Riflessioni

Delirio #uno

delirio immagine

Dovete immaginarvi la mia vita in questo momento come un gigantesco punto interrogativo. Sono in un momento di passaggio, sto finendo l’università (le lezioni le ho finite quest’estate) e scrivendo la tesi. I miei pomeriggi sono interamente dedicati alla danza: tra le mie lezioni come allieva e come insegnante e le ore come assistente, potrei piantare una tenda nel cortile della scuola e dormire direttamente lì. In più, faccio pilates e yoga (temo di aver sviluppato una dipendenza dall’attività fisica, esiste una cosa del genere?). Oltre a tutto ciò, come sapete, scrivo sia su questo blog che sul sto Cinque cose belle (andate a dare un’occhiata, è davvero interessante). Ah, come dimenticare, seguo un numero imprecisato di sere tv. A questo punto voi vi starete chiedendo: ma a noi cosa ce ne frega di tutto ciò? Domanda più che legittima. Tuttavia, facendo così tante cose (mi è venuto in mente ora che sto anche seguendo un corso di fotografia, che sono in procinto di traslocare e che sto tentando di imparare lo svedese da autodidatta), a volte vengo sopraffatta dal caos, nel senso che la mia mente esplode e non ci capisco più niente. Allora ho pensato, quale modo migliore di mettere un po’ di ordine se non scrivendo? E allora farò proprio così. In stile Benjamin Franklin, ma contando in svedese, ora farò una lista di tutto quello che mi salta in mente mentre faccio tutte le cose di cui sopra. Non cercate un senso in questo post. Trovatemi una cura, più che altro.

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En. Ho finito da due giorni di vedere la serie tv Vikings: l’ho guardata in poco più di una settimana, e sono ventinove episodi. Come ho fatto? Non dormivo, molto semplice. Ma ho dovuto farlo, perché è una serie davvero straordinaria. A parte il fatto che l’attore protagonista è davvero un figo (diciamo le cose come stanno), ho apprezzato tre aspetti in particolare: la totale uguaglianza tra uomo e donna, per cui le donne possono combattere o diventare capi, se se lo meritano; una meritocrazia oggi inimmaginabile: se nasci pezzente puoi diventare re, basta che tu mostri di avere le qualità e la forza necessarie; la bellezza di una religione che, invece di mortificarti e farti sentire colpevole per ogni tuo respiro (ogni riferimento al cattolicesimo non è per niente casuale), è un inno alla vita e all’amore. Come se non bastasse, gli attori sono bravissimi e le scene di battaglia sono a dir poco epiche. Se non l’avete vista correte a guardarla ora, ma evitate la versione doppiata: vi toglierà metà del piacere.

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Två. Quando ho studiato Strindberg all’università me ne sono innamorata, così avevo deciso di imparare lo svedese, perché un corso di traduzione all’università mi ha messo l’ansia, e mi è venuta l’ossessione per la lettura in lingua originale. Non lo faccio sempre, ma quando posso evito le traduzioni. Ho scaricato sull’I Pad un’applicazione molto carina che si chiama Memrise. È del tutto gratuita e non è fatta malaccio. Ovvio, non è sufficiente per imparare una lingua, ma da qualche parte bisognerà pur cominciare no? Lo svedese è una lingua davvero interessante, perché quando la vedi scritta sembra assurda e difficilissima, in realtà è molto simile all’inglese e, una volta capiti i meccanismi di base, non è poi così difficile. Io mi sto divertendo un sacco.

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Tre. Leggendo l’Anton Reiser di Karl Philipp Moritz per la tesi ho capito che sono nata nell’epoca sbagliata. Oggi chi studia lettere è praticamente un reietto della società, trattato come uno che ama perdere tempo leggendo romanzi e che, soprattutto, non fa niente di utile alla società. Nel 700 invece studiare il latino e le lettere era un privilegio, qualcosa che ti faceva subito salire in alto nella scala sociale. Il protagonista deve combattere per studiare, deve subire angherie e fare la fame, ma studia giorno e notte per guadagnarsi un posto rispettabile nel mondo in cui vive. E non studia matematica, anatomia o chimica. Studia latino, greco, filosofia. Legge poesie, romanzi, opere teatrali. E cresce grazie ad esse. E io sono lì che leggo e penso: ma come ha fatto il mondo a cambiare così tanto?

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Fyra. Traslocare è stressante, ma fare yoga è una pacchia. Banalità, lo so, ma avevo bisogno di dirvelo. E non pensiate che yoga sia una pacchia nel senso che è facile, è una pacchia nel senso che quando avete finito vi sentite più alti, più morbidi e più rilassati. Io poi non faccio yoga tradizionale, ma yoga dinamico, che a livello fisico è tosto. Ma mi piace da matti, e si porta via tutte le ansie accumulate durante la settimana, così come pilates. Provare per credere.

Penso di dover fermare questa follia qui, perché già vi starete chiedendo se sia impazzita del tutto. Sul corso di fotografia posso dirvi poco, perché per ora ho seguito solo una lezione. Ma non vi preoccupate, nel prossimo Delirio parlerò anche di quello.

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7 thoughts on “Delirio #uno

    1. Io non conosco il tedesco, ma essendo anche lo svedese una lingua germanica è molto probabile che ci siano somiglianze tra le due lingue. Da quello che mi è stato detto, però, lo svedese è molto più semplice 🙂

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