Recensioni

“L’eterno” di Joann Sfar

leternoSe volessi farvela semplice, vi direi che L’eterno di Joann Sfar è un fantasy con un vampiro come protagonista. Però sarebbe una definizione sbagliata, limitativa, fuorviante. Se mi capitasse di dover trovare un posto in libreria a questo romanzo, esiterei a sistemarlo tra i fantasy o tra gli horror, perché spesso fanno un giro in quella sezione solo gli appassionati del genere, e pochi altri. Vorrei invece metterlo in bella vista all’entrata della libreria, perché lo veda più gente possibile. Si tratta, a mio parere, di un romanzo davvero incredibile, che mi ha stupito e affascinato moltissimo.

Il protagonista è sì un vampiro, ma la sua sete di sangue è solo un pretesto per i suoi drammi esistenziali. Ionas muore in Russia durante la prima guerra mondiale, e si risveglia ricoperto di cadaveri con una voglia pazzesca di dissanguare qualcuno. Ciò che lo consuma davvero, però, è il senso di colpa, il non lasciarsi andare alla sua nuova natura e il desiderio di essere un salvatore, una persona buona, anche se morta vivente. Quando rinasce anche Haydée, che era l’amante del fratello di Ionas, Caïn, durante la guerra, si rivela al nostro protagonista la vera natura del vampiro: la ragazza, infatti, è sanguinaria, crudele, desiderosa di vendetta nei confronti dell’uomo che l’ha abbandonata. Non esita a uccidere e accoglie a braccia aperte la sua nuova condizione.

Nella seconda parte del romanzo, assistiamo a uno slittamento temporale. Sono passati cento anni dalla morte di Ionas e dalla sua trasformazione, e il vampiro ha accumulato in tutto questo tempo una buona dose di nevrosi e di ricordi rimossi. Decide così di rivolgersi a una psicanalista, che quando lo incontra è indecisa se mostrarsi terrorizzata o lasciarsi andare all’irresistibile desiderio sessuale che Ionas le ispira.

Ciò che rende unico questo romanzo è il suo humour e il suo uso di atmosfere quanto mai surreali. I personaggi accolgono in modo paradossale e grottesco ciò che nella vita reale turberebbe o spaventerebbe un essere umano. Elementi assurdi sono trattati come normali, situazioni scabrose diventano parte della quotidianità. È difficile spiegare in che modo questo libro è così diverso dai fantasy tradizionali, e soprattutto dai fantasy sui vampiri usciti negli ultimi anni. L’eterno ha la tragicità del teatro dell’assurdo, è divertente come un film di Woody Allen ed è surreale come tutte e grandi opere concepite senza curarsi dei canoni e delle aspettative altrui.

I personaggi sono memorabili. Basti citare uno degli illustri colleghi di Rebecka, la psicologa, che insegna in un’università specializzata in materie occulte. Il più burbero e anziano professore non è altri che Lovecraft, che ha scoperto una formula per l’immortalità e sta aspettando di ottenere il brevetto. Odia le donne, pensa che gli ebrei siano gamberetti spaziali sbarcati sulla Terra secoli prima, spara dalla finestra con il suo fucile quando vede qualcosa che non riesce a identificare e ha come assistente una creatura proveniente dagli abissi, che maschera sotto abiti pesanti le squame e la dentatura da pesce. Lovecraft è stato costretto a dichiarare la sua morte anni prima per motivi giuridici, motivo per il quale non può ottenere denaro dalla vendita dei suoi libri. Si lamenta continuamente di questo fatto, e controlla ogni giorno su Amazon quali scrittori vendono più di lui e quanto guadagnano.

L’eterno accosta pagine esilaranti a momenti solo apparentemente leggeri e avventurosi. Dietro la vicenda del vampiro, infatti, si cela quella di un uomo incapace di accettare il suo cambiamento, che combatte contro se stesso fino a rimuovere i suoi ricordi più spiacevoli. Il vuoto di memoria gli provoca una crisi di identità, lo blocca. In un mondo in cui l’impensabile diventa normalità, in cui le creature sovrannaturali si svelano, mostrandosi dotate degli stessi problemi e desideri degli umani, Ionas intraprende un cammino di crescita e di conoscenza di se stesso.

Questo romanzo è davvero divertente, ma è anche molto intelligente. Le citazioni letterarie non si fanno mancare e il procedere dell’intreccio è perfetto. L’ho divorato in pochi giorni, e l’ho amato, ridendo fino alle lacrime in alcuni punti, fermandomi a riflettere in altri. Posso dire di essermi trovata di fronte a un libro veramente completo, moderno, imprevedibile, ma soprattutto molto diverso da ogni altra cosa in circolazione oggi. Davvero una bellissima lettura.

7 risposte a "“L’eterno” di Joann Sfar"

  1. Terminato pochi giorni fa e… notevole, anche se con alcune riserve. Sfar è davvero un ottimo scrittore e ne dà prova qui come in altre opere.
    Ho adorato la prima parte del libro (per le descrizioni, lo stile della prosa, i personaggi), mentre la seconda è più lontana dalle mie preferenze. Ho trovato geniale l’utilizzo insolito di alcune figure sovrannaturali (l’albero degli impiccati, la mandragola,…). Ho apprezzato i picchi comici e quella che secondo me è una sorta di riflessione che l’autore fa sul genere, in fondo troppo carico di clichés. Certe scelte le interpreto come provocazioni, su altre dubito.
    * SPOILER, CHIUDA CHI NON L’HA ANCORA LETTO *
    * SPOILER, CHIUDA CHI NON L’HA ANCORA LETTO *
    * SPOILER, CHIUDA CHI NON L’HA ANCORA LETTO * (oh, vi avvisati)
    Il fatto che, alla fine, non ci venga spiegato perché Ionas abbia scelto proprio quella donna per curarsi, per volontà stessa del vampiro, mi ha un po’ deluso. Mi sarebbe piaciuto le due parti della storia combaciassero (è una discendente di sua nipote? cosa può essere successo con Haydéé e la rockstar? Perché proprio lui?). Ma forse, anche questa è l’ennesimo pungolamento di Sfar [nulla ha senso, e pure se lo ha, che importa? Le cose non cambiano], che è un uomo molto intelligente.
    Ad esempio, altra cosa che ho apprezzato, è il progressivo climax dell’ironia, che inizia timidamente con Hiéléna sul mare e si acuisce pagina dopo pagina, di modo che non stoni troppo.
    O la trasformazione di Ionas-il ragazzo in Ionas-il mostro: sono due persone o due cose diverse, avvertiamo la mancanza del ragazzo ad un certo punto e ci rendiamo conto che “non è più lui”.

    Inoltre ho potuto fare una riflessione sui tempi moderni: viene messo a confronto il fascino dell’Ottocento o del primo Novecento con il nuovo millennio – e scrivere del nuovo millennio forse è meno “affascinante” per chi tratta il genere perché c’è una commistione di routine e grandi possibilità di spostamento (aerei, internet, le evidenze scientifiche in caso di crimine, etc.), tra la tecnologia, che è alienazione, e la possibilità invece di vivere ordinariamente in modo non ordinario. Gli stravolgimenti sono meno intensi, un paese può valere un altro e un castello si può addirittura affittare su Airnb.

    Altri punti a favore: il “risveglio” di Ionas è forse uno dei più belli riportati in letteratura vampirica (inconsapevolezza, frustrazione, istinto, fissazione delle memorie, ossessività).

    Fuor dal testo, credo il libro sia stato sfavorito in Italia dal confezionamento: bellissima la copertina, ma la IV si rivela “banale” rispetto a quello che è il romanzo. Inoltre, qualcosa mi sfugge: Hyadée (se è lei quella che li cerca per stanarli), non li fa affatto “fuori” – perde addirittura il suo potere da antagonista e secondo me una IV dovrebbe essere quanto più aderente possibile, senza creare illusioni. Spostare la descrizione in bandella (quella che riporta la sinossi e l’opinione della critica) sulla IV avrebbe secondo me determinato una accoglienza diversa da parte del pubblico italiano, che è meno incline all’ironia di quello francese.
    Scusa la lunghezza del messaggio, ma avevo bisogno di confrontarmi su questo testo con qualcuno. Credo di adorarlo e vorrei capirlo meglio.

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