Letteratura

“La peste” di Albert Camus

31

Leggere La peste di Albert Camus è stata un’esperienza decisamente singolare. Non è un romanzo nel senso più comune del termine, proprio com’era negli intenti dell’autore. Non ci sono colpi di scena, non c’è suspense, ciò che accade è pervaso da un ritmo monotono e un andamento lento e regolare, benché gli avvenimenti possano anche essere definiti tragici. Tutto ruota intorno a un’inaspettata epidemia di peste sopraggiunta nella tranquilla cittadina di Orano. Il flagello modificherà le abitudini dei suoi cittadini, costretti a rimanere rinchiusi tra le mura della loro città, e sarà l’occasione per il narratore per riflettere sull’uomo e sulla sua esistenza nel mondo.

Uno dei primi temi che saltano all’occhio è quello della fratellanza. La peste è per tutti, colpisce tutti i tipi di uomini, di tutte le classi sociali. Colpisce i malvagi così come gli innocenti. Questo non può che portare gli uomini a riconoscere di non essere così diversi come hanno sempre pensato di essere, fino a trovare la  più importante caratteristica che hanno in comune: quella di essere vivi, quella di esistere. Ed è proprio contro questa verità innegabile che l’epidemia combatte, motivo per il quale, di fronte a un nemico così potente, non si può non unirsi per lottare fianco a fianco.

In questa comunità, in questo insieme di uomini uniti dalla stessa paura di morire, non ci sono eroi. Non è importante vedere il nome dell’uno o dell’altro prevalere e farsi leggenda, è importante faticare per debellare ciò che sta distruggendo centinaia di vite.

Il senso di separazione e esilio è un’altra presenza importante in questo romanzo. C’è chi abita a Orano e, costretto a rimanervi, non può muoversi per raggiungere la persona amata, o la famiglia, ma c’è anche chi si trovava in città solo di passaggio, e si trova separato tanto dagli affetti quanto da casa. Per loro il senso di allontanamento è raddoppiato e diventa ancora più doloroso. Ma la separazione di cui ci parla Camus non è solo quella tra due amanti, tra madre e figlio; è anche la separazione che viviamo ogni giorno nell’assurdità della nostra esistenza, quella profonda e inspiegabile separazione tra ogni essere umano, quell’incapacità di comunicare portata da stereotipi e luoghi comuni, da rituali codificati, da gesti ripetuti così tante volte da aver perso il loro significato.

Ho avuto un bel dirgli che la sola maniera di non essere separato dagli altri era, dopo tutto, avere una buona coscienza; mi ha guardato malamente e mi ha detto: “Allora, a questo patto, nessuno è mai con nessuno.”

La solitudine è una condanna perenne per l’essere umano, perché nessuno può permettersi di affermare di avere una buona coscienza, limpida e immacolata. In questo passo è Cottard a parlare, l’unico a guadagnarci da questa epidemia, che ha impedito il suo arresto. Secondo lui, l’unico modo di unire gli uomini tra loro è proprio mandare loro la peste, metafora di qualsiasi evento catastrofico. Solo una grande tragedia può far sì che ogni uomo si senta più vicino a tutti coloro che vivono intorno a lui, perché sarà lo stesso dolore a tenerli insieme.

coverIl contrasto tra ciò che pensa il narratore, ossia il dottor Rieux, con le prediche e le opinioni di Paneloux, uomo di religione, mi ha particolarmente colpita. In ragione del fatto che tutto ciò che accade nel mondo è voluto da Dio, Paneloux giustifica l’arrivo della peste a Orano come un male necessario, come la punizione divina per i peccati dei suoi abitanti. La concezione dell’epidemia come punizione è molto antica, ma vederla così strenuamente difesa non può non scandalizzare, perché in fondo non si tratta di un romanzo ambientato nel Medioevo. La peste di cui parla Camus altro non è che la seconda guerra mondiale, con le sue vittime e i suoi sconvolgimenti. Paneloux arriva a vedere un senso nella morte di un bambino innocente, una delle poche descritte nel romanzo: insieme ad altri personaggi, il dottor Rieux assiste all’agonia del figlio del giudice Othon, che soffre, urla e strepita fino agli ultimi istanti della sua vita. Rieux si rifiuta di considerare il male come qualcosa di necessario, così come si rifiuta di dargli particolare importanza non celebrando in alcun modo le buone azioni. Innalzandole a qualcosa di straordinario, si arriverebbe a considerare la malvagità come qualcosa di onnipresente e inevitabile, a cui solo un’eccezione può portare rimedio. Rieux, e con lui Camus, sceglie di considerare il bene come qualcosa di ordinario, come qualcosa che è possibile vedere tutti i giorni. Le persone buone, le buone azioni devono essere parte di ogni nostra giornata.

La peste di Albert Camus è un romanzo davvero straordinario. Non è di facile lettura, ma non perché sia scritto in una maniera particolarmente complessa. Anzi, a volte è proprio la sua semplicità a lasciare senza parole. I grandi concetti che si porta dietro, l’evoluzione del pensiero dello scrittore francese che testimonia (Camus passa dal ciclo dell’assurdo a quello della rivolta), la validità eterna del sentimento di fratellanza e unità che vuole sottolineare, sono fattori importanti, che rendono questa lettura molto intensa. All’inizio ero scettica, un po’ abbattuta dall’apparente lentezza della scrittura, ma poco alla volta mi sono coinvolta di avere un capolavoro tra le mani. Lo consiglio davvero a tutti.

Annunci

7 thoughts on ““La peste” di Albert Camus

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...