Racconti

Ma chi se ne frega

Questo racconto partecipa alla quinta sfida del circolo di scrittura creativa Raynor’s Hall; mi è stato assegnato il tema: fotografia. 

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Tornò a casa piena di rabbia. Si guardò le mani, tremavano. Fece sbattere il portone, la porta di casa. Scaraventò le scarpe in corridoio e si buttò sul letto.

Da sdraiata, si trovò di fronte la galleria di foto attaccate al muro con lo scotch che ritraevano la storia delle sue amicizie. Volti sorridenti, abbracci, pose buffe. Quante foto c’erano? Venti, cinquanta, cento? Non le aveva mai contate, non pensava che potesse essere importante. Ora se ne pentì, come se sapere il numero di fotografie potesse aiutarla a quantificare il valore delle sue amicizie.

Si alzò in piedi e cominciò a strapparle dal muro. Il rumore del nastro adesivo che si staccava era più forte di quello di una bomba. Piangendo di rabbia, afferrava le foto senza neanche guardarle. Dopo poco tempo, le aveva gettate un po’ a terra, un po’ sul letto. Le prese a calci. Era contenta che fosse rabbia, perché era davvero stufa di essere triste.

Lasciandosi cadere sul letto alcune foto si sollevarono in aria. Averle tolte dal muro non le bastava ancora. Si sedette a terra e cominciò a stracciarle. Alcune in due pezzi, alcune in mille. Le strappava e se le gettava alle spalle. Dopo un po’, si accorse di avere le mani macchiate di rosso. Inchiostro? Com’era possibile? Non riusciva a capire da dove venisse quel rosso.

Guardò le foto strappate, i bordi erano rossi come le sue mani e, sollevandone un pezzo, si accorse che gocciolava. Sembrava… ma come poteva essere? Era sangue. Da ogni strappo usciva sangue, come da una ferita.

Stava per alzarsi per andare a lavarsi le mani e prendere qualcosa per pulire, ma poi decise che non ne valeva la pena. Continuò a strappare le foto, e da ognuna usciva del sangue, sempre di più, finché non riuscì più a vedere di che colore era il pavimento e i suoi jeans finirono per inzupparsi del tutto. Inginocchiata in quel lago di sangue, circondata dalle fotografie strappate, ridotte ormai a poltiglia, si prese la testa fra le mani, urlando.

Di colpo appoggiò le mani a terra per alzarsi e smosse quel lago di sangue che continuava a crescere. Nel tragitto verso il bagno scivolò più volte, sporcandosi sempre di più. Arrivata in bagno si guardò allo specchio. Aveva il sangue sul viso, tra i capelli. Aveva frammenti di fotografie appiccicati sulla maglia, sotto i piedi.

La cosa più sensata sarebbe stata di… La cosa più sensata? Ma chi se ne frega. Si rimise le scarpe, si buttò la giacca sulle spalle e uscì. E pensate quello che volete.

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10 thoughts on “Ma chi se ne frega

  1. Le foto che perdono sangue…ma no è lei che perde sangue. Magari si è tagliata strappandole. No, no. Forse è tutta la stanza che gronda sangue. O la sua anima…insomma chi se ne frega. Avevo un’amica che appiccicava le foto ovunque nella sua stanza. La rivedo ogni tanto in estate quando torna a catania. Sono passati così tanti anni! Chissà se le nostre foto ci sono ancora. Questo racconto mi ci ha fatto pensare e te ne sono grato.

    (intanto ho scritto anch’io il mio per il contest, è qui: https://geniochiara.wordpress.com/2016/01/02/city-of-cyberia-vita-a-portata-di-click-racconto-per-raynors/)

    Saluti!

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  2. Pingback: Raynor's Hall
  3. Certe volte, per quanto possa fare male, e’ meglio mandare tutto all’aria e lasciarsi alle spalle i legami. Il sangue, il dolore, la rabbia…tutto ha un senso se lo si vuole indagare ma certe volte e’ meglio non pensarci perche’ fa piu’ male riflettere che rassegnarsi…molto molto bella e ben pensata…ognuno la puo’ interpretare in modo diverso

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    1. Ti ringrazio per il commento 🙂 il senso che ho dato io alla mia storia è proprio il mandare tutto a quel paese e smetterla di preoccuparsi di quello che pensano gli altri.. Ma sono contenta se altri riescono a darle un’interpretazione diversa, vuol dire che la storia è viva…

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  4. Ciao, sto facendo il giro delle storie del contest ed eccomi qui ^^ ebbene, è sempre brutto quando finiscono i rapporti, comunque io penso che nessun rapporto, mai, sia “per sempre” e quindi fa male, e quindi ci si ritrova a strappare le fotografie che sanguinano, addirittura, simbolo di una ferita interna che ha bisogno di molto tempo per rimarginarsi… insomma un bel racconto, sei stata molto brava col tuo prompt e mi è piaciuto alquanto!

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  5. Accipicchia che storia cruenta! E adesso chi pulisce tutto quel pasticcio?!
    Bella storia, da un tema come fotografia ci si sarebbe aspettato qualcosa di malinconico o romantico e invece tu ci proponi una storia quasi horror.
    Un’idea geniale! Un po’ raccapriccinate ma davvero ben riuscita.
    Certo quando finiscono le amicizie è un’esperienza orribile, ma serve per crescere e anche se fa male, è utilissima per capire chi è davvero amico e chi no.
    Strappale tutte quelle foto!

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