Dalla carta allo schermo

And Then There Were None (2015)

Come avrete capito risolvendo il Reading the Riddle giovedì scorso (qui), quest’oggi vi parlerò di Dieci piccoli indiani, uno dei capolavori della regina del giallo Agatha Christie. Non ho, tuttavia, intenzione di recensire il libro, bensì la serie in tre puntate della BBC andata in onda lo scorso dicembre. Quando vidi la presentazione della serie rimasi molto colpita perché nel cast figuravano Aidan Turner (Poldarck, signore mie) e Charles Dance (Tywin Lannister), che apprezzo molto. Inoltre, volevo provare da affrontare la storia da persona “adulta”. Infatti, quando lessi Dieci piccoli indiani, frequentavo le elementari ed ero nella fase di scoperta dei gialli della Christie: avevo preso in prestito il libro nella biblioteca del paese in cui ero in vacanza e lo divorai quasi fino alla fine. Sì, perché la soluzione del mistero è svelata nella lettera finale (che nella mia ingenuità non avevo capito facesse parte della storia), quindi mi ero arrabbiata perché non avevo capito chi fosse il colpevole. Fortunatamente, decisi di sfogliare anche quelle pagine il giorno successivo e ottenni la mia soluzione!

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A Nigger Island arrivano otto personaggi, molto diversi fra di loro, invitati dai padroni di casa, i signori Owen. Al loro arrivo sull’isola, tuttavia, vengono accolti esclusivamente dai due domestici, i signori Rogers: i proprietari della dimora, infatti, sono attesi per il giorno successivo. Gli ospiti si sistemano nelle loro stanze, nelle quali è appesa una strana filastrocca:

Ten little Indian Boys went out to dine;
One choked his little self and then there were nine.

Nine little Indian Boys sat up very late;
One overslept himself and then there were eight.

Eight little Indian Boys travelling in Devon;
One said he’d stay there and then there were seven.

Seven little Indian Boys chopping up sticks;
One chopped himself in halves and then there were six.

Six little Indian Boys playing with a hive;
A bumblebee stung one and then there were five.

Five little Indian Boys going in for law;
One got in Chancery and then there were four.

Four little Indian Boys going out to sea;
A red herring swallowed one and then there were three.

Three little Indian Boys walking in the zoo;
A big bear hugged one and then there were two.

Two little Indian Boys sitting in the sun;
One got frizzled up and then there was one.

One little Indian Boy left all alone;
He went out and hanged himself and then there were none.

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Durante la cena, accade un fatto piuttosto insolito: da un altoparlante nella sala da pranzo si diffonde una voce registrata che inizia ad accusare tutti gli ospiti e i due servitori di una colpa di cui si erano macchiati in passato. Dopo lo shock iniziale, tra gli invitati inizia a serpeggiare la paura e il sospetto: chi ha fatto quella registrazione? Come ha scoperto quei crimini? Di chi ci si può fidare? Dopo qualche discussione il fatto viene messo da parte come uno scherzo di cattivo gusto, ma presto inizieranno a ricredersi quando dopo la cena, il giovani Anthony Marston muore, così come la signora Rogers durante la notte: il primo avvelenato e la seconda soffocata nel sonno.figurines7 La signorina Vera si accorge che dalla sala da pranzo mancano due delle dieci statuine e inizia a collegare le morti all’inquietante filastrocca trovata nelle camere. Sembra chiaro che qualcuno sull’isola voglia ucciderli, uno dopo l’altro… Ma di chi si tratta? Forse degli Owen, che nessuno di loro ha conosciuto personalmente? C’è una persona nascosta sull’isola? Una tempesta, poi, impedisce qualunque collegamento con la terraferma: intanto, le vittime aumentano.

Il clima di sospetto e di ansia sempre crescente è stato reso benissimo dalla serie tv: i colori opachi dell’isola e della casa contribuiscono a rendere tetra l’atmosfera, creando un mondo separato, una sorta di purgatorio in cui i personaggi devono affrontare il giudizio finale. Ma chi ha orchestrato il tutto non ha dubbi: tutte e dieci le persone che sono a Nigger Island sono colpevoli. Credo che il grande merito della serie sia l’aver messo in luce le dinamiche psicologiche  in gioco: la paura, il senso di colpa per il crimine che pesa sulla coscienza, ma che si cerca di nascondere, il sospetto, l’angoscia di essere la prossima vittima a cadere. Si vede a cosa porta il terrore: prima a unire le forze, poi lentamente il dubbio si insinua nella mente portando a gesti di follia. Ma è una follia comprensibile e per questo ancora più terribile.

 Viene messa in scena la natura umana in tutta la sua crudeltà: le maschere cadono e, lontani dal mondo reale, gli uomini mettono a nudo i loro istinti, lottando per la sopravvivenza.

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Credo che questo emerga benissimo nella terza puntata poco prima del gran finale: le azioni di Vera sono esemplari, dovute a tutti quegli stati psicologici di cui vi ho parlato. Maeve Dermody, l’attrice che interpreta Vera è eccezionale: bravissima nell’interpretare un personaggio controverso e i suoi stati d’animo. Allo stesso modo Aidan Turner, nei panni di Philip Lombard, conferma il suo talento, benché il suo personaggio reagisca in modo differente alla vicenda.

Rispetto al romanzo, nello sceneggiato la soluzione del mistero non viene lasciata alla lettera nella bottiglia, ma chi ha progettato il tutto si mostra e spiega le proprie ragioni ed il metodo adottato. Mi scuso se questa parte è poco chiara, ma voglio evitare antipatiche anticipazioni a chi non avesse letto il libro o visto la serie. Io, fortunatamente, non ricordavo esattamente chi fosse il colpevole, quindi mi sono goduta la suspense.

Se avete voglia di una storia avvincente, con spunti riflessivi, misteriosa e breve (tre episodi), And Then There Were None è un piccolo capolavoro.

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