Racconti

Il cerchio

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Questo racconto partecipa alla quarta sfida del circolo di scrittura creativa Raynor’s Hall, tema: cerchio. 

“Rispetta il cerchio”.

Chiunque nascesse a Kirkos doveva rispettare questo dogma. La regola, eterna, senza tempo, era scritta ovunque in città: sui muri, sulle porte dei negozi e delle case, sui marciapiedi, sui cartelli stradali, sui tronchi degli alberi. Ogni bambino cresceva sapendo che avrebbe potuto contravvenire a molte regole, ma non a quella fondamentale: quella che ti intimava di rispettare, ad ogni costo, il cerchio. A scuola, gli insegnanti ripetevano più volte la definizione di cerchio, per essere sicuri che tutti gli alunni l’avessero compresa alla perfezione, anche se, in ogni caso, era la prima cosa che ogni genitore assennato insegnava a suo figlio. Tutti erano a conoscenza del significato del cerchio; nessuno, a memoria d’uomo, aveva osato contravvenire a questa semplice, ma letale, regola.

Il cerchio era lo spazio minimo che ogni persona aveva attorno a sé e che non poteva essere invaso da un altro essere umano. Qualsiasi contatto fisico era severamente vietato. Fin da piccoli, si imparava a calcolare automaticamente la dimensione del proprio cerchio, che variava per età, costituzione fisica e posizione sociale. Il cerchio diventava definitivo all’età di otto anni: prima di quell’età, erano permessi i contatti fisici tra genitori e figli necessari alla sopravvivenza di questi ultimi. Dopo aver compiuto otto anni, il bambino veniva privato di qualsiasi ulteriore contatto fisico.

Le eccezioni, strettamente regolamentate, erano costituite da tutto ciò che era necessario alla preservazione della specie, in particolare i trattamenti medici e il sesso. I dottori avevano autorizzazioni speciali che li autorizzavano a non rispettare il cerchio, che dovevano essere rinnovate ogni anno dopo un attento esame. L’attività sessuale era regolamentata da un calendario dettato dal governo della città, e poteva essere effettuata solo nelle strutture apposite, dopo aver ricevuto un permesso speciale. L’attività sessuale era consentita solo a fini procreativi.

A Kirkos, uomini, donne e bambini non avevano mai contatti fisici tra di loro. Non erano consentiti abbracci, baci, strette di mano, carezze. Non solo: spesso, a causa dell’assommarsi dei rispettivi cerchi, lo spazio tra due persone non era mai minore di due metri.

Gli abitanti di Kirkos erano malinconici, aridi, cinici e freddi. Non conoscevano che un mondo privo di affetto, di calore e di amore. Conducevano le loro vite lavorando e, soprattutto, rispettando il cerchio. Non avevano mai provato a ribellarsi, perché non conoscevano neanche il significato della parola: non concepivano proprio il concetto di ribellione.

Poi un giorno, nacque Khloe. Un disturbo della vista le impediva di calcolare l’esatta dimensione del suo cerchio, cosicché le capitava a volte di avvicinarsi troppo alle persone (che si tiravano indietro inorridite). Lo stato era a conoscenza di questo suo problema, per il quale le aveva dato un certificato speciale, che attestava la sua condizione, e l’aveva obbligata a portare sempre addosso un segno che rendesse identificabile il suo disturbo: su ogni capo di abbigliamento aveva dovuto far cucire un occhio rosso stilizzato.

Khloe soffriva della sua condizione di diversità, non perché, come ci si potrebbe aspettare, le pesasse il fatto di non essere come tutti gli altri, ma perché, nei momenti in cui aveva perso la cognizione della dimensione del suo cerchio, aveva conosciuto la bellezza del calore umano. La maggior parte delle volte le capitava solo di avvicinarsi un po’ troppo, magari anche a meno di un metro. Ma erano anche capitati momenti di svista, in cui era addirittura arrivata a toccare un’altra persona. All’inizio, conscia della regola che aveva imparato a memoria sin da bambina, si era spaventata di quei contatti. Ma, crescendo, aveva cominciato a intuire quanto tutta l’idea del cerchio fosse sbagliata e innaturale. Da quel momento, aveva sfruttato la sua condizione a suo vantaggio, avvicinandosi alle persone anche quando in realtà era ben conscia della dimensione del suo cerchio.

Un giorno, in metro, si innamorò. Di fronte a lei si sedette un ragazzo biondo, magro, dall’aria un po’ stralunata; aveva degli straordinari occhi blu, puri e luminosi, che la colpirono in modo particolare. Non capì subito che cos’era quel calore che sentiva sulle guance; non riusciva a darsi una spiegazione riguardo il suo cuore, che sembrava impazzito tanto batteva veloce. Riusciva solo a fissare quel ragazzo, che neanche l’aveva notata. Le sembrava così lontano. In realtà era a meno di due metri da lei, ma i loro due cerchi avrebbero loro impedito per sempre di avvicinarsi.

In meno di cinque minuti, Khloe prese una decisione. Si sistemò i capelli su una spalla, di modo che l’occhio rosso cucito sul petto fosse ben visibile. Sarebbe stata una giustificazione sufficiente. Si alzò, e in pochi passi la distanza fra lei e il ragazzo dagli occhi blu si annullò. Stupito, il ragazzo si alzò velocemente, pronto ad allontanarsi. Ma Khloe non glielo permise. Gli prese il viso tra le mani, e lo baciò. Il ragazzo, all’inizio, cercò di scostarsi, cercò di spingere via quella ragazza folle che stava infrangendo la loro regola più sacra. Ma dopo un primo istante di turbamento, anche lui cominciò a sentire lo stesso calore che Khloe aveva imparato a percepire grazie al suo disturbo. Ricambiò il bacio. I due ragazzi si baciarono a lungo, consumando un amore che a Kirkos non si era mai neanche immaginato. Le persone intorno a loro inorridirono, ma poi furono contagiate: un’ondata di calore si propagò, a ondate concentriche, a partire dai due innamorati. Nel giro di una mezz’ora, Kirkos era invasa dal calore.

Ovunque, nella città, si assistette a un fatto straordinario: le scritte “Rispetta il cerchio” cominciarono ad esplodere. Migliaia di piccole esplosioni scossero la città, sconvolgendo gli abitanti e le autorità, che osservavano da lontano quel caos, impotenti. Era uno spettacolo magnifico.

Da quel giorno, a Kirkos, nessuno rispettò più il cerchio; si iniziò a dimenticarne il significato, fino a farlo sparire del tutto. Al posto delle vecchie scritte, alcuni cittadini decisero di metterne di nuove, in onore dei due ragazzi che li avevano liberati dal cerchio. Ora, ovunque nella città, si poteva leggere: “Omnia vincit amor”.

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25 thoughts on “Il cerchio

  1. E l’amore trionfa!! \(*O*)/
    Direi che qui è proprio il caso di dirlo!
    Come il tuo precedente racconto, anche questo mi ha conquistata, anche se devo ammettere che quello delle zucche dell’altra volta, mi aveva preso un pò di più.
    La storia è bella, mi ha ricordato qualcosa che ora mi sfugge…non intendo plagio, eh? Sia chiaro! Parlo dell’atmosfera della città, è quella che mi ha ricordato qualcosa, ma non saprei cosa. ^^
    Molto bello ❤
    Brava 😀

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  2. Molto carino questo racconto! Un mondo distopico, che vuole le persone imprigionate dentro il cerchio (per qualche strana decisione del governo) ma che poi è stato abbattuto da una forza misteriosa e terribile!

    Solo una cosa non mi è chiara: hai detto che Khloe ha un disturbo alla vista: che genere di disturbo? La cecità non può essere, altrimenti non avrebbe visto il ragazzo, ma allora non sarà solo un po’ miope? Ecco, illuminami 🙂

    Nel frattempo, voto 4/5 e davvero complimenti!

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  3. Una bella favola, ben scritta.

    (Su un tema simile si può leggere del pianeta Solaria nei libri di Asimov del Ciclo dei robot. Un pianeta in cui, appunto, il calore umano era bandito e in cui gli aitanti (pochi) vivevano in case molto distanti fra loro.
    ecco da Wikipedia: Gli abitanti del pianeta svilupparono una cultura isolazionista, dove i contatti umani diventavano rari e, nei rari casi in cui erano inevitabili, fastidiosi. La comunicazione era sostenuta grazie a sistemi olografici molto sofisticati.)

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  4. Io ho trovato questo racconto ben scritto ma poco originale. Anche la velocità della narrazione non mi convince. Sembra dire: succede così, l’amore sconfigge le costrizioni. Ma perché? Come? Cosa provano i due? Chi sono? Le citazioni ci stanno, il problema secondo me è che hai messo dentro poca roba “di tuo”. Scrivi bene, sono certo puoi fare molto più di così!

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  5. Ciao, sono finito qua per caso e mi fa piacere essermi imbattuto in questo breve racconto. Se posso, mi piacerebbe commentarlo. Mi piace molto l’immagine del vedere/non vedere e in particolare anche l’atmosfera del racconto che sembra evocare figure senza volto. In parte, per questi elementi, mi ricorda “Aspettando i barbari” di J.M. Coetzee; se non lo hai mai letto te lo consiglio vivamente.
    Sono convinto che da questo canovaccio potresti ricavarne un racconto più ampio e tessere maggiormente le emozioni che portano i cittadini al cambiamento.

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      1. È la storia di un magistrato che vive ai margini di un Impero. Si teme che dei barbari possano invadere i confini, allora viene inviato dalla capitale il colonnello Joll per controllare la situazione. Una volta sul luogo il colonnello instaura un regime di violenza nei confronti di questi barbari che in realtà non vogliono fare del male a nessuno. Il magistrato, che vorrebbe vivere «tranquillo in tempi tranquilli», si ritrova così in una situazione in cui non avrebbe voluto finire e nello stesso tempo conosce una barbara con cui avrà un rapporto particolare…questo a grandi linee! Non dico di più!

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