Recensioni

“La ragazza del treno” di Paula Hawkins

Erano molti mesi che desideravo leggere questo giallo di Paula Hawkins: La ragazza del treno veniva presentato come un caso editoriale, un fenomeno in rapida ascesa. Da grande appassionata di enigmi, sono rimasta incuriosita da un libro che era stato in grado di suscitare commenti tanto positivi e così ho aspettato il momento di poterlo leggere. Il momento è giunto questa settimana perché (finalmente) in biblioteca è arrivato il nuovo ordine di libri (di cui vi avevo parlato qui).

C_4_articolo_2118361_upiImageppLa storia è narrata, a capitoli alterni, da tre donne: Rachel, Anne e Megan. Rachel, dopo il fallimento del suo matrimonio, vive a casa di una vecchia compagna di studi, ha problemi di alcolismo e una tendenza a stalkerare Tom, l’ex marito. Nonostante sia stata licenziata da alcuni mesi, continua a prendere il treno per Londra, fingendo di andare in ufficio; ogni volta che il treno si ferma ad un semaforo, Rachel ha l’occasione di osservare una coppia che vive in una casa nella stessa via in cui lei abitava quando era ancora sposata. Guardandoli ogni giorno, Rachel inizia a fantasticare sui due, immaginando le loro vite perfette, i loro caratteri, i loro hobby: Jess e Jason (così li ha chiamati nella sua testa) sono diventati  parte integrante della sua vita, incarnando l’ideale di coppia innamorata che lei e Tom avrebbero dovuto rappresentare. Per questo motivo Rachel rimane scombussolata quando un mattino vede dal finestrino del treno che Jess sta baciando un uomo diverso da Jason; lo shock sarà ancora più grande il giorno successivo, quando sui giornali appare la notizia della scomparsa di una donna, che risulta essere la “sua” Jess. Rachel si sente coinvolta e vorrebbe scoprire cosa sia successo, ma la sera della scomparsa lei era effettivamente dalle parti della casa e di Jess e Jason ma, dato che era ubriaca, non ricorda nulla, neppure come mai fosse coperta di sangue…

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Il suo racconto è intervallato dalla voce di Megan, una donna fragile, sposata con Scott, ma insoddisfatta del suo matrimonio. La sua storia inizia un anno prima rispetto a quanto narra Rachel, quindi allunga l’arco temporale del romanzo; man mano che Megan parla, scopriamo che la sua infelicità è legata a qualche segreto del suo passato e per questo motivo inizia ad andare in cura da uno psicologo, che la aiuta a fare luce sulla sua vita.

Il terzo contributo alla narrazione viene fornito da Anne, vicina di casa di Megan e nuova moglie di Tom, l’ex-marito di Rachel. Anne ha una vita apparentemente perfetta: una splendida bimba e un marito che ama: peccato che Rachel sia sempre pronta a spaventarla, telefonando ad ogni ora, comparendo vicino casa sua nei momenti più inaspettati, per tormentare Tom.

Le vite di queste tre donne si uniscono all’improvviso e le loro voci, così diverse, offrono al lettore un quadro più completo ed oggettivo. È interessante leggere di come uno stesso particolare venga descritto ed interpretato in modo diverso, a seconda della narratrice: la molteplicità dei punti di vista è sicuramente uno dei punti di forza del romanzo, anche se a mio avviso, avrebbe dovuto essere maggiormente sfruttato dall’autrice.

Sinceramente, non sono riuscita ad identificarmi in Rachel, la protagonista, se non per il fatto che viaggia spesso il treno. alcolismo2La sua dipendenza dall’alcol la spinge ad agire in maniera sconsiderata, egoista, violenta e pericolosa; la spinge ad essere una persona patetica, priva di dignità. Dicendo che non mi identifico con lei, non voglio dire che condanno a priori il suo comportamento: conosciute le cause della sua situazione, arrivo a comprendere il dramma della sua vita e la compatisco, ma non riesco a sentirmi vicina a lei.
Non so dire se ciò sia ad imputare ad una carenza dell’autrice o al fatto che io non senta vicino alla mia realtà il problema dell’alcolismo.

 Credo che da un punto di vista psicologico la Hawkins abbia saputo tracciare piuttosto efficacemente il ritratto di tre donne assai diverse fra loro, ma a mio parere bisognava approfondire questo aspetto, giocando di più con i lettori, attirandoli nell’intreccio della narrazione a più livelli e lasciandoli soli a giostrarsi con il mistero. Forse perché ho letto molti gialli e sono diventata un’ “esperta”, sono arrivata alla soluzione poco dopo la metà: non mi sono rovinata il gusto della lettura solo perché il romanzo ha poche pagine. Purtroppo anche questa è una pecca ai miei occhi: secondo me alcuni elementi andavano maggiormente approfonditi, soprattutto considerando che il libro è alquanto breve, circa trecento pagine. È vero, alcuni romanzi di Agatha Christie sono anche più corti, eppure hanno una formula vincente che li sa rendere completi.

La ragazza del treno è un bel romanzo, coinvolgente e ben strutturato: mi aspettavo qualcosa di più, soprattutto considerando l’incredibile pubblicità che gli girava intorno.  Credo che se le mie aspettative non fossero state alte, avrei apprezzato maggiormente il libro, ma probabilmente è una situazione che capita a moltissimi lettori.

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