Racconti

Clelia e l’omino di cartapesta

Clelia si era innamorata dell’omino di cartapesta. Era nato dalle sue stesse mani. Il piacere che provava nello sporcarsi le mani, nell’impastare, nell’essere a contatto diretto con quello che stava creando: per lei tutto questo era insostituibile. Amava mangiare con le mani, passare il dito nel piatto e leccare quello che rimaneva dei piatti più prelibati. Cucinava usando gli utensili solo per lo stretto necessario, perché le sue mani erano lo strumento migliore che potesse possedere in cucina. Così come nel letto, a volte, quando sotto il calore delle coperte esplorava estasiata il suo corpo.

Clelia era carnale, passionale, ma malinconica. Era molto sola. Quando dalle sue mani uscì la perfezione di quell’omino di cartapesta, non poté che innamorarsene all’istante. Perché dentro di lui pulsava la passione vibrante che animava Clelia, ed era come se un alone di luce morbida e soffusa lo circondasse sempre.

L’omino di cartapesta non le chiedeva niente, ma le dava tutto. Con lui non avvertiva il costante senso di colpa che la tormentava ogni giorno, per ogni cosa che facesse. Perché Clelia, bestia rara, era generosa e si preoccupava per gli altri: quando otteneva qualcosa per sé, era triste per chi non l’aveva ottenuta. Ma con l’omino di cartapesta non aveva bisogno di sentirsi in quel modo. Tutto quello che era di Clelia, era anche dell’omino, perché l’amore che li univa era universale e indissolubile.

Con l’omino di cartapesta Clelia non doveva nascondersi. Lui aveva conosciuto tutti i suoi segreti più intimi e le sue pulsioni più nascoste attraverso l’energia che le sue mani gli avevano trasmesso durante la creazione, e lei questo lo percepiva. Per questo Clelia si sentiva se stessa più con lui che da sola. Lui non la giudicava mai, accoglieva i suoi difetti con quel misto di rassegnazione e fascino che proverebbe un amante perfetto. Con lui poteva fare esperienza di una sensazione mai provata: la complicità. La passione che li legava era ancestrale e inspiegabile.

Clelia sentiva lo sguardo dell’omino su di lei anche quando usciva di casa ed era costretta a lasciarlo sulla mensola, preoccupandosi di cosa avrebbe pensato la gente di un amore così diverso. Si sa, il giudizio delle persone comuni è spesso crudele e, ancora più spesso, immotivato. Spesso l’odio proviene semplicemente dall’adesione al luogo comune più quotato del momento. E Clelia non aveva voglia di affrontare tutto questo, perché avrebbe dovuto spiegare il suo amore al mondo, e sapeva che non sarebbe stata capita. Soffriva, perché sentiva fortemente la mancanza dell’omino di cartapesta, ma era forte e intelligente abbastanza da sopportare con fierezza il suo dolore.

Era orgogliosa del suo amore, perché sapeva che era diverso da tutti gli altri. Ogni giorno, quando tornava a casa dal lavoro, c’era ad attenderla l’omino di cartapesta, che la accoglieva con il suo alone di sogno. Clelia gli raccontava della sua giornata, e si sentiva libera.

Una mattina, uscendo di fretta dal suo appartamento, dimenticò una finestra aperta. Era proprio la finestra più vicina all’omino di cartapesta, quella che dava sul salotto e sulla mensola dove esso riposava. Quel giorno, in città, si scatenò un violento temporale. Clelia al lavoro era tranquilla, non si era accorta della sua dimenticanza. Quando rientrò a casa, il pavimento era pieno di foglie, umido e scivoloso per l’acqua che era entrata dalla finestra. Le tende si erano staccate, e giacevano a terra fradice e stropicciate. Il divano e i mobili erano anch’essi bagnati e ricoperti dai detriti che il vento aveva trasportato dentro casa. L’omino di cartapesta, che Clelia aveva lasciato come al solito sulla mensola, era scomparso.

Clelia, disperata, cominciò la ricerca affannosa del suo innamorato. Con le lacrime agli occhi e il respiro affannoso, setacciò ogni angolo del salotto, senza riuscire a trovarlo. Lo sguardo le cadde sulle tende, appallottolate a terra: cercò anche lì sotto, e trovò dei pezzi di carta strappati e appiccicosi, che scivolarono tra le sue dita come melma. Era tutto quello che era rimasto dell’omino di cartapesta.

Per molte ore, Clelia pianse. Sentiva di aver perso qualcosa che non avrebbe mai più potuto ricreare, ma più di tutto, sentiva che la passione che aveva creato e animato l’omino di cartapesta era andata sprecata, si era dissolta. Dopo essersi sfogata, capì che si aprivano davanti a lei due possibilità. Poteva arrendersi e lasciarsi andare, constatare che il suo amore era svanito e che non sarebbe più tornato. Oppure, poteva risvegliare dentro di sé una nuova passione, lasciando che quella vecchia diventasse un ricordo: poteva rimettere al lavoro le sue mani, creare qualcosa di ancora più incredibile. Dopo aver a lungo riflettuto, Clelia prese la sua decisone, e non tornò più indietro.

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