Letteratura

Rileggere Werther

Ho appena finito di leggere I dolori del giovane Werther di Goethe, libro che mi servirà per scrivere la tesi (come sapete se avete letto il mio ultimo WWW Wednesday). La prima cosa che ho pensato è: cosa ne avevo capito a diciassette anni? Sicuramente l’aspetto romantico, nel senso comune del termine, è uno degli aspetti che aveva fatto sì che amassi profondamente questo romanzo. Lo struggimento di Werther, il crescere progressivo di una passione incontrollabile e la scena finale tra il giovane protagonista e la diafana Lotte sono i dettagli che più avevano colpito la mia immaginazione di adolescente.

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Oggi, giorno in cui vorrei osare definirmi più saggia, sono altre le riflessioni che mi hanno colpito, anche se la storia di questo amore impossibile non mi ha lasciata indifferente. Penso che, semplicemente, questo amore abbia scatenato in me pensieri differenti. Mi struggo ancora con Werther, ma intanto penso: esiste ancora, oggi, qualcuno di amare fino a quel punto? Esiste ancora anche solo l’idea di amare un altro essere umano in quel modo? E qui, miei cari, ho cominciato a accumulare idee e riflessioni che non avrei saputo portare avanti all’epoca del liceo.

La mia idea, la mia provocazione è: e se anche il modo di amare fosse un aspetto culturale? Mi spiego. Dovete innanzitutto tenere presente quanto sia importante il conflitto tra cultura e natura in questo romanzo. Il protagonista sente la Natura come qualcosa di profondamente affine alla sua anima. Nello stesso tempo, è costretto a muoversi un un mondo regolato da leggi morali e sociali severissime, che lo portano, per esempio, ad abbandonare un ricevimento nel momento in cui una folla di nobili presuntuosi comincia a guardarlo dall’alto in basso. Werther non ha fatto niente di male, la sua unica colpa è il lignaggio: non è un nobile, quindi non può partecipare a una festa, o a un qualsiasi evento sociale, riservato ad aristocratici. Questo è il tipo di universo sociale in cui viveva l’uomo del Settecento, questo è il tipo di clima che si respirava mentre, ogni giorno, si viveva, si amava, si soffriva. Un sentimento sviluppato in un momento del genere può essere lo stesso se vissuto ai giorni nostri?

È sempre amore, direte. Secondo me, non è la stessa cosa. Se cambia il modo inwerther-2-jalara-verlag cui l’amore viene raccontato nei libri, doveva essere diverso sia il modo in cui il sentimento era vissuto sia quello in cui era considerato socialmente. Pensate ai matrimoni combinati: sono il modo più evidente per dimostrare quello che sto cercando di spiegare. Vivendo in un’epoca, e in una cultura, in cui il matrimonio non era altro se non un contratto sociale, sicuramente l’amore era più un vizio, un passatempo, un lusso che un sentimento nobile. Ai tempi di Werther, l’amore era una passione travolgente, uno sconvolgimento dei sensi, una malattia furiosa, una ribellione (almeno per lui). E, se nato senza possibilità di essere soddisfatto, se cresciuto in circostanze sfavorevoli, come quello di Werther e Lotte, era una fonte continua di dolore, senso di colpa, malinconia.

Oggi quale uomo vivrebbe la sua passione d’amore come la visse Werther? Quale uomo celebrerebbe la sua metà come fece Werther? Il mio non è cinismo, è una presa di coscienza. Nel nostro secolo l’amore è culturalmente diverso, e come tale viene vissuto.

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Un’altra considerazione derivata dalla rilettura a sette anni di distanza è di carattere molto pratico: in questi due giorni di lettura ho sottolineato frasi che non avevo notato alla prima lettura, e ho notato segni a matita dove oggi non ne avrei lasciati. All’epoca mi avevano colpito i momenti di maggiore liricità e la musicalità delle frasi: la bellezza pura e semplice, quella più evidente. Oggi, invece, ho presto nota delle descrizioni fisiche (a fini di studio, però: mi servono per la tesi), e dei momenti in cui Werther crea una rottura, scontrandosi con l’ordine sociale e morale in cui vive. Vi riporto una citazione:

“Ah, voi persone ragionevoli!” esclamai sorridendo. “Passione! Ubriachezza! Pazzia! Ve ne state lì così placidi, così privi di umana simpatia, voi uomini costumati, e rimproverate il bevitore, esecrate il folle, passate oltre come il sacerdote o, come il fariseo, ringraziate Iddio di non avervi fatto simili a loro. Io mi sono ubriacato più di una volta, le mie passioni non sono mai state troppo lontane dalla follia, e non provo alcun rimorso né per l’una né per l’altra cosa: poiché nella piccola misura a me concessa ho imparato a capire per quale motivo tutti gli uomini straordinari i quali compirono qualcosa di grande, di apparentemente impossibile, dovettero sempre venir presi per pazzi o per ubriachi.

“Ma anche nella vita comune è intollerabile che, se qualcuno si accinge a compiere un gesto libero, nobile, inatteso, si senta gridare quasi sempre alle sue spalle: ‘Quell’uomo è ubriaco, è matto da legare’. Vergognatevi, voi sobri! Vergognatevi, voi savi!”

Questo è uno dei passi che mi è rimasto più impresso, perché caratterizza Werther come uomo fuori dal comune, nella sua epoca così come nella nostra, e perché la sua provocazione mi è molto cara.

Sono grata alla mia nascente tesi di laurea, che mi ha permesso di rileggere un romanzo a cui sono molto affezionata. Ora devo cominciare a leggere un po’ di saggi e di opere teoriche, e mi divertirò molto di meno. Vi terrò aggiornati!

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20 thoughts on “Rileggere Werther

  1. Penso anch’io che il contesto (sociale, storico eccetera) influenzino il modo in cui è possibile esprimere e vivere i sentimenti.
    Il sentimento in quanto tale lo vedo, invece, meno legato al contesto. Ma in fondo quello che “conta” è come sappiamo/possiamo viverlo.

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  2. Ho amato I dolori del giovane Werther! 🙂 Anche io, come te, l’ho letto due volte: la prima, per conto mio, la seconda a scuola, come raffronto con “Le ultime lettere di Iacopo Ortis”, romanzo che ho fortemente detestato. E ti spiego anche il perché: mentre il “Werther” racchiude al suo interno brevi intermezzi politici all’interno di una storia d’amore, l’ “Ortis”racchiude al suo interno brevi intermezzi d’amore all’interno di una storia politica”.
    Nelle mie due letture non ricordo di aver mai sotolineato nulla, ma se un giorno dovessi rifarne una terza, mi armerei di matita per sottolineare i passaggi che mi hanno colpito di più.
    Bella analisi, complimenti!
    Buona serata. 🙂

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  3. L’esercizio della rilettura è spesso interessante. Questo nello specifico non l’ho ancora riletto, ma con “Le affinità elettive”, che la prima volta mi era piaciuto ma non così tanto, ho “visto” quanto rileggere possa donare sensazioni e pensieri nuovi; del resto, noi stessi mutiamo, quindi è inevitabile sia così. Bell’articolo. 😀

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    1. Grazie mille! La rilettura è stata per me una grande scoperta nel passaggio da liceo a università. Esempio banale: ho riletto i Promessi Sposi, che alle superiori avevo odiato, ed è tutt’ora uno dei miei libri preferiti da quando una seconda lettura mi ha fatto cambiare completamente idea!

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        1. Io l’ho riletto cercando di lasciare fuori il modo in cui viene generalmente presentato a scuola. L’ho affrontato come un qualsiasi altro romanzo, appassionandomi alla storia e affezionandomi ai personaggi. In questo modo, l’ho amato alla follia, e non nascondo di avere ancora voglia di rileggerlo!

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  4. Mi hai fatto venire voglia di riprenderlo in mano per vedere cosa avevo sottolineato … (molte frasi, a quanto ricordo XD). Mi piace molto la tua analisi, e avendo studiato antropologia culturale non posso che pormi le stesse domande, e mi sentirei anche di risponderti : “sì, molto spesso il modo in cui uno sente è fortemente dipendente dalla cultura e dal contesto sociale in cui vive”. Potrei portarti degli esempi pratici, da me studiati per il corso un paio di anni fa, ma sarebbe davvero cosa lunga spiegare… Io avevo comunque affrontato l’esternalizzazione della rabbia, come sentimento …

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    1. Ho dato un paio di esami di antropologia all’università (studio lettere), e l’ho adorata! Credo sia stata una delle scoperte più interessanti del mio percorso universitario, infatti questi argomenti mi affascinano sempre più. L’aspetto culturale dei sentimenti è una di quelle cose che può far davvero cambiare idea riguardo ad aspetti della nostra vita che diamo per scontati, a mio parere. Accetto suggerimenti per approfondire ulteriormente 🙂

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      1. Pensa che io volevo intraprendere la carriera specialistica, ma poi mi ha bloccato il pensiero di rimanere ancorata all’università, in perenne attesa di fondi per la ricerca … Comunque tornerò a guardare gli appunti, per vedere se ritrovo l’esempio che volevo citarti ! 🙂

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