Recensioni

Un ritratto un po’ così

Ritratto-di-seppiaRitratto in seppia è il settimo romanzo di Isabel Allende che leggo. Non è uno dei miei preferiti di questa autrice, anche se è stata comunque una lettura piacevole. Ambientato tra il Cile e San Francisco a cavallo fra il XIX e il XX secolo, racconta la storia di Aurora del Valle, partendo dalle sue origini e da quelle della sua famiglia. Il pregio di questo libro, e in generale dell’intera opera della Allende, è quello di presentare personaggi femminili forti e indipendenti, che sanno prendere in mano il loro destino per farne ciò che desiderano.

Ci sono alcuni elementi, però, che hanno guastato il mio giudizio su questo romanzo. In primis, il fatto che la maggior parte del libro sia dedicato alla storia dei genitori di Aurora e a tutti gli aneddoti sui vari componenti della sua famiglia, in particolare riguardo alla nonna paterna, Paulina del Valle. Non che non siano eventi interessanti, anzi; ho apprezzato in particolare la storia di Severo, uno dei personaggi che mi sono piaciuti di più, padre adottivo di Aurora, sinceramente innamorato della sua bellissima ma sfortunata madre. Tuttavia, le intenzioni di questo romanzo dovrebbero essere, come la voce narrante della stessa Aurora dichiara fin dall’inizio, un recupero della memoria della ragazza: la sua storia, non quella della sua famiglia. È certo inevitabile che le due storie si intreccino, ma, a mio parere, sono due parti che avrebbero dovuto ricevere una distribuzione migliore. Finito il romanzo, non mi sono fatta un’idea chiara di com’era Aurora: non ho l’impressione di averla conosciuta, come dovrebbe accadere quando si leggono le memorie di qualcuno. Ho l’impressione di aver conosciuto molto bene la sua famiglia, ma pochissimo lei. Il che è un vero peccato, perché da quel poco che traspare dalla trama, quello di Aurora aveva tutte le potenzialità per diventare un personaggio straordinario.

Il secondo aspetto che mi sento di criticare è la caratterizzazione dei personaggi. Essi sono apparsi ai miei occhi un po’ come personaggi da tragedia greca, o da romanzo settecentesco. Mi spiego: più che esseri umani, dotati di tutte le contraddizioni, le ambiguità e le incertezze che caratterizzano gli uomini e le donne di ogni epoca, li ho visti come incarnazioni di caratteri. Il virtuoso, la spendacciona, la ragazza bella ma ingenua, e così via. Se pure ognuno dei personaggi si presentava all’inizio con tratti interessanti, essi non riuscivano in alcun modo a trovare uno sviluppo proprio all’interno dell’intreccio. Ogni personaggio rimane così com’è, dall’inizio alla fine del romanzo.

2015-08-24 12.55.21

La mia impressione è che le pagine di Ritratto in seppia, 267 nell’edizione in mio possesso, avrebbero potuto essere almeno il doppio, perché molti personaggi necessitavano di uno sviluppo maggiore (soprattutto quello della protagonista e narratrice), e anche perché molte storie avrebbero potuto essere raccontate con più dettagli. Di positivo questo romanzo ha i riferimenti al contesto storico in cui si svolge la vicenda, in particolare riguardo alla Guerra del Pacifico (1879 – 1884) e alla Guerra Civile del 1891, vissute entrambe dai protagonisti del romanzo. Inoltre, è sempre presente il tema, caro alla scrittrice e alla sottoscritta, della situazione femminile e dei diritti delle donne. 

Non posso dire che non mi sia piaciuto, ma sicuramente mi aspettavo di più. E voi, cosa ne pensate? Se qualcuno l’ha letto, mi farebbe piacere sentire altre opinioni!

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2 thoughts on “Un ritratto un po’ così

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