Riflessioni

Il momento giusto

L’idea per questo articolo nasce da una conversazione che ho avuto pochi giorni fa con la mia cuginetta che ha appena iniziato IV ginnasio (oh, che emozione!) e quest’estate – con mia grande gioia- ha letto Orgoglio e Pregiudizio e La bambinaia francese (qui per la recensione). Dal momento che aveva apprezzato questi romanzi mi aveva chiesto di suggerirle qualche lettura di quel genere: tra i libri da me proposti c’era anche Nord e Sud di Elisabeth Gaskell, che ha attirato la sua attenzione.libri-per-bambini-classici Pochi giorni fa mi ha detto che non riesce ad andare avanti, non perché trovi noiosa la storia, semplicemente non ha la giusta “Ispirazione” (se così vogliamo definirla) per continuare. La mia risposta è stata: “Evidentemente non è il momento giusto”. Io ho letto Nord e Sud la scorsa estate, e avevo trovato dei temi che avevo sentito particolarmente miei, data la situazione che stavo vivendo in quel periodo. Non desidero parlarvi qui del romanzo della Gaskell, ma mi è servito come esempio per partire con una mia riflessione.

Fortunatamente ogni persona è diversa dalle altre. So di aver appena scritto una banalità, ma questa frase condiziona pesantemente quello che sto per dirvi. Se ognuno di noi ha il proprio carico di esperienze (letture, corso di studi, film visti, persone incontrate, situazioni particolari della vita, viaggi,…), passioni, emozioni ed interessi, come si può pretendere che il momento della lettura sia uguale per tutti? Posso non sentirmi pronta a leggere Dostoevskji (ho iniziato tre volte L’idiota, ma non son mai riuscita a finirlo, eppure mi piaceva il romanzo), e preferire altri autori di un certo spessore. libri-consigliatiHo visto una mia cuginetta di nove anni leggere tutta la saga di Shadowhunters, che è considerata per un pubblico young adult. Bisogna sentirsi di leggere: non conta l’età o la scuola frequentata. Un libro è un mondo da scoprire, ed è un’avventura solitaria. Anzi no, mi correggo: è un’avventura personale. Solitaria mai: oltre ai personaggi della storia, la parte più bella è il confronto con gli altri, lo scambio di idee, le discussioni educate. Ma è personale perché davanti a quella pagina, a quelle parole, sono io che mi metto in gioco, è la mia intelligenza che viene stimolata, le mie emozioni che vengono sconvolte.

Per chi ama leggere, i libri sono elementi imprescindibili del percorso di crescita. Sono come compagni di viaggio che aiutano a formare la personalità di ciascuno, influenzando il modo di parlare, di pensare, di sentire, ma sentire veramente, nell’accezione più vasta del termine. L’atto della lettura deve essere libero e spontaneo. E qua inizia ad incrinarsi il mio ragionamento. Inizio, però, dalla parte sulla quale non ho dubbi. Come forse avrete capito da altri miei post, sono una volontaria nella biblioteca del mio paese, precisamente la bibliotecaria del lunedì; ho, quindi, la possibilità di osservare il comportamento degli utenti. Se c’è una cosa che proprio non riesco a tollerare è quando il genitore interviene nella scelta di un bambino. E lo fa in due modi: o dice “Siamo solo venuti a restituire questo libro, ma non prendiamo niente”, nonostante le preghiere del pargolo, oppure gli vieta GUIDE-LUOGHI-Libreria-727x467-400x350di scegliere liberamente il volume. “No, questo no, prendi quest’altro”. NOOO! NON SI FA! Perché non può prendere ciò che vuole? Sta crescendo, ha bisogno di imparare e scoprire i propri interessi, di mettersi in gioco con i diversi gradi di difficoltà, capendo cosa gli piace e cosa riesce a leggere. Ma lo deve capire lui. Attenzione, non fraintendetemi: sono una fervente sostenitrice dei suggerimenti (altrimenti a quest’ora non scriverei sul blog e non lavorerei in biblioteca).
Ma un conto è consigliare, mostrare, invitare, un’altra è obbligare.

E adeso arriviamo alla parte che mi crea più problemi: le letture scolastiche. Eh sì, perché se fino a questo momento ho sostenuto la libertà di scelta, non posso completamente biasimare i professori che offrono liste di libri per le vacanze. Perché sono convinta che ci siano dei libri che vadano letti. Chiamo in causa Francesca che più volte ha espresso le sue ritrosie contro il concetto di classico e mi ritrovo d’accordo con lei.ragazzi_lettura Insomma, solo perché è un classico (e chi l’ha deciso?) significa che è la perfezione? No di certo. Eppure se i grandi maestri sono riconosciuti come tali credo ci sia un motivo. Allora mi viene da pensare che forse il compito dell’insegnante non sia solo quello di dire “Leggete questo, questo e quest’altro”, bensì di scoprire il testo insieme allo studente, guidandolo, istruendolo.

 Se questo è un uomo va letto. Così come tanti altri romanzi. Ma perché non fare insieme un lavoro di gruppo, per analizzarli e farli apprezzare? Ricordo perfettamente il metodo usato dalla nostra professoressa di inglese del liceo: in quarta e quinta superiore, invece di entrare ogni giorno in classe e spiegarci un romanzo diverso, ci  lasciava la cattedra. Infatti, a inizio anno suddivideva tra gli studenti le opere in programma, cosicché potessimo preparare una relazione da presentare alla classe: insegnanti per un giorno. Con l’entusiasmo ( chi ne aveva di più, chi di meno) dalla nostra parte, abbiamo presentato un bel numero di libri: pur non avendo letto tutti quelli in elenco siamo riusciti a studiarli in modo approfondito e la presentazione personale spesso incuriosiva al punto da spingerci ad affrontare la lettura integrale. Ricordo che a me toccarono Northanger Abbey e Mrs Dalloway: che gioia!

Bisogna coinvolgere i ragazzi. Insegnare loro a vivere i libri. Perché magari arriverà il giorno in cui, a trent’anni, prenderanno in mano Il fu Mattia Pascal, detestato da adolescenti, e invece scopriranno che all’epoca semplicemente non era il momento giusto. Insegnanti, mi rivolgo a voi: lasciate spazio ai ragazzi di fare le loro scoperte. amore-per-i-libriDate lunghe liste di libri da leggere, in modo che possano scegliere quello che preferiscono. Insegnate loro a rispettare il libro, guidateli attraverso la narrazione, trasmettete loro l’amore per la parola e mostrate le magie del linguaggio. E se non sono portati per la lettura –ripeto, non siamo tutti uguali- almeno avranno uno splendido ricordo del loro professore.

Parlo con tutta la fiducia e l’ottimismo che può avere una ragazza che desidera intraprendere la carriera scolastica, e forse non durerò a lungo. Ma se si parte già sfiduciati, cosa rimane? Non arriverà mai il momento giusto. Per niente.

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22 thoughts on “Il momento giusto

  1. Carissima, non posso che essere più che d’accordo con te. Anche se non so cosa mi riserva il futuro, a volte mi trovo a pensare: se fossi un insegnante, questa sarebbe la mia lista di libri da leggere. Non solo lunga, per dare a tutti la possibilità di trovare qualcosa di interessante, ma molto varia e piena di titoli inaspettati. Sai bene l’avversione che provo per un certo tipo di insegnanti, e sai che mi piacerebbe essere in grado di fare la differenza. Questo articolo fa riaccendere la speranza 🙂 E quasi è scesa una lacrimuccia quando hai parlato della nostra amata Ruby 😉 Bel post ❤

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  2. Le liste dei libri per le vacanze molte volte sono solo un polpettone di libri non spiegati scelti dal docente perché ritiene vadano letti, piú o meno giustamente, senza però nessun studio o preparazione prima o dopo.
    Leggere obbligatoriamente un libro che va letto per scoprire e capire un mondo, un’epoca, una corrente letteraria, senza avere gli strumenti per poterlo sviscerare potrà solo far passare la voglia di leggere quel libro in futuro. Non si prenderà in mano Il fu Mattia Pascal a 30 anni se a 15 ti è stato fatto odiare senza nessun benificio di dubbio.

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  3. Brava, bellissimo articolo! E vero! La mia insegnante di Italiano delle medie ci faceva fare il cambio dei libri: dalla biblioteca scolastica venivano presi dei libri che poi dovevamo “schedare” con autore, titolo etc… e alla fine fare una rifllessione personale sul libro letto. Ecco, credo che anche questo metodo potrebbe essere un buon inizio per fare apprezzare il piacere della lettura! Sono d’accordo con te, comunque, sul fatto che ci siano letture per cui, al momento della lettura, ci si accorge che non è ancora arrivato il momento. Non è un dramma, credo. A me è successo di iniziare a leggere per tre volte “Il tamburo di latta” di Gunther Grass, ma senza m,ai riuscito a portarlo a termine; lo stesso mi è succseso con “Sulla strada” di Jack Kerouac.
    Buona giornata! 🙂

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    1. Anche mia sorella deve compilare le “schede-libro”: penso, però, che finché non sono finalizzate ad una discussione, o se non sono accompagnate da un’analisi guidata, siano sterili. Certo è un metodo per far leggere di più, ma è controproducente se avvertito come un peso dal ragazzo.

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      1. Sì, forse hai ragione sull’avvertirlo come un peso… Sono anche d’accordo che il lavoro che fai su un libro debba esere finalizzato ad una discussione, o comunque anche solo ad esporre alla classe l’argomento del libro che hai letto.

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  4. Il momento giusto è determinante, sono assolutamente d’accordo.
    Anche se sono l’eccezione che conferma la regola perché ho amato I promessi sposi letti al liceo e pure i Malavoglia e Mastro Don Gesualdo…
    Però, in generale, qualcosa di “diverso” aiuterebbe molto a instillare l’amore per la lettura e i classici. Anche se non in tutti i casi.
    Ti aspetta una bella avventura, Chiara, spero che tu possa riuscire in questa missione. E hai ragione, devi partire con un buon bagaglio di ottimismo, che, oltre alla tua passione, credo sia la sola cosa che ti servirà.
    🙂

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