “farraginosità” della scrittura ha contribuito a farmi sentire il peso della società dove il povero Montag è costretto a vivere.
    La complessità della lettura, con la scarsa nitidezza dei personaggi e dell’ambientazione come le menti contorte di chi detesta i libri come se io fossi uno di quelli che detesta i libri e fossi costretto a leggerlo o come se il libro fosse stato riscritto a memoria…
    Però a me Bradbury piace e quindi potrei non fare molto testo…

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  2. A me è piaciuto, forse l’ho anche letto due volte. In Montag e nei suoi dubbi mi son o immedesimata con una certa facilità. Ad ogni modo non con tutti i libri o autori si piò avere feeling. Io ho amato anche Il dottor Zivago e Delitto e castigo… Quindi è tutto molto soggettivo. Che l’autore sia famoso o meno.

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    1. Sono d’accordo 🙂 Sono rimasta molto stupita perché mi capita raramente di fare fatica a finire un libro, per quanto possa non piacermi. Questo l’ho trovato davvero lentissimo! Magari lo rileggo fra un bel po’ di anni e cambio idea, mi è già successo con altri libri…

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      1. Ultimamente ho letto, sempre di di Bradbury, L’estate incantata, una sorta di autobiografia, molto poetica. All’inizio, per poche pagine, sembra “pesante”, il linguaggio non è sempre “moderno”, ma è un libro molto bello (ne ho scritto e citato qualcosa anche sul blog).

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    1. Ho capito solo dopo aver letto i commenti a questo post che forse la scrittura di Bradbury era finalizzata a far comprendere meglio il messaggio, anche se comunque non è una considerazione che mi convince del tutto. Per esserne davvero sicura, dovrei leggere più opere di questo autore. In ogni caso, non è solo la scrittura a non avermi fatto amare questo romanzo, ma proprio il modo in cui è stato concepito. Un peccato, perché l’idea che c’è sotto è sicuramente molto stimolante.

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