Recensioni

Il grande amore di Isabel Allende

9788807031601_quartaEra davvero tanto tempo che non piangevo leggendo un libro. Non perché mi risulti difficile: anzi, sono una che di solito piange facilmente. Evidentemente nessuna lettura, fino ad ora, mi aveva emozionato a tal punto da farmi commuovere. Con L’amante giapponese, ultimo romanzo di Isabel Allende, da poco in libreria, è stato facile lasciarsi coinvolgere, e la lacrimuccia finale è uscita con tale spontaneità che ha il sapore dolce-amaro della tristezza mista a felicità.

Un groviglio tale di emozioni è inevitabile se si legge questo libro, che mescola epoche e luoghi differenti mentre racconta quella che sarebbe riduttivo definire come una storia d’amore, perché esula dai normali confini che siamo soliti attribuire a questo tipo di vicende. Che cosa succede di solito? Lui e lei, nella maggior parte dei casi, le difficoltà, gli ostacoli, i litigi, a volte il lieto fine, a volte no. Denominatori comuni: la reciprocità di un amore assoluto, il coinvolgimento solo secondario di altri personaggi. Nella maggior parte dei casi, si tratta di due persone che si cercano, si trovano, combattono, si amano. Ne L’amante giapponese, invece, la Allende ci mostra quante infinite potenzialità possiede il cuore umano, tanto grande da essere capace di contenere mille amori diversi. Per abitudine, per cultura o per disposizione personale, siamo abituati a riporre l’amore in compartimenti stagni: l’amore romantico, l’amore per la famiglia, l’amore per il proprio lavoro, l’amore per gli amici, e così via. Se si tratta di amore romantico, spesso, si tratta di un amore a destinatario unico; Walt Disney ha sicuramente contribuito a questa definizione, con il mito del principe azzurro e via dicendo. “Voglio trovare l’amore della mia vita”, si sente dire. E se non bastasse? E se l’amore non fosse solo questo?

In questo straordinario romanzo il lettore viaggia dalla Polonia della SecondaMiyatakes-best-known-photo-of-three-boys-looking-through-barbed-wire-camp-fence Guerra Mondiale alla San Francisco del XXI secolo, viene a contatto sia con la realtà più conosciuta dei campi di concentramento sia con quella, nelle scuole italiane spesso ignorata, della deportazione dei giapponesi che vivevano negli Stati Uniti, avvenuta dopo l’attacco a Pearl Harbor. Con tali scenari come sfondo, Isabel Allende racconta le storie di due donne, Alma e Irina: una è un’anziana signora, distinta e misteriosa, che si è volontariamente rinchiusa in una casa di riposo, per cause ignote, dato che proviene da una famiglia ricca e non ha particolari problemi di salute; l’altra è una giovane ragazza moldava in fuga da un passato burrascoso, che trova lavoro nella casa di riposo dove vive Alma, con la quale arriva a stringere una profonda amicizia.

Diversi fattori contribuiscono a creare un’aura di mistero intorno alla figura di Alma: lettere e gardenie recapitate ogni settimana, fughe improvvise, la foto di un uomo sul comodino, uno strano quadro appeso in salotto come unico ornamento della casa. Irina, insieme a Seth, nipote di Alma, cerca di indagare sul passato della donna, e poco a poco scopre sempre di più, fino al giorno in cui sarà la donna stessa a raccontare tutto al nipote e alla ragazza.

Non voglio anticipare niente della storia raccontata in questo romanzo, perché uno dei suoi punti di forza sta nel proporre al lettore di volta in volta solo piccoli indizi, fino allo svelamento finale di tutta la storia. Ma i segreti da scoprire non allendefiniscono mai: anche l’ultima pagina rivela delle sorprese. Quello di cui voglio parlarvi, cercando di farlo senza anticipare nulla della trama, è la grande concezione dell’amore che emerge da questo libro. L’amore di cui Isabel Allende sta parlando non ha niente a che fare con l’amore che la nostra società, e in particolare i media, ci propongono ogni giorno. Ha più il sapore di un amore universale: è amore concepito come comunione, come empatia profonda, come modo di essere. Amo quindi sono. Ma, soprattutto, è un amore che rifiuta ogni tipo di limite: temporale, fisico, spaziale, culturale. È un amore che semplicemente esiste, non può essere negato e non può morire.

L’autrice comunica tutto questo senza mai essere banale, senza mai essere prevedibile, e senza mai cadere nel melenso. Il romanzo è leggero, scorrevole e coinvolgente, pieno di emozioni realmente umane, pieno di desiderio e passione, pieno di sofferenza e di preziose istruzioni su come superarla. È un libro eccezionale, un grande ritorno per una delle mie autrici preferite. Vi lascio con una citazione, un piccolo esempio di come, con la delicatezza e la semplicità che la caratterizzano, questa autrice sia in grado di emozionare il lettore:

Abbiamo detto spesso che amarci è il nostro destino, ci siamo amati nelle vite precedenti e continueremo a incontrarci nelle vite future. O forse non c’è né passato né futuro, e tutto accade simultaneamente nelle dimensioni infinite dell’universo. In questo caso, siamo insieme costantemente, per sempre.

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9 thoughts on “Il grande amore di Isabel Allende

  1. Ciao, sono capitata ora sul tuo blog. In realtà, ho letto e recensito anch’io questo libro, volevo confrontarmi con qualcuno. Ecco, io non l’ho trovato un libro propriamente eccezionale: per me La casa degli spiriti ed Ines non li batte niente. Tuttavia, questo libro mi ha commossa e, neanche a farlo apposta, è proprio quella citazione che mi ha colpito più di tutto e ora, rileggendola, mi ha commossa nuovamente. Anche se per me non è il migliore, questo romanzo ha toccato la mia sensibilità e posso dire che lo abbia apprezzato. Buona giornata!

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    1. Io non saprei neanche dire qual è il migliore, ma senza dubbio questo è uno di quelli che ho apprezzato di più! I due da te citati sono sicuramente molto belli, sono d’accordo con te. Ma anche Il quaderno di Maya e L’isola sotto il mare mi sono piaciuti da matti. Ecco, diciamo che non è per niente facile per me scegliere 🙂 Buona giornata anche a te!

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