Recensioni

“Accettazione” di Jeff VanderMeer

Concludere una trilogia lascia sempre una sensazione di malinconia addosso, perché ci si è abituati ad aspettare un seguito. Invece, dopo aver concluso il terzo libro, si sa che non ci sarà più nulla, e un po’ di tristezza è inevitabile. Se poi si sta parlando della Trilogia dell’Area X di Jeff VanderMeer, che termina con Accettazione, a tutto ciò si aggiunge la spiazzante impressione di non averci capito nulla. Se non ci si riflette sopra, questa Trilogia non ha ragione d’essere. Perché è si fantascienza, ma decisamente introspettiva.

In Accettazione si assiste da subito alla moltiplicazione dei punti di vista, novità rispetto ad Annientamento e Autorità. Il cambiamento è presto spiegato, e anche abbastanza intuibile: essendo il volume conclusivo della Trilogia, il fine è quello di spiegare un po’ la situazione, far capire al lettore in cosa consiste questa famigerata Area X. E, in qualche modo, VanderMeer ci dà qualche indizio, ma non crediate di arrivare all’ultima pagina avendo tutto chiaro come il sole: non è così.

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L’abilità dell’autore si fa, in questo romanzo, ancora più evidente, perché fa una di quelle cose che io apprezzo moltissimo in letteratura: oltre a proporci la storia attraverso lo sguardo di più narratori, sovrappone anche i piani temporali. Il presente è quello in cui Controllo e Uccello Fantasma decidono di esplorare insieme l’Area X; poi ci sono due passati diversi: il primo, più recente, è quello in cui la direttrice è in procinto di partire con la biologa per la dodicesima spedizione. I capitoli dedicati alla direttrice hanno la caratteristica specifica di essere narrati in seconda persona, il che è piuttosto inusuale e, a mio avviso, avvicina molto il lettore alla mente della direttrice, permettendogli di entrare tanto nei suoi pensieri quanto nelle motivazioni più profonde di ogni sua azione. Il secondo passato è quello della direttrice bambina, prima e durante il compimento dell’Area X. Questo passato è narrato in terza persona dal punto di vista del guardiano del faro, Saul, e comprende anche spezzoni del suo diario personale. Questo livello della narrazione è interessante perché ci racconta ciò che desideriamo sapere fin dalla prima pagina di Annientamento, ma, nello stesso tempo, è così elusivo e misterioso da non lasciarci mai del tutto soddisfatti. A tutti questi piani bisogna aggiungere il resoconto della biologa, di cui non voglio dirvi troppo per non diminuire la suspense.

L’impressione più fresca che ho di questo romanzo è quella di essere riemersa da un mistero più grande di me, e non vorrei sbilanciarmi nell’affermare che fosse proprio questa l’intenzione dell’autore. Ciò che si capisce leggendo Accettazione è che l’Area X non può essere compresa dall’essere umano, perché proviene da un posto sconosciuto e sta trasformando il mondo in qualcosa di incomprensibile. Tutti i tentativi di sondarla, studiarla e spiegarla sono stati vani: gli esseri umani sono stati annientati, e a nulla è valsa l’imposizione dell’autorità dell’uomo, l’unica conclusione possibile è accettare ciò che è successo.

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Un altro aspetto che emerge dalla lettura di questo romanzo è la profonda solitudine dell’essere umano di fronte all’incommensurabile, evidente soprattutto nelle parti dedicate alla direttrice. La voglia di capire e di spiegare la assorbono così tanto da renderla una creatura a sé stante, impossibilitata a creare veri legami con gli altri uomini perché intimamente e segretamente legata all’Area X. Più che Uccello Fantasma, che è ciò che più si avvicina al ruolo di protagonista, è la direttrice ad aver risvegliato il mio interesse, nella sua ostinazione, caparbietà e forza, nella sua voglia di sfidare le regole per arrivare dove ha sempre voluto arrivare: al cuore del problema dell’Area X.

Per concludere, devo fare un’ultima considerazione sull’affermazione di Michela Murgia che si può leggere sulla quarta di copertina, che riporto nella sua interezza:

VanderMeer stupisce per la profondità con cui tratta una storia d’amore come se fosse un territorio contaminato dal mistero. L’Area X non è solo lo spazio di crisi tra l’umanità e i suoi eccessi, ma è anche il nebuloso territorio della relazione tra un uomo e una donna.

Dire che non sono d’accordo è un eufemismo. Non condivido neanche mezza parola di questa analisi, in primis perché non ho potuto vedere alcuna traccia di storia d’amore in questo romanzo. Michela Murgia si riferisce evidentemente a Controllo e Uccello Fantasma, ed è vero che fra i due si sviluppa una specie di affetto, di fragile complicità, ma mai mi sarei sognata di definirla una storia d’amore. Tanto meno avrei mai potuto vedere l’Area X come metafora di ciò che si instaura tra un uomo e una donna durante una relazione. La mia non è una critica al pensiero di Michela Murgia: ognuno interpreti il romanzo a suo modo (anche se non ho idea di come questa scrittrice sia arrivata a fare questo tipo di considerazioni). Penso tuttavia che mettere un’analisi del genere in quarta di copertina sia fuorviante: io stessa, leggendola, mi ero immaginata tutt’altro rispetto al contenuto del romanzo che sono andata poi a scoprire.

Vi lascio con una citazione decisamente interessante e con l’invito a leggere questa straordinaria trilogia, da cui ho anche scoperto che sarà anche tratto un film (e non vedo l’ora di vederlo!).

Saul sapeva che anche i corpi potevano essere segnali. Un faro era un segnale fisso con uno scopo prefissato, l’essere umano uno mobile. Ma le persone emanavano una loro luce che brillava da grande distanza come un avvertimento, un invito o un semplice segnale statico. Le persone si aprivano e diventavano luminose oppure si rabbuiavano. A volte rivolgevano la loro luce verso l’interno, per non lasciarla vedere, perché non avevano altra scelta.

[…] E poi, a volte, le persone donavano la loro luce e cominciavano a spegnersi, a diventare quasi invisibili, se nessuno si prendeva cura di loro. Perché erano state troppo generose e rimanevano senza niente.

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