Recensioni

Red Queen

Finalmente sono riuscita a leggere Regina Rossa di Victoria Aveyard: mi aveva incuriosito Francesca nel suo articolo (qui), quindi era finito nella lista dei romanzi da acquistare.

10212034Premetto che prima di iniziarlo a leggere, mi ero fatta un’idea un po’ diversa del genere: chissà perché, mi ero immaginata un’ambientazione più stile Il Trono di Spade o Il trono di ghiaccio; eppure sulla copertina viene esplicitamente scritto “Dopo Hunger Games e Divergent il nuovo fenomeno in vetta alle classifiche americane”. Quindi, confermo, si tratta di un romanzo distopico.

Protagonista del racconto è Mare Barrow, ladruncola diciottenne che abita a Palafitte con la famiglia, o quel che ne rimane: i tre fratelli maggiori, infatti, sono stati chiamati al fronte e fra qualche mese toccherà anche a lei. Mare non ha scampo: è una Rossa e non ha nessun lavoro, quindi può solo essere utile in guerra. Questo è ciò che hanno deciso gli Argentei: la società, infatti, è divisa in due classi sociali, in base al colore del sangue. I Rossi sono destinati a lavorare, ad essere sfruttati, sono privi di dignità e di speranza per un futuro migliore; gli Argentei, invece, hanno qualcosa di speciale nel loro sangue che permette loro di avere delle abilità particolari, come controllare il fuoco o l’acqua o i metalli. Sono più potenti, quindi governano.RQInsta2a Una sera in cui Mare è particolarmente disperata perché sia lei sia l’amico Kilorn partiranno a breve per la guerra, la ragazza si ritrova a derubare un giovane uscito da una locanda: è evidente che il ragazzo è un Rosso che lavora a Palazzo, considerando gli abiti eleganti e l’aria spaesata che ha dipinta sul volto. Mare però viene beccata dal giovane che, invece di denunciarla, le regala due monete d’argento e non si sa come Mare si ritrova a raccontare la sua vita al ricco servitore, Cal. Il giorno seguente, una sorpresa l’attende: dei soldati vanno a prenderla perché vada a Palazzo e lavori come cameriera: Mare sa che è stato Cal a intercedere per lei, ma non riesce a trovarlo per ringraziarlo: non c’è tempo, bisogna prepararsi per il Torneo delle Principesse: l’erede al trono deve, infatti, scegliere la sua futura sposa tra le Argentee che metteranno in mostra i loro poteri all’interno dell’Arena. Ma durante lo spettacolo, una serie di circostanze mette in pericolo la vita di Mare e la ragazza scopre di avere un’abilità nascosta. La famiglia reale interviene prontamente: come può una semplice Rossa avere un potere? La presenza di Mare rischia di mettere in pericolo la società degli Argentei, soprattutto ora che un gruppo di ribelli, la Guardia Scarlatta, sta portando avanti una violenta campagna di lotta a favore dei Rossi. La regina Elara, seconda moglie del re, decide di sfruttare a proprio vantaggio la situazione: se non vuole morire, Mare deve fingere di essere Mareena Titanos, la figlia perduta di un generale argenteo, cresciuta dai Rossi dopo la morte dei suoi genitori.RQInsta3a E dovrà sposare Maven, il secondogenito del sovrano. Mare è disperata, ma accetta una vita di finzione in cambio della salvezza della sua famiglia e dell’amico Kilorn. La ragazza deve iniziare ad inserirsi nella vita di corte, nel timore che al minimo passo falso verrà scoperta e uccisa. A palazzo ci sono poche persone di cui può fidarsi: Julian, il suo istruttore e fratello della prima regina, e il principe Maven. Ma attenzione, come le dice Julian “Chiunque può tradire chiunque”. La vita di Mare diventa più pericolosa quando decide di collaborare con la Guardia Scarlatta, sostenendo la causa dei ribelli: fin dove si spingerà Mare?

So che per essere il riassunto della trama è un po’ lungo, ma avevo bisogno di spiegarvi molti dettagli affinché possiate seguire la mia analisi. Io partirei dagli elementi che mi hanno convinta di meno. Innanzitutto, si vede che l’autrice ha letto gli altri Young Adult distopici: più volte, infatti, ho notato somiglianze con Hunger Games.Catching-Fire-copertina Ad esempio l’amicizia tra Mare e Kilorn, all’inizio pensavo fosse un doppione del rapporto tra Katniss e Gale; i giochi nell’Arena, durante i quali gli Argentei si sfidano (non all’ultimo sangue) per mettere i mostra le proprie abilità e dimostrare la loro superiorità sui Rossi, mi hanno ricordato il ruolo politico degli Hunger Games. Un’altra similitudine è il ruolo di Mare all’interno del gruppo di ribelli: come Katniss è stata scelta come simbolo, così Mare, per il sangue Rosso e i poteri da Argentea, è il segno del cambiamento. Infine, la conclusione del romanzo mi ha ricordato tantissimo il finale de La ragazza di fuoco, ma non vi dico esattamente il perché per non fare spoiler. E con Hunger Games ho terminato. Proseguono, invece le similitudini con un’altra saga distopica, The Selection di Kira Cass: in questo caso le affinità sono più leggere, ma io le ho riscontrate, quindi ve le presento. blogger-image-1396823231Innanzitutto, la gara tra principesse per sposare l’erede al trono: se in The Selection questo tema era alla base dell’intera saga, fortunatamente nel romanzo della Aveyard è circoscritto a un capitoletto. Inoltre la protagonista della Cass, America (solo io noto l’assonanza con Mare?) segue una serie di lezioni su come diventare una futura principessa; anche Mare deve fare i conti con le regole della vita di corte, ed imparare a ballare, inchinarsi, riconoscere i pari del regno…

E con questo concludo la pars destruens della mia recensione. Passiamo agli aspetti positivi.

Devo precisare che i rimandi ad altri romanzi, per quanto evidenti, non risultano affatto come una scopiazzatura. “Ma come?” mi direte. “ Ci hai torturato con un lunghissimo paragrafo su quanto l’autrice si sia ispirata ad altri libri e adesso dici che va tutto bene?”. No, non è quello che sto affermando. Le similitudini sono tante, è vero, forse un po’ troppe, ma la Aveyard ha introdotto molti elementi originali, dando un sapore nuovo alla storia. Il più evidente è quello dei poteri degli Argentei. L’unico altro distopico in cui ci sia l’elemento sovrannaturale è La stagione della falce: non me ne vengono in mente altri. Il saper controllare la natura o leggere il pensiero o teletrasportarsi avvicina Regina Rossa al genere del fantasy tradizionale più degli altri libri. tumblr_njkrpkz2Sh1qdlytco6_1280È un ottimo mix una società in cui convivono la tecnologia e la magia e la Aveyard è riuscita ad unire questi due aspetti senza creare un effetto di straniamento nel lettore: è tutto armonizzato. Nuova è anche la suddivisione in classi sociali ( che deve essere presente in ogni romanzo distopico che si rispetti): sono solo due gruppi e la differenza è data dalla magia. I Rossi e gli Argentei, quindi, sono davvero diversi e da sempre questa diversità è stata la giustificazione dello sfruttamento dei primi. Per questo motivo la Guardia Scarlatta si batte violentemente: la società deve essere cambiata, ma deve cambiare il modo di pensare.

Ammetto che la parte relativa alla ribellione è quella che ho amato di più: è vero, i ribelli ci sono in tutti i romanzi distopici, ma Victoria Aveyard mette in luce l’aspetto morale che c’è dietro la Resistenza. Fin dove ci possiamo spingere in nome di un’ideale giusto? La libertà giustifica la violenza e la morte? È davvero un dramma etico quello che vive Mare e i lettori insieme a lei: l’angoscia del sacrificio, proprio e altrui, la paura di venire scoperti, il senso di colpa… Questo è quello che vive Mare nel momento in cui accetta di aiutare la Guardia Scarlatta. E per tutto il tempo, l’unicca2b5def27432e831355577fd41838baa regola che la ragazza tiene a mente è “Chiunque può tradire chiunque”. Mare viene usata e tradita innumerevoli volte, ma allo stesso tempo anche lei usa e tradisce altre persone. Ho apprezzato il fatto che la protagonista non fosse l’eroina completamente positiva, che fa le scelte giuste e agisce sempre per il meglio. I suoi errori la rendono umana e nella sua paura c’è tutto il suo coraggio.

Intorno a lei si muovono molti personaggi, alcuni palesemente riconoscibili come “i buoni e i cattivi”, altri hanno molte sfumature, come Maven o il principe ereditario. Mai come in questo romanzo tutto è bianco o nero, o meglio rosso e argenteo, ma c’è una zona di mezzo in cui bene e male si mescolano ed è difficile scegliere la strada giusta. Anche la storia d’amore (che è presente, non me ne sono dimenticata), per quanto possa apparire un po’ un cliché, in realtà è sviluppata in una maniera nuova. Il dramma finale, che sorge dall’invidia e dall’ambizione, è una tragedia che scuote profondamente e ribalta il corso della storia. Ho apprezzato molto il modo in cui sono descritti i personaggi e come vengono giustificate le loro scelte, in questo gioco di menzogna, maschere e potere: è tutto scorrevole e il lettore si immedesima molto facilmente.

Sicuramente comprerò anche i prossimi volumi, perché Regina Rossa merita di essere letto. Ci sono molti altri aspetti di cui non vi ho parlato, ma direi che va bene così: vi farete una vostra idea e magari commentiamo insieme (anche perché questa è la recensione più lunga che abbia mai scritto!).

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